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Il precariato è il primo attentato alla libertà di stampa

27/10/2009

In un momento in cui la libertà di stampa è un tema di grande attualità, Lorenzo Del Boca, Presidente dell’ Ordine dei Giornalisti, presenta un’indagine a livello nazionale sulla situazione del precariato nel settore in Italia.

Questa indagine a tutto campo si è sviluppata su vari fronti, proprio per ottenere un ampio panorama del giornalista “precario”. Sono stati ricavati dati e informazioni in molte Regioni con la collaborazione degli Ordini e delle Associazioni sindacali locali; sono state accolte numerose testimonianze di colleghi che stanno vivendo sulla loro pelle i disagi di essere precario; sono state eseguite numerose interviste video a giornalisti precari in tutta Italia; infine è stato creato un blog dedicato.


Per non fornire un report “freddo” di sole cifre, i numeri sono pochi, ma essenziali e soprattutto riguardano il lavoro sommerso. Per sapere gli iscritti alle liste di collocamento in Italia, basta fare un click sui siti del sindacato. Mettere in ordine il mondo del precariato, però, è stata una impresa ardua e approssimativa.


Le cifre:



9.000 testate giornalistiche non iscritte al Tribunale;
20.000 giovani che lavorano e svolgono informazione senza essere disciplinati e tutelati;
5.000 precari, rilevati in parte dalle ispezioni Inpgi, che lavorano pagati mediamente 8 euro a pezzo;
2 euro il pagamento minimo per servizio.



Dati che devono fare riflettere perché molti di questi lavoratori presto si rivolgeranno ai Sindacati e agli Ordini per vedere riconosciuto il loro lavoro. E molti già lo hanno fatto. E con le discordanze in essere fra i vari Ordini regionali, può capitare che un aspirante pubblicista in una regione venga iscritto mentre un aspirante pubblicista in un’altra regione veda respinta la domanda, a parità di requisiti.


In merito alla questione, il 20 ottobre in Senato c’è stato un confronto molto franco sul progetto di riforma dell’Ordine, promosso dal presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri.


All’incontro erano presenti i parlamentari Alessio Butti, Giorgio Lainati, Giancarlo Mazzuca, Giovanni Mottola e Piero Testoni. L’Ordine dei giornalisti era rappresentato dal presidente Lorenzo Del Boca e dal segretario Enzo Iacopino. La Fnsi da Franco Siddi e Roberto Natale, segretario e presidente della Federazione.


L’importanza della riforma della legge dell’Ordine è stata sottolineata anche dai parlamentari che hanno sollecitato chiarimenti in particolare sulla composizione del Consiglio nazionale, sull’accesso alla professione e sulle garanzie a favore dei cittadini che rivendicano il diritto ad una corretta informazione.


Del Boca ha messo in evidenza il dovere che l’Ordine avverte di assicurare una formazione adeguata a quanti desiderano fare i giornalisti e un aggiornamento costante a quanti sono già impegnati nella professione.


Natale ha difeso con particolare calore la validità della proposta di riforma, approvata alla unanimità dal Consiglio nazionale dell’Odg ed ha sottolineato il fatto che in essa è previsto un giurì formato non solo da giornalisti per valutare comportamenti che un cittadino può considerare deontologicamente non corretto.


Siddi ha ricordato un impegno del sottosegretario Paolo Bonaiuti alla convocazione degli Stati generali dell’editoria che possono diventare un prezioso tavolo di confronto nell’interesse, prima di tutti, dei cittadini.


Del Boca ha sottolineato che il primo tra i mali che affligge la professione è il diffuso precariato. Iacopino, sull’argomento, ha evidenziato che ormai si può parlare di un’autentica schiavitù che vede non pochi editori – sempre pronti a reclamare sovvenzioni da parte del governo – sfruttare in maniera disinvolta centinaia di giovani professionisti, pagati anche 1, 3 o 5 euro lordi per i loro servizi e costretti, dalla necessità e dalla passione per questo mestiere, ad accettare condizionamenti inenarrabili. Forse, ha concluso il segretario dell’Odg, il primo vero attentato alla libertà di stampa è rappresentato proprio dal comportamento di questi editori.


Scarica qui l’indagine di Del Boca in formato pdf.


Tratto da www.francoabruzzo.it

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