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Ferrero, BMW e Pirelli prime per reputazione

22/04/2016

L’azienda della Nutella si aggiudica il primo posto per il secondo anno consecutivo seguita da BMW. Balzo dal quindicesimo al terzo posto per Pirelli. Crolla invece la reputazione delle banche. Sono alcune delle evidenze del  RepTrak® Italia 2016, la classifica di Reputation Institute che valuta le cinquanta aziende più reputate nel Paese.

 

La reputazione delle aziende è in leggera crescita, rispetto al 2015: a dirlo la classifica RepTrak Italia 2016 di Reputation Institute. Una fotografia delle 50 aziende che godono della più alta reputazione presso il consumatore italiano. Classifica che vede in vetta eccellenze locali e brand internazionali, beni di uso comune e di lusso a conferma del fatto che la reputazione è sempre di più un asset trasversale.

In dodici mesi le società in Italia hanno guadagnato circa 3 punti, passando da uno score di 66,9 di RepTrak a un punteggio di 69,6. I segnali di ripresa del Paese sembrano andare di pari passo con la fiducia che gli italiani danno alle aziende.

Il ranking viene realizzato attraverso il metodo di analisi RepTrak® che consente di scomporre la reputazione analizzando la percezione che il consumatore ha di una azienda valutandola secondo sette diversi parametri. Per ottenere la fiducia del pubblico è indispensabile infatti, tenere in considerazione tutte le seguenti aree: prodotti e servizi, grado di innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance.

Le prime aziende per reputazione in Italia

Ferrero si conferma per il secondo anno consecutivo l’azienda con la più alta reputazione (score 85,8), seguita da BMW (82,0) e Pirelli (81,5) che fa un salto importante vista la 15esima posizione occupata nel 2015.

1. Ferrero
2. BMW
3. Pirelli
4. Michelin
5. Ikea
6. Giorgio Armani Group
7. Barilla
8. Luxottica
9. Delonghi
10. Brembo

 

“Per vincere nella reputation economy occorre conoscere le attese del consumatore e dare risposte precise e coerenti – commenta Michele Tesoro-Tess, amministratore delegato Reputation Institute Italia, Svizzera & Medio Oriente – Le aziende che occupano i primi posti hanno saputo dare risposte concrete sulle dimensioni più importanti per il pubblico di riferimento ossia, qualità del prodotto offerto, la trasparenza e l’eticità nel modo di operare e responsabilità sociale. Tre fattori su cui il consumatore italiano ripone le maggiori aspettative e che insieme pesano per il 47,1% nella formazione del giudizio sulla reputazione.”

Le migliori e le peggiori

Poste Italiane
guadagna nel 2016 ben 9,6 punti, rientrando così in classifica (42esimo posto) dopo l’assenza del 2015 e del 2014. “Gli importanti cambiamenti messi in atto nell’ultimo periodo l’hanno sicuramente premiata, anche se per mantenere questa posizione dovrà migliorare in tutte le sette dimensioni chiave e non solo sull’aspetto più emotivo che in questa fase ha generato una maggiore fiducia nel consumatore”, commenta Tesoro-Tess.

Un salto importante anche per Mediaset che passa dalla 33esima posizione del 2015 alla 20esima (score 72,4). Aver ottenuto i diritti per la Champions League ha evidentemente portato i suoi frutti, anche se il suo miglioramento è da attribuire all’alto punteggio ottenuto nell’area governance con i consumatori che l’hanno premiata per l’eticità, la trasparenza e la correttezza nel suo modo di operare.

Quello che hanno in comune i migliori in classifica è aver compreso quali sono le attese del consumatore e di averle tradotte in azioni concrete. Nel dettaglio, nel 2016 le attese erano principalmente nell’ambito del prodotto (17,9%), della trasparenza ed eticità (15,1%) e nella CSR (14,1%).

“La reputazione è una leva intangibile che impatta significativamente il business – commenta Michele Tesoro-Tess – al crescere dello score reputazionale, corrisponde una propensione esponenziale del consumatore a scegliere. In Italia nel 2016, una crescita di 5 punti di reputazione si traduce in un +7% di raccomandazione del prodotto.”

A soffrire maggiormente nel 2016 invece – a parte Volkswagen che è fuori dal ranking 2016 – sono le banche, che hanno perso numerosi posizioni. Escono totalmente dalla classifica sia Banco Popolare sia UBI Banca, che nel 2015 occupavano rispettivamente la 36esima e 37esima posizione. Perde posizioni anche Intesa San Paolo che dopo il 32esimo posto del 2015, scende al 40esimo. “Accanto al percepito negativo creato dai media nell’ultimo periodo, quello che penalizza maggiormente le aziende di questo settore sono la poca capacità di essere trasparenti verso il proprio operato e il fatto che spesso i canoni/bollette che vengono pagati per la loro attività sono di difficile comprensione”, conclude Tesoro-Tess.


Azienda o prodotto?

Oggi sul mercato si compete sia con il prodotto offerto sia con l’azienda che sta dietro. Anzi quest’ultima se sostiene il prodotto con la sua credibilità, autorevolezza e posizionamento distintivo crea un’esperienza sul consumatore, difficilmente replicabile da altri. Secondo le misurazioni di Reputation Institute, infatti, se il prodotto pesa per il 39% nelle motivazioni d’acquisto, gli aspetti corporate occupano oltre il 61%. Per il consumatore infatti, “chi sei” conta più di quello che “vendi”.

 

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