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Il futuro che vogliamo passa dalla sostenibilità

11/06/2020

Rossella Sobrero

La strada della sostenibilità è indispensabile per affrontare in modo integrato e con un’adeguata visione di futuro le crisi economica, sociale e ambientale che stiamo vivendo da 12 anni.  Ne è fermamente convinto Marco Frey, Presidente Global Compact Network Italia, intervistato dalla Presidente Ferpi, Rossella Sobrero.

Anche se molti lettori della newsletter FERPI conoscono il Global Compact, ci spieghi in poche parole qual è la sua missione a livello internazionale e quale attività viene gestita dal network italiano?
Il Global Compact delle Nazioni Unite è l’iniziativa strategica di cittadinanza d’impresa più ampia al mondo. Nasce dalla volontà di promuovere un’economia globale sostenibile, rispettosa dei Dieci Principi del Global Compact su diritti umani, lavoro, salvaguardia dell’ambiente e lotta alla corruzione. È stata proposta, per la prima volta nel 1999, presso il World Economic Forum di Davos, dall’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan - il quale, nell'occasione, ha invitato i leader dell'economia mondiale presenti all'incontro a sottoscrivere con le Nazioni Unite un "Patto Globale", al fine di affrontare in una logica di collaborazione gli aspetti più critici della globalizzazione. 
Il progetto UN Global Compact è stato lanciato, operativamente dal Palazzo delle Nazioni Unite, nel luglio del 2000. Da allora, vi hanno aderito oltre 18.000 aziende attive in 163 Paesi nel mondo, dando vita a una nuova realtà di collaborazione mondiale.
Andando agli impegni che fanno seguito all’adesione, ciascuna impresa partecipante è chiamata ad integrare nelle proprie strategie, policy e operazioni quotidiane i Dieci Principi del Global Compact e, più ampiamente, i 17 SDGs indicati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, oltre che a promuovere lo sviluppo sostenibile nell’ambito della sua sfera di influenza. Il reporting è un altro punto cardine dell’iniziativa: ogni attore business che ne fa parte, deve rendicontare con frequenza annuale al Global Compact Office di New York ed ai propri stakeholder sui progressi registrati in termini di sostenibilità aziendale (Communication on Progress).
Al fianco delle imprese, nel movimento onusiano, ci sono poi circa 3.500 enti non profit (NGO, società civile, fondazioni, Università, ecc.) anch’essi impegnati per la trasformazione dei mercati secondo una logica etica, inclusiva, rispettosa dell’ambiente. La natura del Global Compact è, infatti, quella di un network multi-stakeholder, “luogo d’incontro” fra il settore imprenditoriale ed Università, enti di ricerca, associazioni della società civile, fondazioni, Governi e pubblica amministrazione, ONG attive al livello locale o internazionale e, al suo interno, nascono sinergie e partnership profit – non profit per lo sviluppo sostenibile.
“Making Global Goals Local Business” è la sfida che il Global Compact porta avanti avvalendosi del supporto strategico ed operativo dei 68 Local Networks attualmente attivi al livello mondiale. In Italia, esso opera attraverso il Global Compact Network Italia (GCNI), organizzazione costituitasi in Fondazione nel giugno 2013 dopo dieci anni di attività come gruppo informale. Il Network locale opera, anzitutto, per promuovere il Global Compact, i suoi Dieci Principi e gli SDGs al livello nazionale. Il programma attività si articola in iniziative di approfondimento tematico, dialogo culturale ed istituzionale, condivisione e valorizzazione di buone pratiche di sostenibilità. Oltre a questo, soprattutto nell’ultimo anno, molte energie sono state impiegate nel trasferimento a tutti gli aderenti di strumenti nuovi, innovativi e spesso web-based in supporto delle rispettive strategie e politiche aziendali di sostenibilità.
Guardando, invece, alla composizione del Network, oltre 320 attori italiani partecipano attualmente al Global Compact ed il trend è costantemente in crescita. Un dato molto interessante è che, sul totale degli aderenti, circa la metà sono piccole e medie imprese.

