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Il digitale: un’opportunità per consumatori e PMI

06/07/2020

Irene D’Agati

Il lockdown ha fatto esplodere l’economia digitale. C’è stato un incremento, ma anche problemi infrastrutturali: molti hanno avuto problemi di connessione e questo rispecchia il problema italiano della penetrazione del digitale e della distribuzione della fibra. Ne ha parlato Federico Filippa, Corporate Communications Manager di Amazon Italia, durante il CafFERPI del 2 luglio scorso organizzato dalla Delegazione Ferpi Triveneto.

Con Federico Filippa, Corporate Communications Manager di Amazon Italia nonché speaker della prima edizione di Inspiring PR, il nostro Filippo Nani durante uno dei CafFERPI promossi da Ferpi Triveneto ha discusso l’approccio dei consumatori e delle PMI al digitale, in particolare dopo l’emergenza sanitaria.

Il lockdown ha fatto esplodere l’economia digitale? “L’online si è rivelato utile come mezzo per evitare i contatti fisici e per tante persone è stato un modo per scoprire il digitale, non solo l’e-commerce. Da notare come la fascia over 55 e over 65 abbia iniziato ad avvicinarsi al digitale nel momento in cui non si potevano usare altri strumenti. C’è stato un incremento, ma anche problemi infrastrutturali: molti hanno avuto problemi di connessione e questo rispecchia il problema italiano della penetrazione del digitale e della distribuzione della fibra.”.

Se è vero che l’emergenza sanitaria ha spinto l’attenzione del Governo verso le politiche digitali ed è cresciuta l’attenzione verso il potenziamento della digitalizzazione, è anche vero che siamo in deficit con le risorse umane specializzate. Lo sottolinea il DESI (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società), lo strumento mediante cui la Commissione Europea monitora il progresso digitale degli stati membri dal 2014. Infatti secondo il report l’Italia è in una buona posizione in termini di preparazione al 5G (sono state assegnate tutte le bande pioniere e sono stati lanciati i primi servizi commerciali), ma ci sono significative carenze a livello di competenze digitali. Ciò vale non solo per le persone fisiche ma anche per le aziende e per le PMI. Filippa sottolinea l’importanza di affidarsi a persone esperte per l’apertura e la gestione dei canali digitali. “Inoltre occorre ragionare in ottica multicanale. Le PMI, in merito alla propria rete di canali di vendita, devono pensare che c’è anche l’online. Poi che si venda attraverso E-bay, Amazon, Alibaba, Wish o un proprio e-commerce non cambia, bisogna agire in base a un piano strategico e non vederlo come un tentativo. Quest’ultimo caso potrebbe diventare motivo di fallimento. La propria presenza online deve avere una strategia strutturata alla base.”.

Servono quindi professionisti e il digitale, in termini di opportunità, significa anche posti di lavoro. “Nascono nuove professioni, altre cambiano e si evolvono. La tecnologia ha abilitato una serie di opportunità e parlando di lavoro si deve partire dalla scuola il cui ruolo dev’essere quello di adeguare gli studi alle nuove professionalità, altrimenti si crea un gap.”. A proposito del nuovo assetto economico post Covid19 alcuni economisti parlano di una sorta di arresto della globalizzazione, ma secondo Filippa “non ci sarà un arretramento della globalizzazione, bensì una nuova normalità” in cui anche le fasce più diffidenti verso il digitale cambieranno approccio. A proposito di fiducia, le aziende come devono comportarsi quindi? “Il servizio di post vendita dev’essere molto efficiente perché se il cliente ha bisogno di un’informazione o gli succede qualcosa e il servizio è buono la conseguenza è che il cliente soddisfatto ritorna e poi si attiva il passaparola. Più si precisi e puntuali e più aumenta la fiducia. Questo vale offline quanto online.”.

In definitiva si è visto che “l’uso del digitale da costrizione può diventare un’opportunità. La potenzialità delle PMI è altissima, su Amazon più del 50% delle vendite vengono fatte da piccole imprese, il resto è lo stesso Amazon a vendere.”. Molti recriminano al digitale e agli shop online la responsabilità della chiusura dei punti vendita fisici, in particolare quelli dei centri storici, un po’ come negli anni ‘90 quando si ritenevano responsabili i neonati centri commerciali. Ma in realtà tutto “dipende da come reagisci, il digitale non è uno strumento che uccide il mercato. È di supporto, rappresenta un nuovo canale di vendita per offrire dei servizi. Non è uno scontro, è un affiancamento, una strategia multicanale”.

La vera sfida quindi è nel saper cogliere e sfruttare le opportunità in modo professionale e organizzato.

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