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Ketchum-Williams, s'infiammano le Rp d'oltreoceano

18/01/2005

Le diverse reazioni allo "scandalo" che ha coinvolto la società di Rp Ketchum ma anche l'amministrazione Bush.

Quel pasticciaccio brutto della vicenda Ketchum-Williams, che abbiamo riportato la scorsa settimana, sta continuando ad agitare la comunità RP americana. Riassumiamo per chi se la fosse persa: Armstrong Williams, brillante commentatore e autore di programmi nonché appartenente a quella black community vicina all'amministrazione Bush e ai conservatori, è stato colto con le mani nel sacco: aveva ricevuto 241 mila dollari – via Ketchum, la società di RP – per promuovere una controversa legge sull'educazione, il No Child Left Behind Act. A pagare, alla fonte, era direttamente il Dipartimento dell'Educazione.Propaganda da Pravda, hanno subito commentato alcuni Democratici, i quali hanno chiesto di avviare un'indagine del Congresso sull'intera operazione di finanziamento. Lo stesso Segretario dell'Educazione Rod Paige – a sua volta coinvolto nelle polemiche – ha promesso di occuparsi delle "percezioni e delle asserzioni di errori etici".E' chiaro tuttavia che, al di là dei tentativi di minimizzare dei più direttamente interessati, il cosiddetto errore è di quelli madornali. Così, mentre la dirigenza della Ketchum si trincerava dietro i "no comment" (contravvenendo alle buone pratiche di crisis management che suggeriscono invece di assumere responsabilità e rendere conto) e mentre a fare da capro espiatorio era nell'immediato lo stesso Williams – che di fatto si scusava ma perdeva anche una delle sue rubriche fisse - , gli attacchi più intransigenti arrivavano proprio da un'altra società di RP. Dal suo blog, Richad Edelman – boss dell'omonima e potente società di RP – stigmatizzava le pratiche di "pay for play PR", sostenendo che la Ketchum aveva inferto un duro colpo agli sforzi dell'industria di relazioni pubbliche di ripulire i propri comportamenti. E invitava il Ceo della Ketchum, Ray Kotcher, ad assicurarsi di non ripetere mai più un simile errore.E proprio Kotcher aveva in verità risposto alle prime critiche con un editoriale su PR Week, in cui arringava la propria difesa tirando in ballo la convergenza: quella delle tecnologie e quella dei ruoli tra giornalisti e comunicatori. A dare una mano alla Ketchum ci ha poi pensato Kathy Cripps, presidente del Council of PR Firms, secondo la quale era Amstrong, e solo Armstrong, che avrebbe dovuto rivelare i suoi legami finanziari. E che dunque la società guidata da Kotcher non avrebbe violato il codice etico dello stesso Council. Dichiarazioni "tiepide e apologetiche", che non sono piaciute per niente a Elliot Sloane – allineato piuttosto sulle posizioni di Edelman – il quale ha deciso di ritirare la propria società (Sloane & co.) dal Council.In una posizione intermedia fra le due fazioni sembra invece collocarsi il comunicato della PR Society of America, che ha auspicato trasparenza su tutta la vicenda. "Come professionisti delle RP – ha commentato la presidente, Judith Phair – siamo scoraggiati da queste segrete tattiche di pay for play. Tale metodo di promozione non descrive la pratica reale delle relazioni pubbliche".Tuttavia – fa notare un articolo di O'Dwyer's – il comunicato della PRSA si guarda bene dal menzionare il nome del giornalista o dell'agenzia di Rp coinvolta. La Ketchum – rammentano maliziosamente i redattori della celebre webzine di Rp – ha vinto più premi (Silver Anvils) dalla PRSA che qualsiasi altra agenzia.Carola Frediani 

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