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La 'macchina' della verità targata Google

11/10/2006

La grande G preannuncia il “truth predictor”, un software in grado di valutare il grado di probabilità (e quindi di verità) delle promesse dei politici.

Google si propone di smascherare le bugie della politica agli elettori. Lo ha annunciato il Ceo Eric Schmidt, a Bournemouth nel Regno Unito, dove ha partecipato alla Conferenza del Conservative Party. Nell'occasione ha ricordato ai Tories e ai membri del Parlamento presenti il dovere di aiutare a creare un ambiente dove tutti possano accedere liberamente ai dati della rete e ha consigliato ai politici di diventare più degni di fede riguardo alle loro promesse. Il motivo? Il manager ha annunciato che, secondo i piani di Google, verrà portato a termine in 5 anni un software "truth predictor", una sorta di test della verità che metterà gli utenti in grado di paragonare le dichiarazioni dei politici con dati storici per capire quanto siano probabili le loro affermazioni.
"Noi di Google saremo in grado di rispondere alla domanda vero o falso? non con la verità, ma con una probabilità" ha dichiarato Eric Schmidt, continuando a mettere in luce la poca comprensione del fenomeno internet e delle sue potenzialità da parte dei politici: "In parte è per motivi di età. Spesso quello che imparano su internet gli arriva da membri dello staff o dai figli".
"Inoltre internet - ha aggiunto il Ceo - ha abbattuto le barriere tra la gente e l'informazione, democratizzando l'accesso alla conoscenza e rendendoci tutti più potenti come individui. Da una parte il web sta testando il suo potere per la prima volta, dall'altra i governi lottano per risolvere le questioni che il fenomeno solleva, anche in relazione alla privacy".
"Le limitazioni non sono consigliabili e comunque non fermerebbero l'ondata di informazioni online - ha proseguito - perciò non conviene opporsi al mezzo. Penso che possa essere, e lo spero, una forza rivoluzionaria nelle società repressive". Giova ricordare che nell'ultimo anno Google si è autocensurato in Cina, però ha anche rifiutato di comunicare alle autorità Usa i risultati di alcune sue ricerche.
N.C.

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