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Il futuro Made in Italy

02/03/2010

In tempi di crisi il _made in Italy_ si è rivelato un'opportunità fondamentale per l'economia nazionale. Se ne è parlato a Roma, il 23 febbraio in un convegno intitolato _Il Futuro made in Italy. Le regole, la missione, la sfida_. E' disponibile il download della ricerca.

Il made in Italy è oggi una sfida comune del sistema Italia: la sua valorizzazione, la sua difesa, è non solo una scelta obbligata, ma una scelta strategica per il nostro futuro. Esso è, infatti, non solo espressione di un’indicazione geografica, ma anche e soprattutto di un sistema di valori, un marchio di qualità dell’Italia nel mondo, che va difeso dal diffondersi di forme di competizione illegale e sleale che rischiano di eroderne la forza e il prestigio.
In un tempo segnato dalla crisi economica e finanziaria, il made in Italy si è dimostrato un’importante risorsa della nostra economia. Nel 2008, solo nei macrosettori delle 4A (Abbigliamento, Arredo e sistema casa, Agroalimentare e Automazione), è stato generato un valore aggiunto di circa 138 miliardi di euro e questo anche grazie agli oltre mille prodotti in cui l’Italia primeggia e che rappresentano in valore il 50% dei 290 miliardi di euro di esportazione realizzati nel 2009. Uno straordinario esempio che rafforza la scelta, fatta dalla maggior parte delle imprese italiane, di spostare sempre più la competizione sul terreno della qualità e dell’innovazione. E oggi la sensibilità sociale e quella ambientale sono due componenti fondamentali di un made in Italy capace di misurarsi, e in qualche modo anticipare, le stesse sfide della green economy e anche per questo, sulle sfide future che dovrà sostenere, sulla sua missione e sulle strategie per meglio difenderlo, diffonderlo e promuoverlo è necessario costruire un comune punto di vista, una convergenza tra le imprese, le istituzioni e la società, per condividere e promuovere insieme le chiavi interpretative dell’economia del futuro: la green economy, la scommessa della qualità, l’innovazione.
È quanto si legge nel documento congiunto realizzato dalle Fondazioni Farefuturo e Symbola in occasione del convegno Il Futuro made in Italy. Le regole, la missione, la sfida, svoltosi a Roma il 23 febbraio e a cui hanno partecipato, oltre al Segretario generale di Farefuturo, Adolfo Urso e il Presidente di Symbola, Ermete Realacci, rappresentanti delle istituzioni, imprese e associazioni e di categoria. «Dobbiamo condurre con determinazione una battaglia di sistema – ha dichiarato il Segretario Generale della Fondazione Farefuturo Adolfo Urso – per tutelare e promuovere il Made in Italy, testimonianza di cultura della persona e di eccellenza produttiva. Oggi dobbiamo affiancare agli strumenti finanziari e promozionali una rinnovata azione a livello globale per regole più certe e accesso ai mercati più equo. Soprattutto a livello europeo dobbiamo batterci per la tracciabilità dell’origine dei prodotti e per la trasparenza nelle decisioni relative alla difesa antidumping – ha proseguito Urso – sapendo che sempre più la competizione globale metterà il made in Italy dinanzi a minacce asimmetriche ma anche a grandi opportunità di mercati che si aprono».
«Affrontare la crisi difendendo la coesione sociale, i lavoratori che perdono il posto di lavoro, le famiglie a reddito più basso, garantire il credito piccole e medie imprese», dichiara Ermete Realacci, presidente di Symbola. «Ma anche capire quali sono le chiavi per l’economia del futuro. Oggi più che mai la scommessa della qualità, dell’innovazione, della ricerca, la sfida della green economy rappresentano la strada per garantire competitività alle imprese italiane, rafforzandone il loro legame con il territorio. Il rispetto di standard avanzati, il contrasto a forme di dumping sociale e ambientale, la lotta contro la contraffazione, le nuove frontiere della responsabilità sociale d’impresa, sono oggi anche strumenti per competere. Il made in Italy, la sua valorizzazione, la sua difesa, è per questo una scelta non solo obbligata, ma forte e strategica. Una sfida comune del sistema Paese. Essere attenti all’ambiente conviene, essere giusti conviene, essere lungimiranti conviene: fare l’Italia conviene».
Nel documento, che analizza una serie di questioni in merito al made in Italy e alla sua tutela, dalla lotta alla contraffazione alla concorrenza sleale e asimmetrica, dall’obbligo di etichettatura di origine alla protezione della proprietà intellettuale, si afferma che per «tutelare e promuovere il made in Italy è necessario intervenire su più livelli. A partire dall’ ambito internazionale, dove sono necessarie azioni di difesa comuni finalizzate a garantire la reciprocità di accesso ai rispettivi mercati, l’obbligatorietà dell’indicazione del paese d’origine per tutte le merci importate nell’Unione Europea, e più severi controlli doganali. Misure, a cui – si legge – dovrebbero aggiungersi dei meccanismi virtuosi di regolamentazione, quali l’introduzioni di social fee a favore della tutela dei lavoratori o e di enviromental fee a tutela dell’ambiente, permettendo così ai Paesi dumpers di evolvere verso forme più sostenibili e regolamentate di produzione».
A livello nazionale, – prosegue il documento – tutelare il made in Italy vuol dire innanzitutto agire a monte, ossia investire sul talento, sulla formazione, sulla ricerca, sull’innovazione e agire sui processi, rafforzandone l’orientamento alla qualità. Tutelare il made in Italy vuol dire anche, in questo momento di crisi, mantenere la coesione sociale, pensare al futuro dei lavoratori che perdono il posto, alle famiglie a reddito più basso, garantire il credito a piccole e medie imprese. Nello stesso tempo, – si legge – vanno anche studiate misure d’attacco che consentano alle imprese italiane, attraverso una loro maggiore internazionalizzazione e una più forte presenza nella distribuzione, di cogliere le opportunità offerte dai nuovi mercati in crescita, nonché di realizzare un maggiore sforzo nella ricerca e nell’innovazione per poter accrescere la competitività del sistema produttivo e la gamma di prodotti offerti sul mercato. Misure, quindi, in grado di confrontarsi e sfidare la concorrenza esterna, grazie all’adozione di adeguate politiche tendenti a rimuovere, in tempi ragionevoli, le inefficienze del sistema Paese – dalla burocrazia agli alti costi dell’energia, dal congestionamento dei trasporti ad altre carenze infrastrutturali – che continuano a pesare sulle imprese italiane.
Scarica qui il documento relativo alle strategie per la difesa e la promozione del made in Italy.
Scarica qui il documento del convegno.

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