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Il consulente politico: formazione, politica ed attività extra elettorali

04/05/2011

Torna l’analisi della figura del consulente politico in Italia. Dopo avere tracciato un profilo generale, _Mario Grasso_ scende più in profondità, analizzando la formazione, il rapporto con la politica e le attività e i servizi offerti durante il mandato elettorale dei politici.

di Mario Grasso
La ricerca del consulente politico italiano continua. Focus sulla formazione, il rapporto con la politica e le attività e i servizi offerti durante il mandato elettorale dei politici.
Riprendiamo il nostro racconto sulla consulenza politica italiana. Dopo aver analizzato il profilo generico del consulente politico in Italia sottolineando gli aspetti più importanti della professione legati all’età, al fatturato, allo sviluppo territoriale e al ruolo svolto durante le campagne elettorali, ci concentriamo sulla formazione, il rapporto tra i consulenti e la politica e le attività lavorative svolte al di fuori dalla competizione elettorale.
Il consulente e la formazione
Più dell’80% possiede la* laurea* o un post laurea come titolo di studio. Mentre il 13% ha un diploma di scuola secondaria superiore. Il 63% degli intervistati ha frequentato dei corsi di specializzazione relativi alla comunicazione politica, mentre il 56% ha frequentato corsi di specializzazione in materia di comunicazione pubblica. Poco più del 30% degli intervistati ha frequentato un master dopo la laurea.
Il 72% dei consulenti intervistati legge riviste specialistiche. La rivista più letta è ComPol – Comunicazione Politica col 40%. Per quanto riguarda l’ associazionismo di settore, solo 14 su 83 intervistati sono iscritti ad AICOP, Associazione Italiana Consulenti Politici, e 8 a FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana. Solo 2 intervistati dichiarano di essere iscritti sia ad AICOP che a FERPI. Questo può essere interpretato come stimolo verso un maggiore impegno verso il mondo associativo e una maggiore collaborazione tra le realtà già esistenti.
Il 65% dei partecipanti alla ricerca si è detto favorevole alla presenza di un codice etico per i consulenti politici. L’ esperienza sta alla base dell’ assunzione di un aspirante consulente politico come collaboratore, secondo gli intervistati. Il 41% dà la precedenza all’esperienza in ambito politico anziché al percorso formativo.
Il 23% pensa che debba essere laureato in facoltà come Scienze della comunicazione e aver frequentato un master dedicato alla comunicazione politica. Ma in linea generale, i consulenti coinvolti nella ricerca concordano sull’ esperienza di partito e la passione per la politica come elemento principale per assumere un aspirante James Carville all’italiana.
Il consulente e la politica
Dal punto di vista dell’ appartenenza politica, abbiamo un quadro interessante che pone gli intervistati come elettori per metà del centrosinistra e per l’ altra metà di nessun schieramento politico. Seppur rimanga un orientamento generale verso il centro-sinistra o verso nessun partito, un elemento che contraddistingue i consulenti “post 1994” è la leggera tendenza verso il centro destra (7%). Altrettanto significativo è il dato che riguarda coloro che non si identificano in nessun partito (38%), segno chiaro di una perdita dei valori ideologici e dell’appartenenza ai partiti politici che aveva segnato il rapporto tra cittadini e politica nella prima fase della comunicazione politica italiana.
Di conseguenza, il 49% degli intervistati ha dichiarato di poter lavorare per qualsiasi candidato o partito indipendentemente dallo schieramento. Mentre il 41% valuta di volta in volta in base al candidato.
Sembra evidente che il fattore ideologico non influenzi il rapporto professionale tra consulente politico e candidato/partito. Solo il 4% definisce la vicinanza ideale ad uno schieramento politico una discriminante nel lavoro professionale. Tra l’altro una percentuale fortemente identificata dal punto dell’appartenenza politica.
Questo rafforza ancora una volta il principio per cui valga poco la questione ideologica quando ci si pone di fronte ad un’offerta lavorativa.
I consulenti politici e le attività extra-elettorali
Chiaramente la consulenza politica e i suoi servizi non si esauriscono con la campagna elettorale. Per quanto riguarda il periodo extra elettorale, quasi il 42% dichiara di aver lavorato spesso per un politico in carica nel corso del suo mandato. Mentre il 38% ha affermato di aver collaborato qualche volta. Solo poco più del 7% dichiara di non aver mai lavorato per qualche politico in carica.
Secondo gli intervistati, la prima figura professionale richiesta dai politici durante il proprio mandato è l’ esperto di media relations, cioè colui che svolge attività di ufficio stampa e di portavoce del personaggio politico che si attesta al 19%. Al 18% troviamo il consulente generale come figura che dispensa consigli a livello strategico. Ancora scarsa, invece, l’influenza del consulente internet e social media che si attesta al 7% confermando in linea generale il trend delle precedenti risposte.
Le attività reali degli intervistati sembrano comunque rispettare le opinioni espresse in precedenza. Infatti, i partecipanti al questionario dichiarano di dedicarsi prevalentemente alla comunicazione pubblica (23%) e alla consulenza strategica e di management (22%).
Dati che vanno in contrasto (ad eccezione della consulenza generale) con i risultati relativi ai* servizi di consulenza* politica più richiesti dai politici oggi in Italia.
Tra i più significativi figurano la realizzazione di sondaggi e focus group, la consulenza generale, la gestione della campagna elettorale e la consulenza per materiale grafico e pubblicitario.
Tuttavia, dal punto di vista della continuità lavorativa, sembra esserci una professione spaccata a metà tra l’ esercizio regolare e quello saltuario. Se consideriamo la figura del consulente generale, notiamo come il 60% degli intervistati dichiari di svolgere attività regolare. Un dato che potrebbe evidenziare come il consulente politico, a parere degli intervistati, debba lavorare con più candidati e/o partiti e offrire diversi servizi per poter mantenere una stabilità economica e lavorativa.
Così abbiamo aggiunto altri tasselli al puzzle della consulenza politica italiana. Questi nuovi dati dimostrano come in Italia questa professione stia affrontando una fase di sviluppo e definizione del proprio ruolo. Se da un lato il consulente generale sembra la figura che trovi la maggiore stabilità lavorativa, dall’altro lato le diverse figure che ruotano attorno alla campagna elettorale e al governing devono impegnarsi per dare continuità alla professione svolta. L’associazionismo, in tal senso, potrebbe essere un’opportunità per creare rete tra i vari professionisti e realizzare un ponte tra il mondo professionale e la politica.
Nella terza ed ultima parte, occhi puntati sul futuro della professione, sulle dimensioni della Sampugnaro e di Johnson e poi spazio alle conclusioni finali.
Tratto da Pane & Politica

Articoli precedenti:
Mappa della consulenza politica italiana

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