Dal tuo osservatorio privilegiato come vedi il futuro dell’economia circolare e, più in generale, dello sviluppo di politiche sostenibili nella difficile fase di ripresa post Coronavirus?
La strada della sostenibilità è indispensabile per affrontare in modo integrato e con un’adeguata visione di futuro le crisi economica, sociale e ambientale che stiamo vivendo da 12 anni. Nel 2015 questo percorso è stato rafforzato a livello globale con l’Agenda 2030 e con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, così come a livello europeo con il primo pacchetto sull’economia circolare. L’Europa poi ha proseguito su questo percorso con il Green New Deal e con il nuovo Piano di azione sull’economia circolare del 10 marzo 2020, confermando come sia necessario mantenere e rafforzare la sostenibilità e, all’interno di essa la circolarità, come strategia cardine del prossimo decennio.
Sempre in questa direzione ancora più recentemente la Commissione Europea il 23 aprile ha presentato la “Roadmap For Recovery. Towards a more resilient, sustainable and fair Europe” per il rilancio e la trasformazione della nostra economia secondo criteri di maggiore sostenibilità e di coesione, ridefinendo “un'Europa più resiliente, sostenibile ed equa”. La Roadmap, oltre a ricordare che la ripartenza dovrà vedere uno sforzo congiunto di tutti (istituzioni, imprese, società civile, parti sociali, ecc.), sottolinea come “la transizione verde e la trasformazione digitale svolgeranno un ruolo centrale e prioritario nel rilanciare e modernizzare la nostra economia” e che “investire in tecnologie pulite e competenze digitali, insieme a un'economia circolare, contribuirà a creare posti di lavoro e crescita”.
Dal mio punto di vista non posso che confermare questa visione del “futuro che vogliamo”, il che comporta un’attenzione a privilegiare in questa fase di ripartenza gli investimenti che possono accelerare la transizione in ottica green e circolare. In questa prospettiva si possono rileggere alcune delle dinamiche nella produzione e nel consumo che hanno caratterizzato il periodo dell’emergenze sanitaria per comprendere cosa si consoliderà nella “nuova normalità” (come ad esempio una maggiore attenzione alla tracciabilità e alla sostenibilità dei prodotti, in particolare delle filiere alimentari o un utilizzo più sistematico dello smart working ), cosa dovrà essere rivisitato (come ad esempio le strategie di sharing, o l’uso dei chemicals e delle plastiche per la disinfezione e per la protezione).

