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Gli eventi, fenomeno italiano emergente

17/05/2005

Riportiamo un interessante articolo di Giuseppe Turani apparso su Affari e Finanza, supplemento de La Repubblica di lunedì 16 maggio 2005.

L'Ottovolante del lunedìdi Giuseppe TuraniLe fabbriche chiudano pure ma l'importante è l'evento 
Il fenomeno. emergente in Italia non è, come molti amano credere, la banda larga o la tv via Internet. Ma sono gli Eventi. C'è un via vai crescente di convegni, incontri, dibattiti, tavole rotonde. In città, in provincia, in tv, radio, online. Di destra di sinistra e di centro. Mille temi, un unico obiettivo: farsi vedere e stringere rapporti. Avere la qualifica di relatore, un assistente al fianco e poter scivolare fra ali di gente abbozzando un mezzo sorriso. Stringe re mani e scambiare biglietti da visita. Una consulenza non si nega a nessuno. Le fabbriche chiudono. Le aziende italiane vengono cedute a fondi internazionali e/o gruppi stranieri. Per contro aumentano gli spazi per gli "Eventi"... Il vero miracolo nazionale, ossia la capacità di riconvertire le aree di una gloriosa ma passata produzione industriale, in luoghi per serate piene di bella gente. C'è chi dice che si stia diffondendo un clima da fine impero. Presi dal vortice delle feste/inaugurazioni/incontri non ci accorgiamo che sta scomparendo l'economia reale. Invece di nuove leve di ricercatori (in fisica, ingegneria, biomedicina) stiamo facendo crescere un mare di pr e organizzatori. Una domanda - - sorge spontanea, ma alla fine chi paga? E per quanto? Volendo fare una hit parade degli argomenti più usati, la palmares la vincerebbe sicuramente la Cina. Oltre ai convegni, si aggiunge una massa di studi e ricerche nonché dibattiti, programmi tv, progetti di tutte le società di consulenza e ben 5 (cinque) enti per la promozione dello scambio italo-cinese. Tutto questo movimento assorbe così tanto le nostre energie e intelletti, che ben poco rimane per il fare. Così mentre noi siamo impegnatissimi a discutere, aziende francesi, tedesche, spagnole etc vanno là a produrre e soprattutto a vendere. Qualcuno da noi ha fatto anche un tentativo: abbiamo inviato un po' di Dune (Fiat) che però non hanno ricevuto grandi accoglienze. Gli ex contadini, pur cinesi, sono già più avanti: preferiscono Audi e BMW. "Monsieur", la rivista patinatissima francese edita a Parigi, diretta da Frangois Jean Daehn, dedica ben 25 pagine nel suo numero di maggio-giugno all'Italia e ai suoi protagonisti dell'eleganza, delle tendenze, del "savoir bien vivre", della moda e dell'alta professionalità riconosciuta in campo internazionale. Gli intervistati sono: Luca di Montezemolo, Mariano Rubinacci, Sergio Loro Piana, Franco Gussalli Beretta, Massimo Massaccesi, Maurizio Marinella e Beppe Modenese, ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Gussalli Beretta, re dei fucili sportivi, racconta: «Non indosso mai la cravatta e sono sorpreso che la stampa spagnola si sia scandalizzata quando insieme alla mia famiglia ho incontrato, ovviamente senza, Re Juan Carlos a Gardone Val Trompia».0cchi sempre puntati sulla Cina, nella paginetta di diario del nostro vecchio amicob roker:"Speculazione avanti a passo di carica, in un mercato riservato a pochi che guadagnano,mentre molti perdono. "Vendi a maggio..." suona il detto e forse si tratta della scelta migliore, mentre imperversa ogni tipo di tensione. Ancora pochi giorni e la Cina scoprirà le carte, probabilmente deludendo le migliori aspettative. La qual cosa causerà turbolenze sui mercati, dovute all'abbandono delle molte scommesse "cinesi" nelle ultime settimane. Lo scenario di fondo, intanto, è tra i più difficili. Le difficoltà di qualche fondo hedge rimasto incagliato nelle secche dei mercati (in particolare obbligazionario) sono oggetto di ripetuti rumors ed il nervosismo fa tirare i remi in barca a molti operatori, mentre il solito franco svizzero, come vuole la tradizione, comincia a muoversi in modo schizofrenico e a rafforzarsi. Il mercato azionario paga le conseguenze, vengono abbandonate molte posizioni, mentre isoliti cattivi si cimentano in elucubrazioni statistico-sarcastiche sulla sorprendente entità del numero di nuovi occupati negli Stati Uniti, reso noto di recente. Il dollaro attende impaziente nuovi dati economici, per sapere del suo stato di salute. Tra questi sarà interessante valutare il gradimento degli investitori internazionali verso le nuove emissioni di titoli del Tesoro ed in particolare gli acquisti cinesi che costituiscono il prezzo della libertà di quel Paese di fare ciò che crede nel commercio internazionale. A proposito di Cina, c'è chi fa notare che la stessa non è ancora incorsa in una grave crisi economico finanziaria tipo "Tigri Asiatiche" del 97-98 e che prima o poi ciò dovrà accadere, forse prima... ".

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