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La Cina, l'iPod e la censura

04/09/2006

In seguito all'indagine interna promossa da Apple sulle condizioni di lavoro in Cina per la produzione dell'iPod, la società dove si produce il lettore digitale (Foxconn) denuncia i due reporter che avevano sollevato il caso.

Dopo lo studio dell'azienda di Cupertino ormai sia Apple che Foxconn sono state più o meno scagionate, ma ora cala il clima liberticida. I due giornalisti del China Business News che hanno sollevato la vicenda (poi ripresa dal periodico britannico Mail On Sunday), Wang You e Weng Bao, finiscono nei guai. L'accusa dell'azienda che produce l'iPod per Apple è quella di averla diffamata con leggerezza, insinuando falsità circa il trattamento economico dei dipendenti, i locali dove dormono e l'impiego di lavoro minorile.
Stupiscono soprattutto due fattori: innanzitutto Foxconn e, di riflesso, Apple sono state "assolte" solo in parte dallo studio promosso che, in ogni caso, si potrebbe accusare di essere di parte. In secondo luogo ai due reporter sono stati immediatamente confiscate le proprietà private, prima che il tribunale si pronunci sulle loro effettive colpe.
Rimane il fatto che, al di là della veridicità delle loro insinuazioni, l'inchiesta di You e Bao ha sollecitato alcune migliorie significative all'interno dell'azienda cinese dove comunque gli orari di lavoro sono risultati eccessivi, i controlli sul personale troppo ruspanti e il clima non sempre dei migliori.
Foxconn chiede ora più di 3 miliardi di euro di danni, ma dietro le quinte sta lavorando duro la società di Cupertino, utilizzando tutto il suo potere contrattuale. Intanto è intervenuto Reporters Sans Frontières e più di un giornale cinese ha preso posizione apertamente contro Foxconn. China Youth Daily, citando la vicenda, parla di un segnale pericoloso per la società, mentre sul Beijing News sono state già raccolte cento firme a sostegno di Wang You e Weng Bao.
Emanuela Di Pasqua - Totem
 

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