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Evoluzione digitale e futuro delle professioni

04/04/2013

Il web 2.0 ha stravolto i punti di riferimento dei comunicatori, cambiando per sempre lo scenario, le tecnologie e i metodi di lavoro. I social media hanno reso possibile il contatto diretto con i pubblici, senza bisogno di intermediazioni. Per chi si occupa di Rp è necessario quindi costruire giorno per giorno autorevolezza e reputazione, per non diventare invisibili.

di Serena Orizi
Ci sono nuove regole. Per quanto estesa possa essere la coda lunga dei laggards, un professionista della comunicazione oggi non può più avere come riferimento i pubblici di anche solo cinque anni fa. L’evoluzione incessante della tecnologia stravolge le pratiche lavorative, le certezze assodate e certe buone norme che la tradizione e l’esperienza avevano eletto a guida di una certa “etica del fare” comunicazione.
La volontà di contattare un giornalista o un esperto e l’azione concreta del contatto fino a qualche anno fa avrebbe richiesto una buona dose di riflessione su modalità, tempi, strumenti, tono. Tempo che veniva programmato e inserito in un piano di azione, unitamente alla sottoscrizione di dispendiosi abbonamenti a liste contatti altrimenti non disponibili ai più.
L’opportunità di un approccio diretto con gli utenti finali – destinatari di una campagna pubblicitaria, di una scoperta scientifica, di un nuovo prodotto lanciato sul mercato – d’altra parte, neanche si poneva. L’intermediazione era alla base dei processi di comunicazione e affondava le sue radici nell’autorevolezza di un ruolo ampiamente riconosciuto dall’opinione pubblica, un’aura di infallibilità garantita a priori dall’appartenenza a un ordine o a una categoria professionale.
Negli ultimi anni, con la progressiva fusione dei social media nella vita quotidiana – privata e professionale – delle persone, il tempo si è contratto, il momento dell’idea quasi coincide con quello dell’azione, la deferenza in certi tipi di relazione si è gradatamente rarefatta e in un breve messaggio in tempo reale è possibile raggiungere e conversare con l’interlocutore finale, abbattendo gli steccati dei ruoli tradizionalmente riconosciuti.
Ci sono delle nuove regole, dicevamo. E David Meerman Scott nel suo bestseller The New Rules of Marketing and PR, prossimo ormai alla quarta edizione, ne dà conto in maniera disincantata, senza sconti per nessuno. “Solo i migliori PR avevano relazioni personali con i media e potevano alzare la cornetta per raccontare una storia a un giornalista al quale avevano pagato la cena appena un mese addietro. Prima del 1995, al di là della possibilità di investire grandi somme in advertising o di lavorare a stretto contatto con i media, un’azienda non aveva in realtà tante altre alternative per raccontare la propria storia al mondo. Questo non è più vero. Il web ha cambiato le regole. Oggi le organizzazioni comunicano direttamente con i propri clienti”.
Il web ha cambiato le regole ma – è tempo di ammetterlo – ha cambiato profondamente la natura delle professioni. Se oggi chiunque (un cittadino, un cliente, un fan) ha la possibilità di raggiungere sia i “giocatori” più influenti che il pubblico sugli spalti, i professionisti della comunicazione devono urgentemente correre ai ripari e adattarsi al nuovo stadio in cui si gioca questa partita, dimostrando di possedere, in egual misura, sufficiente modestia e talento per non diventare gradatamente invisibili.
Autorevolezza e reputazione non sono più garantite per definizione ma occorre saperle costruire giorno per giorno partecipando alle conversazioni e contribuendo al sapere collettivo con contenuti originali e di valore.
L’incontro milanese con David Meerman Scott prossimo 9 maggio sarà una grande occasione per comprendere le nuove tendenze in atto al di là dell’oceano in tema di pubbliche relazioni, marketing e comunicazione. Occorre salire sull’onda mentre questa monta per non correre ai ripari con il consueto ritardo e con strumenti inadeguati. I tempi sono cambiati, le regole sono cambiate.

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