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La filantropia non è solo vernice

27/06/2006

Un'analisi della filantropia e dei suoi rappresentanti più illustri. A cominciare da Bill Gates.

Give and make. L'Economist torna a riflettere sul fenomeno in piena esplosione: un escamotage? Una moda? O semplicemente una tendenza che riflette un senso di moralità? Il settimanale britannico esplora quest'ultima risposta, dopo che molto si è detto intorno alla filantropia e ai suoi risvolti utilitaristici. Alle aziende "fare del bene" può anche servire per pagare meno tasse o per accrescere la propria reputazione e rinvigorire il brand. Ma ci sono casi che semplicemente fanno pensare a un'etica del capitalismo, un bisogno degli individui (alcuni individui) di specchiarsi negli occhi degli altri e riscattarsi dai sensi di colpa indotti dal business, che per definizione è cinico.
Come non citare a questo proposito Bill Gates che, a borse chiuse, ha recentemente annunciato il suo addio al mondo degli affari? Resta presidente e consulente di Micrsoft, ma sposta il centro dei suoi interessi verso la "Bill and Melinda Gates Foundation" che ha patrimoni per 26,9 miliardi di dollari e che ogni anno ne dona almeno uno. La causa sposata è la lotta alle malattie del terzo mondo e i progetti sono seri e molto mirati. Tutto fa pensare che Bill sia realmente coinvolto dai problemi che affliggono i paesi poveri e che non si tratti solo di una manovra opportunistica. Del resto Gates, oltre al lungo elenco di buone azioni, si è distinto anche per essersi battuto contro l'abolizione della tassa di successione.
Una mossa che  va decisamente contro il suo interesse, ma che rispecchia le convinzioni del fondatore di Microsoft: giusto azzerare un minimo le disuguaglianze a ogni cambio di generazione. Per quanto possibile. Filantropia pura dunque, nel caso di Gates e di altri miliardari. Che c'entri qualcosa con il senso di colpa è probabile, ma è risaputo: i sensi di colpa spesso servono a fare del bene. E' di oggi la notizia che anche Warren Buffett, fondatore e presidente della Berkshire Hathaway (società di investimento potentissima) e secondo uomo più ricco del mondo, lascerà 30 miliardi di dollari alla Fondazione Gates. I figli è meglio che imparino a non essere pigri nababbi. E' un modo per andare in Paradiso e forse dietro c'è anche un pizzico di delirio di onnipotenza.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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