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Identità nazionale, identità europea: l'eredità di Peluffo e un rilancio da Il Sole 24 Ore

06/06/2006

Riflessioni e proposte di Toni Muzi Falconi su un possibile processo di costituzione di una sfera pubblica europea.

Qualche socio  ricorderà sicuramente il bell'intervento di apertura del Primo Festival Mondiale delle Relazioni Pubbliche che Paolo Peluffo aveva fatto a Roma nel Giugno di tre anni fa a Roma.Questo articolo invece, tutto da leggere, è apparso su Il Sole 24 Ore di domenica scorsa e, ora che Peluffo ha lasciato il Quirinale dopo sette anni pieni di ottimo lavoro, suona un po' anche come una 'valutazione' del suo mandato. Ma contiene anche un rilancio che non può non interessarci. Chissà che non si riesca a lavorarci tutti insieme...Del resto, in questa edizione del sito è anche il commento cumulativo sul Libro Bianco della Commissione Europea che Ferpi ha inviato alla sua confederazione europea (Cerp) come primo contributo al dibattito sulla sfera pubblica europea.I due temi sono intrecciati fra loro, poiché nessuno quanto Peluffo e il suo Presidente hanno fatto di più per tentare di frenare la caduta di identità e di credibilità dell'Unione Europea.I contributi vanno letti insieme per apprezzarne l'interdipendenza e soprattutto tenendo conto che la prima uscita pubblica del nuovo Presidente Napolitano è stata la commemorazione di Altiero Spinelli e la forte rivendicazione del ruolo Italiano nella costruzione della identità europea. In apparenza il contributo Ferpi potrebbe anche apparire indipendente dall'identità nazionale poiché sottolinea l'esistenza di tante opinioni pubbliche trasversali diverse da quella nazionali, da fare emergere e rafforzare affinché si crei un sfera pubblica europea che non sia soltanto la somma di quelle nazionali. Ma ovviamente non è così.Il problema è che gli interessi nazionali in questi ultimi anni di crisi europea hanno finito per prendere il sopravvento rispetto a quelli europei e questo è avvenuto perché è venuta a mancare la fiducia e la credibilità nelle istituzioni europee, in primis fra gli stessi governi dei paesi membri che, anche attanagliati dalla crisi economica ma soprattutto da forze interne corporative e ispirate da rivendicazioni localistiche, hanno minato alla base - per lo meno in Italia - quello che appariva un dato acquisito: i grandi benefici culturali, sociali, economici e politici che il processo di costruzione europea ha portato ai suoi abitanti.In sostanza, le identità nazionali vanno sì rafforzate, come sembra voler suggerire Peluffo, ma non in antitesi (come alcuni vorrebbero) alla costruzione di una sfera pubblica europea in cui i nostri concittadini si riconoscano. Di più... credo sia opportuno vincolare lo sviluppo delle identità nazionali allo sviluppo della identità europea e non viceversa.Sarebbe interessante sentire dai colleghi come suggeriscono che un processo del genere possa avviarsi in chiave di relazioni con i pubblici influenti.(tmf)

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