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Il presepio del Governo. Un nuovo articolo di Paolo D'Anselmi

11/01/2005
Bello e impossibile il IV Rapporto sull'attuazione del programma di Governo. Forte delle sue 400 pagine e della carta in pelle umana del Poligrafico, è la madre di tutti i bilanci sociali. Ammettiamo subito che a nessun governo prima d'ora era venuto in mente di scriverlo. Il documento è istruttivo, non solo per la lezione di umiltà che si apprende subendo al telefono il maltrattamento della dottoressa responsabile per la comunicazione del ministro. È strutturato su otto obiettivi generali (tipo: riorganizzazione degli apparati dello stato), declinati in 58 aree (tipo: riforma degli apparati dello stato), declinate a loro volta in 308 obiettivi specifici (tipo: laboratorio di eccellenza della P.A.). E già i tre flash ci dicono che un laboratorio non è un obiettivo e che il titolo di un'area non può essere identico al titolo dell'obiettivo generale. Preoccupante poi l'assenza di obiettivi specifici sotto i due obiettivi generali Sud e Rivisitazione di leggi e codici. L'albero degli obiettivi è trasversale alla struttura del governo in ministeri per cui la responsabilità di ciascuno di questi è recuperata con una tabella che rialloca ogni obiettivo dentro un ministero.Metà del volume è impegnata dalla carrellata sugli obiettivi. Dentro i pezzetti a questi dedicati, il governante non resiste alla tentazione di interpretare il proprio mandato come superlegislatore: un obiettivo si intende perseguito e raggiunto se si è fatta una legge per esso. Manca la cultura della attuazione, che è spostare le fermate del tram, incidere sulla realtà. Manca inoltre ogni riferimento al cash. Da nessuna parte si dice quanto costa tutto ciò e quale peso si dà quindi ai diversi obiettivi. Pure i dipendenti pubblici non compaiono.Articolato come è, l'oggetto si presta al tiro al piccione, ma il presepio del governo stavolta piace. Per il solo fatto che esiste. La sua struttura non è self serving, il merito pure, nel senso che il programma non sceglie cose facili a farsi. Tant'è che non le fa. Presenta una tassonomia buona come ogni altra. Varrà la pena criticarlo seguendo punto punto ciò che dice e non dice. Mettendo dentro numeri di opposizione, numeri di sinistra.Non trascura, il report, di dare uno sguardo sul lavoro futuro:_ sotto l'articolazione in missioni, aree ed obiettivi c'è un database che identifica i KPI – key performance indicators di ciascun obiettivo; c'è poi un Delphi che definisce il peso di ciascun KPI; si ottengono così i punteggi degli obiettivi, sommabili fino ad ottenere una pagella per ministero;_ c'è pure un capitolo che schiove con il Rapporto annuale che il Censis svolge su mandato del Cnel, che è parte della Presidenza del Consiglio; far parlare fra loro le due campane non è cosa da poco; si cerca finalmente di rendere operazionalizzabili le immaginifiche locuzioni, con il calcolo dell'indice di maculazione del leopardo;_ c'è infine un capitolo in cui si risponde al Referto della Corte dei Conti.I propositi futuri sono quindi di introdurre contrappesi allo zampino del capo, che stavolta si sente nella tortina a p. 311 dove tutti gli obiettivi si danno per raggiunti al 94 percento. Suvvia. Ma l'architettura dell'oggetto è così poco orientata alla comunicazione di massa che esso non può non essere un genuino sforzo di affrontare il problema di chiunque arrivi nella stanza dei bottoni. Come un influente consigliere del palazzo confessò off the record: "Mi sento in mezzo a un'autostrada, con le auto che sfrecciano in tutte le direzioni". E miticamente Nenni nel '63: arrivati nella stanza, i bottoni non c'erano.Paolo D'Anselmi (nella foto)

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