Quali sono i programmi del Global Compact Network Italia per il 2020 - 2021?
Per il 2020, in concerto con il Global Compact Office di New York e gli altri Network Locali, ci siamo dati obiettivi di crescita ancora più sfidanti che in passato. Il mondo è entrato nella “Decade of Action”, mancano appena 10 anni alla scadenza del 2030 ed è, quindi, sempre più urgente coinvolgere nuovi attori nel movimento, soprattutto quelli che giocano un ruolo internazionale e strategico, per dare un impulso importante alla trasformazione economica, sociale e culturale che vogliamo.
Per questo motivo, in seguito al propagarsi dell’emergenza pandemica, il Global Compact Network Italia ha riorganizzato, prontamente, le attività in programma per i primi mesi dell’anno, convertendole per lo più in web-meeting: si sono tenuti tra aprile e maggio quattro seminari sull’Agenda 2030 come opportunità per le imprese, il lavoro dignitoso nelle catene di fornitura globali, “SDG Action Manager” - tool per la valutazione delle performance aziendali di sostenibilità, la finanza a supporto dello sviluppo sostenibile.
Anche sul fronte internazionale la risposta alla crisi è stata immediata: il Global Compact delle Nazioni Unite non ha voluto rinunciare al suo evento più importante, il Leaders Summit 2020, che si terrà non più di persona a New York ma in modalità virtuale nelle date del 15 e 16 giugno. Migliaia di persone da tutto il mondo prenderanno parte a questa maratona internazionale di 26 ore per approfondire attraverso la voce dei leader dello sviluppo sostenibile lo stato dell’arte e gli scenari futuri della «just transition» verso un mondo equo, inclusivo e sostenibile come quello indicato dall’Agenda 2030. Come Network italiano, promuoveremo nell’ambito del Summit due sessioni dedicate ai temi “Recovering in a Sustainable Way”e “Human Rights and Business: a path to 2030”.
La celebrazione in presenza del Ventennale dell’UN Global Compact è stata rimandata al 2021 a causa della pandemia di Covid-19.
Per il 6 luglio, poi, è in programma il nostro quinto Business & SDGS High Level Meeting (CEO Meeting). Si tratta di una “tavola rotonda itinerante” che riunisce con frequenza annuale Presidenti, Amministratori Delegati e Top Manager di grandi aziende italiane impegnate per l’Agenda 2030, con la finalità principale di consentire un confronto di altissimo livello sui temi della sostenibilità e la condivisione di idee e pratiche innovative sull’integrazione dei Global Goals nelle strategie di business e, ove possibile, l’avvio di nuove partnership. La prossima edizione, che si terrà in modalità virtuale, sarà dedicata al tema “Colmare il divario della parità di genere: il ruolo dell’imprese” e, quindi, ad approfondire trend e obiettivi connessi all’SDG 5 in Italia.
Per l’autunno, invece, stiamo organizzando il quinto Italian Business & SDGs Annual Forum (SDG Forum), che sarà anche quest’anno aperto alla partecipazione di aziende di vari settori produttivi, organizzazioni della società civile, istituzioni ed enti accademici ed è finalizzato, principalmente, a favorire un confronto multi-stakeholder di alto profilo sul ruolo che il settore privato è chiamato a giocare a supporto del raggiungimento degli SDGs. Così, si “costruiscono ponti” tra le diverse esperienze registrate al livello nazionale e si avviano nuove forme di collaborazione e di progettualità condivisa per lo sviluppo sostenibile. La prossima edizione, che si terrà a Roma il 13 e 14 ottobre, sarà dedicata ad un approfondimento trasversale sulla “Transition towards 2030”, mentre un’attenzione specifica riservata ai seguenti topics: ambiente e agricoltura, energia, governance, lavori del futuro ed inclusione.
Infine, sempre per supportare l’avanzamento dell’Agenda 2030 in Italia, tra la fine dell’anno in corso ed il principio del 2021 promuoveremo un roadshow nazionale specificamente pensato per le piccole e medie imprese, con l’obiettivo di sviluppare nuove sensibilità o consolidare il loro impegno sullo sviluppo sostenibile. In occasione di ciascuna tappa, condivideremo con esse le nostre conoscenze teoriche sui temi, strumenti pratici ed innovativi, esperienze aziendali di valore. 

Come FERPI stiamo attivando una serie di collaborazioni con istituzioni, Enti del Terzo Settore, organizzazioni di diversi settori. Apriamo un tavolo di confronto per parlarne?
Fin dal 2013, il Global Compact Network Italia conta su una rete di partner pubblici e privati, composta da organizzazioni non aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite, ma che condividono le finalità generali dell’iniziativa o una parte di esse. Parliamo di enti governativi nazionali o locali, agenzie internazionali, fondazioni, organizzazioni della società civile, aziende, istituti accademici o di ricerca, associazioni di categoria. I partner contribuiscono all’implementazione delle attività del Network, mettendo in condivisione conoscenze teoriche e competenze tecniche, staff, risorse materiali e logistiche. Nei casi di collaborazioni più consolidate, si possono avviare anche processi di progettazione allargata delle attività.
Siamo quindi profondamente aperti al dialogo, allo scambio, alla riflessione congiunta sui temi che ci vedono impegnati. Questo, d’altronde, è l’approccio suggerito dalla stessa Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che all’obiettivo 17 indica appunto come principale via per lo sviluppo sostenibile quella della partnership globale e multi-stakeholder.
Pertanto, come Network, saremmo disponibili e motivati anche rispetto all’apertura di un altro tavolo di confronto, insieme a Ferpi, per dare ulteriore impulso alla “Decade of Action”.

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