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Il media training, un dovere per ogni politico

15/11/2012

Non basta comunicare, bisogna farlo bene. Si tratta essenzialmente di una questione di cultura e allenamento. E, spesso, i politici italiani mostrano di avere ancora molta strada da fare in questo campo.

Anche se i dati elettorali non lo mostrano, il movimento di Grillo deve fare i conti con l’esposizione mediatica dei suoi eletti. Come risolvere il problema? Affidandosi agli esperti di public speaking.
I vari “casi” mediatici del Movimento 5 Stelle (dalla Salsi a Favia, passando per Tavolazzi e Boriani) animano il dibattito politico tralasciando un aspetto cruciale: la mancanza di esperienza nel rapporto coi media. Forse è proprio questo uno dei punti deboli dei rappresentanti del movimento di Grillo. Perché se è vero che i suddetti casi nascono per una battuta, un fuori onda o per “mancanza di democrazia”, è anche vero che la carenza nella gestione del public speaking da parte dei neo-politici a 5 stelle si fa sentire.
Per capirne di più, abbiamo sentito Nicola Bonaccini, media trainer per Eidos Communication, che ci ha svelato qualche trucco dipingendo un quadro italiano a tinte fosche.
Se è vero che molti attivisti sono alle prime esperienze politiche, perché non affidarsi a un media trainer per migliorare la propria comunicazione?
Per lo stesso motivo per cui un campione sportivo o aspirante tale ha bisogno di un preparatore atletico. Comunicare bene, oltre a essere un dovere di ogni politico è anche una questione culturale e di allenamento soprattutto quando si ha a che fare con i vari media: stampa, tv, radio, web.
Il M5S è noto per il forte utilizzo del web. Forse sulla Rete non è necessaria alcuna formazione per comunicare?
La rete prevede la totale libertà di esprimersi. E’ come una piazza, anche se virtuale. Tuttavia quando si spiegano le proprie idee agli altri per chiedere sostegno sono comunque indispensabili la chiarezza, la sintesi, l’affidabilità che poi sono le stesse caratteristiche dei “buoni” messaggi che dovrebbero comparire in tv, radio, etc.
A che punto siamo in Italia, da un punto di vista politico, con il media training?
Se paragoniamo il nostro paese con i modelli anglosassoni o nordeuropei il dato è sconfortante. Lavoro molto più spesso con imprenditori e manager che capiscono che non si tratta solo di “esserci” ma anche di dire cose sensate pensando poco al proprio ego e molto a chi ascolta. Molti dei nostri politici dovrebbero considerare l’impatto distruttivo sull’immagine e sul consenso di risposte affrettate, citazioni sbagliate e riflessioni non strategiche. Se ne ricordano troppo spesso solo nei momenti elettorali.
E’ necessario investire grosse somme di denaro su una formazione del genere?
Assolutamente no, ci sono molte opzioni: dal libro al video, dal corso collettivo alla consulenza personale. Qualcuno direbbe: “ce n’è per tutte le tasche”.
Quale futuro prospetti nel rapporto tra politica e media training?
I media impongono l’obbligatorietà del saper interagire con le varie opzioni per raggiungere i cittadini. A volte c’è chi pensa che il “media trainer” sia uno stregone impegnato a creare artifizi retorici di ogni genere ad uso dei clienti. Il lavoro è più difficile e consiste invece nel migliorare le abilità personali, favorire la spontaneità e assecondare il talento. Niente trucchi. La strada è ancora lunga e impervia: molta Sinistra crede nell’unico primato delle “idee”, molta Destra crede nel primato degli slogan, i tecnici salgono in cattedra anche coi cittadini come se fossero i loro studenti. Un pasticcio generalizzato. Fra questi ci sono anche tante eccezioni.
Fonte: Pane e Politica

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