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In ricordo di Alvise Barison

21/12/2012

Ad un anno dalla morte di _Alvise Barison,_ un omaggio al fondatore e primo presidente di Ferpi, nonchè precursore delle moderne Relazioni pubbliche in Italia. In esclusiva, alcuni estratti del suo libro _14227! Presente,_ in cui ripercorre la terribile esperienza della deportazione e dell’internamento nei campi di concentramento come prigioniero politico.

“Guardare avanti, sempre e senza drammatizzare”. Erano le parole che Alvise Barison ripeteva sempre a chiunque gli chiedesse un consiglio sulla professione e più in generale sulla vita. Un’espressione che derivava dalla sua esperienza di vita e che aveva trasformato in un motto dopo essere sopravvissuto ai campi di concentramento come lui stesso ha sempre ricordato. “Sono sopravvissuto a ben tre campi di concentramento soleva raccontare (oltre a Buchnewald Barison è stato internato nel campo di Dora – Mittelbau e in quello di Ravensbrueckn),_ ma sono stato sempre convinto di farcela, credevo fortemente in un futuro migliore come tanti altri miei compagni di sventura”.
Ci piace ricordare così, ad un anno dalla morte, il precursore delle relazioni pubbliche in Italia, fondatore e primo presidente di Ferpi.
Vladimiro Vodopivec, racconta quando lo incontrò una delle ultime volte e, invece di parlare di comunicazione e relazioni pubbliche finirono su quella drammatica esperienza che lo aveva segnato per la vita: “Molti non ce l’hanno fatta… ricordo un giovane russo, quando è arrivato a Buchenwald pesava oltre 100 kg. Non parlava mai. Si è ammalato ed è morto”. Scuote la testa e fa un gesto con la mano, come per scacciare una mosca. “Io ero una “mezza menola, ma sono ancora qui” (menola, pesce azzurro poco pregiato usato nel dialetto triestino come termine canzonatorio rivolto a ragazzi di non robusta costituzione – n.d.r.).
Le memorie di Barison sono state pubblicate anche in un libro su cui scelse di mettere in copertina il triangolo rosso con il quale venivano contrassegnati i deportati politici e il numero di matricola che gli hanno affibbiato all’arrivo nel lager: 14227. Quando il libro uscì, nel 2000, Barison affermò che di lager non ne avrebbe parlato più, ma poi disse: “Ho deciso di raccontare tutto per quelli che sarebbero venuti dopo, per lasciare una testimonianza diretta, perché la verità non venisse né travisata né manipolata”. Parlandone, oggi, si incupisce un po’. “Alvise, sei triste?” gli chiede affettuosamente la signora Silva. “No, non drammatizziamo. Mai drammatizzare”, commenta con distacco. “Guardare avanti, sempre e senza drammatizzare”.
Ad un anno dalla sua morte, quale modo migliore per ricordarlo se non con alcuni estratti del suo libro? Pubblicato nel 2000 dalla casa editrice triestine Hammerle, 14227! Presente, ripercorre la terribile esperienza vissuta durante gli anni anni della guerra.
Laureato in Scienze politiche a Trieste nel ’46, dal ’49 al ’51 conseguì un master presso l’Università del Michigan (USA). Cominciò a lavorare nelle Relazioni pubbliche nel 1948 negli Stati Uniti, dove restò fino al ’54, presso l’Allied Military Government come funzionario ricoprendo tra l’altro il ruolo prima di assistente culturale per poi passare alla comunicazione Dal ’54 al ’61 è stato dirigente dello United States Information Service (USIS), assolvendo anche la funzione di direttore Affari culturali e Consigliere per le Relazioni Pubbliche per le tre Venezie.
Fondatore e primo presidente di Ferpi è considerato il precursore delle Relazioni pubbliche nel nostro Paese. Tra i padri della professione a livello internazionale ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della comunicazione ed in particolare delle relazioni pubbliche in Italia. Nel 2005 nell’ambito del secondo World PR Festival, che si tenne proprio nella sua Trieste, ricevette dalle mani di Toni Muzi Falconi, allora presidente Global Alliance, il premio alla Carriera conferito da Ferpi.
Fu l’uomo dello sviluppo del “Piano Marshall” in Italia. Ci aveva cominciato a lavorare negli USA quando la Casa Bianca affidò a Arthur Page il compito cruciale di favorire la condivisione degli americani intorno all’idea del Piano stesso e ai suoi notevoli investimenti in un periodo comunque difficile dell’economia americana, e ancora di più dopo per accrescere il consenso degli europei all’idea che la ricostruzione del continente venisse finanziata dagli Stati Uniti. In quegli anni fu a diretto contatto con Arthur Page, che indicherà sempre come suo maestro. Quello stesso Arthur Page che negli anni successivi scriverà per il Presidente Truman il messaggio che annuncia lo sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima, che sarà il grande elettore del Generale Eisenhower alla Casa Bianca e per tanti anni il direttore delle relazioni pubbliche della AT&T, punto di riferimento per l’intera comunità internazionale dei relatori pubblici.
Quelli dalla metà dei ’50 alla fine dei ’60 sono gli anni in cui si dedica anche a promuovere la professione in Italia, assieme ad altri amici e colleghi del tempo dà vita ad una delle prime associazioni professionali che poi, nel 1970, confluiranno nella Ferpi. Si prodiga per la diffusione delle Relazioni pubbliche in Italia e sostiene i giovani colleghi che iniziavano a lavorare nella comunicazione e nelle relazioni pubbliche.
Successivamente è stato direttore delle catene alberghiere Jolly Hotel e Hilton, due anni li ha passati alla Industrie Marzotto e per molti anni ancora è stato alle dipendenze del Lloyd Triestino. Tra gli incarichi dell’ultimo periodo lavorativo vi è la presidenza dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo.
Clicca qui per leggere alcuni passi del libro di Alvise Barison.

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