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I diamanti sono più belli se non sovvenzionano le guerre

06/04/2004
Sono da sempre considerati i migliori amici delle donne, ma spesso hanno una brutta reputazione alle spalle. Per questo il World Diamond Council (WDC) aveva aderito all'iniziativa Kimberly Process, supportata anche dall'Onu, per garantire che i diamanti sul mercato mondiale non sovvenzionassero in alcun modo i conflitti presenti in diverse parti dell'Africa sub-sahariana. L'iniziativa prevede che sia una Ong, la Global Witness, a sorvegliare sui progressi nella trasparenza della filiera di produzione, dalle miniere alle vetrine delle gioiellerie più esclusive. E la Global Witness, in occasione del recente meeting annuale del WDC tenutosi a Dubai, ha lanciato il suo allarme: "l'industria diamantifera nella sua maggioranza è incapace di fornire agli acquirenti le garanzie necessarie ad assicurare che i diamanti non abbiano relazioni con i conflitti africani". L'accusa è addirittura di avere trasformato l'intero programma in una mera operazione di relazioni pubbliche non supportate dai fatti; insomma alle dichiarazioni di intenti non seguono fatti e poco si fa in realtà per assicurare la trasparenza sulla provenienza dei diamanti e sulla destinazione finale dei soldi per comprarli. L'unica menzione d'onore del Global Witness è stata assegnata a Tiffany&Co. che ha dimostrato un grande sforzo per avere il controllo sui suoi fornitori.Eli Izhakoff, ceo del WDC, ha replicato all'accusa alla Ong smorzando il prestigio dell'iniziativa e definendola uno sprone a far meglio ma niente che abbia il valore prescrittivo di un decreto; ciononostante ha ammesso che "abbiamo ancora molto da fare ed è nostra intenzione fare di più".
Gabriele De Palma - Totem

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