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Il ruolo strategico del web nella comunicazione politica

18/01/2012

“I social network sono utilizzati dal 58% dei politici italiani e in prevalenza dagli under 30. La Rete vive come strumento di supporto al marketing elettorale, ma non svolge un ruolo nella costruzione della partecipazione. I nostri leader non sono abituati ad essere uno dei nodi e non più una fonte utile per i giornalisti”. Lo sostiene _Francesco Pira_ nel suo nuovo libro, _La Net Comunicazione politica,_ che verrà presentato venerdì 30 gennaio a Roma presso la sede della Camera dei Deputati.

Il 22% degli americani adulti che sono online (3 adulti su 4) è stato coinvolto nella campagna politica del 2010 di midterm dai social network . In Italia la politica subisce il fascino della Rete ma non la utilizza per come dovrebbe essere usata.
Sono alcuni dei temi al centro de La net Comunicazione Politica, quella che nasce e vive sul Web e argomento del nuovo libro del sociologo Francesco Pira edito da Franco Angeli, che verrà presentato lunedì 30 gennaio alle ore 15.00 nella Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio a Roma. All’incontro parteciperanno Paolo Gentiloni, Antonio Palmieri, Antonello Canzano, Riccardo Luna e interverrà il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.
Una prima risposta sul contenuto arriva già dal sottotitolo: “Partiti, movimenti, cittadini-elettori nell’era dei social network”.
Nel nostro paese i social network sono utilizzati dal 58% dei politici italiani e in prevalenza da giovani politici under 30. Sottolinea l’autore: “Se i social network sembrano essere più graditi ai nostri politici tanto che un parlamentare su tre è presente su Facebook, il modo con il quale si relazionano o per meglio dire non si relazionano resta il punto centrale”.
Secondo Francesco Pira: “a tutti i livelli, politica locale, regionale, nazionale, la Rete vive come strumento di supporto al marketing elettorale, ma non svolge quel ruolo che sarebbe il suo naturale, per la costruzione della partecipazione, discussione e rafforzamento, del consenso nel tempo. Per la nostra politica è difficile pensare di entrare nella logica della comunicazione in rete, dove non si è più fonte (soprattutto per i giornalisti) ma uno dei nodi”.
E mentre negli Stati Uniti i dati della ricerca Pew Internet rileva come l’11% ha scoperto sui social network per chi avevano votato gli amici, il 9% ha ricevuto informazioni sul candidato o sulla campagna elettorale che interessava, il 7% è diventato amico di un candidato ed il 7% si è unito ad un gruppo politico e l’1% ha usato Twitter per seguire i risultati elettorali in Italia siamo lontani da questi numeri.
Oltre il 60% dei Deputati e Senatori (secondo le ricerca esaminate nel libro) hanno attivato uno strumento di comunicazione on line. Tra i sindaci il 62%. Ma i dati non devono farci illudere, secondo Pira: “la politica italiana non ha fatto propri i nuovi strumenti e modelli relazionali. Sono ancora tante le ombre”.
Ed anche il Regno Unito ha compreso l’importanza dei social network durante le ultime elezioni nazionali del 2010. Tanto che la Commissione elettorale ha deciso di non affidarsi solo ai soliti depliant e alle cassette della posta lanciando un messaggio su Facebbok ai ventitre milioni di utenti britannici invitandoli a non disertare le urne. E lo stesso Presidente Usa Barack Obama per lanciare la sua candidatura per le Presidenziali 2012 ha scelto ancora una volta il messaggio senza mediazioni, inviando ai suoi sostenitori che si erano registrati nella campagna elettorale scorsa un video via sms e e-mail in pieno stile viral marketing.
Ma nelle conclusioni l’autore spiega quale è lo scenario attuale e quello possibile.
Per Pira: “La Rete non attira la politica ma piuttosto l’antipolitica. Il rapporto di leader e partiti con il web, al momento, è quello di un gioco che non determina con certezza consensi. E quindi l’intero eventuale utilizzo va discusso, ri-discusso, capito e ponderato.
Come in quel vecchio film della commedia italiana “Tenente pigliamocela con comodo”, i politici italiani e i loro collaboratori muovono timidi passi, perché l’Italia non è l’America e perché nonostante gli italiani connessi su Facebook siano 20 milioni, di cui molti under 18, e quelli che utilizzano la rete, appena la metà della popolazione.
Quindi conta di più la televisione, incidono maggiormente i giornali sull’opinione pubblica, è opportuno fare un lavoro sulle radio.
In pochi hanno compreso che i social network sono utili se fanno parte di una comunicazione integrata e quindi sono parte importante della strategia, al pari di altri mezzi. Ma soprattutto è necessario ritrovare l’etica della politica, uscire dalle logiche della politica scandalistica, dal linguaggio populista per approdare ad un modello comunicativo relazionale, nel quale ai messaggi siano consequenziali gli atti. Certamente il tutto organizzato all’interno di una strategia comunicativa ben progettata”.
Clicca qui per scaricare l’invito alla presentazione.

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