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Europa e nuovo Mediterraneo: quale comunicazione?

14/10/2008

Se ne è discusso al forum "L'Europa e il nuovo Mediterraneo: la comunicazione istituzionale che funziona" dove i partecipanti hanno avuto l’occasione per un confronto su modelli di buona comunicazione in una società ormai multitasking e multipiattaforma.

Africa e Mediterraneo sono le aree strategiche dell’attività di Confindustria. “L’internazionalizzazione del sistema imprenditoriale italiano passa di qui”, ha detto Pierluigi D’Agata, direttore generale Assafrica&Mediterraneo-Confindustria, che ha illustrato gli intenti dell’associazione a “L’Europa e il nuovo Mediterraneo: la comunicazione istituzionale che funziona”.


Specializzata nello sviluppo dei rapporti economici con i Paesi dell’Africa, Mediterraneo e Medio Oriente, l’associazione promuove i rapporti tra le imprese italiane e i governi e le imprese nei paesi dell’area, supportandone i progetti. Ma per fare questo, ha sottolineato D’Agata, “è indispensabile abbattere la cultura della differenza con una comunicazione che avvicini le due sponde del Mediterraneo”.


Integrazione e dialogo è anche la formula che ha auspicato Fabio Tricoli, caporedattore di Studio Aperto: “Cultura e informazione devono dialogare in modo costruttivo, così il pubblico con chi crea i programmi”.


Ad avvalorare la tesi dell’informazione ‘intelligente’ è Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, che attraverso un video ‘lancia’ al pubblico di ComLab questo messaggio: “Il giornalismo deve leggere dentro i fatti, essere scientifico e basarsi sul confronto delle idee. Che sia web, tv o carta stampata”.


A livello istituzionale, un esempio di comunicazione pubblica di successo lo porta Rossella Rega. Si tratta del portale www.governo.it. Sostiene Rega: “La nostra comunicazione istituzionale funziona perché forniamo un servizio utile al cittadino, spiegando tutti i provvedimenti.


Della stessa opinione è Giorgio Tonelli, giornalista Rai Emilia Romagna e componente di Articolo21.info, quotidiano online, quando dice: “La coscienza civile si forma anche attraverso l’influenza dei mass media, che plasmano l’opinione del mondo”, sempre che non ci sia dialogo con gli stakeholder.


tratto da Comunicatori e Comunicazione Newsletter – n° 27

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