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Kia ora! La più importante cosa al mondo sono le persone

04/12/2008

Questo il messaggio che Graeme Sterne ha lanciato nel workshop sul Modello Maori delle Relazioni Pubbliche, che si è svolto lo scorso 1° dicembre: un approccio fortemente innovativo, risultato di anni di sue ricerche nella cultura Maori integrate con i frutti più recenti delle ricerche delle diverse scuole di tutto il mondo.

di Letizia Pini



Graeme Stern, Professore Neozelandese, docente e ricercatore dotato di incredibile comunicativa, personaggio immediato e di estrema semplicità, vestito solo della sua natia schiettezza e grande professionalità, ha impartito in un workshop per pochi eletti una breve ed intensa lezione sul come e perché intessere una relazione efficace tra gli estremi di un potenziale dialogo con un approccio moderno e per certi versi spiazzante, se pur intriso di profonde antiche e scontate verità.


Tante teorie, tante scuole, per finire poi ad applicare quello che millenni di tradizione indigena, o saggezza popolare delle nostre parti, utilizzano per il vivere condiviso e partecipato, oserei dire socialmente progredito.


Nobile e superba, come al solito, la moderazione di Toni Muzi Falconi, che ha introdotto i presenti attraverso un excursus su come, quando e dove le correnti e le scuole di Pr si sono sviluppate nel mondo. Per poi approdare oggi a questo scalpitante professore australe diretto, carismatico e profondamente preparato.


Ma la chicca di Sterne è stata non tanto darci una nuova ricetta, quanto la riscoperta della semplicità e della saggezza popolare capace di contenere in sé delle verità ineluttabili da cui estrapolare teorie capaci di spiegare fenomeni altrimenti relegati ad uno stato puramente entropico: da cui trarre la scienza.


La saggezza dei Maori, minoranza etnica della Neozelanda, – fin là si doveva andare?!- ha dato una bella lezione al proprio paese fatto di tante altre minoranze e maggioranze, di un coacervo di etnie che vivono su un vasto territorio differenziato per zone, ognuna fonte di vita per la popolazione stessa in modo diverso. E Stern a noi, pur in minoranza lui e totalmente noi estranei a questo modo di pensare, in grado di fungere da modello di inclusione fornendoci al contempo un approccio moderno di RP, valido anche per noi occidentali sempre troppo proiettati alla ricerca di verità che ci guidino per forza su nuovi cammini da intraprendere, pur ritrovando noi stessi con stupore in tutto ciò che ci ha proposto.


I Maori usano la Consapevolezza Globale per relazionarsi con gli altri partendo dal rispetto e dalla venerazione dell’ambiente in cui vivono: attingono dalla loro terra semplici regole per vivere bene e continuare a farlo in modo proiettivo. Si basano sull’amore e il profondo rispetto che li lega alla loro terra, il rispetto ossequioso verso le loro montagne, i loro fumi, e i loro mari, verso quell’ambiente e gli altri esseri con cui la natura viene quotidianamente condivisa e vissuta, senza la quale la vita stessa non sarebbe possibile.


Partendo da questa visione buonista e divinatoria dell’uomo sulla sua terra, i Maori sono riusciti a tramandare dei valori di relazione che travalicassero i confini dei singoli per gettare le basi e le regole del giusto condividere, partecipare, usare la testa e il cuore, dare per ricevere. Connettersi con gli altri cercando di instaurare con loro un rapporto vero, di empatia, di costruzione, di condivisione. Il coinvolgimento fisico e ambientale è importante e da lì si parte proprio per sviluppare un modello possibile di interazione che tenga conto di tutti gli aspetti necessari perché una relazione possa essere instaurata e considerata tale: tra ambiente e uomo, tra umani e cose.


Il ricercatore ha osservato e saputo teorizzare, e accanto a teorie di parità di relazioni, responsabilità etica, misurazioni migliori per dati sempre più validi e attinenti… , ha finito per prediligere una comunicazione che attingesse alle verità della tradizione e che presuppone una certa fisicità: a partire dal cibo, primo momento di scambio e connessione, dalla collaborazione che richiede, ma che deve anche ridare, dalla dignità e dall’onore: con cui si comunica il nostro contenuto, dalla dichiarazione di identità, dalla conoscenza della storia, dalla connessione con la natura dal creare fiducia, dal creare ospitalità, dal dare e fare anima e cuore, dal desiderare di fare bene per gli altri, da una reciprocità, da mantenere centrali le persone e le loro necessità, dal rispetto…


Il moderno approccio di RP così concepito dal ricercatore, basato sulla tradizione Maori, a partire da un profondo rispetto per l’altro e dalla volontà di relazionarsi con esso in modo paritario, si distribuisce sulla figura umana dove vengono disegnate delle zone di necessità da espletare perché la relazione sia effettivamente costruita rispettandone tutti gli assiomi, ricreandone addirittura una mappa somatica che su esso si conforma.


Un uomo è completo nella sua interezza fisica, senza poter trascurare una parte a favore o discapito di un’altra: la testa, il braccio destro e poi il sinistro, l’addome, le gambe. Così la relazione, è tale solo se completa in ogni sua parte. Ogni parte un nome: un nome una funzione e un’azione da compiere. Ogni pezzo ha una suo scopo, l’insieme ci restituisce un organismo armonico e completo. La figura così ridisegnata è la rappresentazione della buona relazione instaurata: l’inclusione a cui il pubblico deve essere portato perché possa essere il vero referente partecipato e partecipante del nostro agire comunicativo.



In allegato la presentazione del Modello Maori delle Relazioni Pubbiche di Graeme Sterne

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