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La parola alla macchina fotografica

11/05/2004

La battaglia delle fotografie: nella guerra di informazioni che si è scatenata dall'11 settembre in poi ,le fotografie ricoprono un ruolo cruciale. Da un lato è il modo più limpido per raccontare la verità, dall'altro anche quello più manipolabile. E la guerra mediatica passa alla macchina fotografica.

Una fotografia mostra il corpo di Nadem Sadun Hatab dopo tre giorni di torture. La Abc ha mostrato la foto di un detenuto iracheno ridotto in fin di vita a colpi di karatè dai marines che poi lo hanno lasciato morire nudo nelle proprie feci. Poi c'è la foto degli iracheni incapucciati durante una simulazione di scariche di elettroshock, quella del prigioniero al guinzaglio, un'infinità di altre, tutte crude, quasi tutte vere, qualcuna forse ritoccata, interpretata o manipolata.E ogni giorno nuove foto, altre accuse, testimonianze e rivelazioni inondano la Rete e i giornali. All'indomani del "mea culpa" di Donald Rumsfeld, lo scandalo torture portato alla luce dal trapporto Tubaga sulle violenze nel carcere di Abu Ghraib si arricchisce di materiale fotografico inedito. E dopo essere stata più di ogni altra la guerra dei media e delle parole, la guerra all'Iraq diventa la guerra delle foto. Ed è la guerra delle foto, soprattutto, che l'amministrazione Bush rischia di perdere. Sulla webzine Alternet la storia di queste immagini, di chi le ha scattate, del loro linguaggio e delle reazioni dell'America. E un interrogativo profondo aleggia sul valore di uno scatto, specie se effettuato con una digitale.Emblematico il caso del caporale Ted Boudreaux, un marine americano di cui sono circolate, in Rete e su alcuni giornali Usa, due versioni contrastanti della stessa foto. L'immagine ritrae Boudreaux davanti a un capanno, presumibilmente in una zona desertica, assieme a un bambino iracheno: entrambi sorridono e sollevano il pollice in alto. Ma nella prima immagine il ragazzino tiene in mano un cartello con la scritta: “Il caporale Boudreax ha ucciso mio padre e ha messo incinta mia sorella”. Nella seconda cambia la scritta: “Il caporale Boudreax ha salvato mio padre e ha soccorso mia sorella”. Nell'era della fotografia digitale e di Photoshop è quasi impossibile determinare la credibilità di certe immagini. Lo stesso problema ha investito anche l'esercito britannico, quando il Daily Mirror ha pubblicato le fotografie delle sevizie perpetrate da anonimi militari nei confronti di anonimi detenuti iracheni. Anche in questo caso gli esperti si sono arresi all'impossibilità di dimostrare l'affidabilità degli scatti in questione. Photoshop cambierà il mondo?
Emanuela Di Pasqua-Totem

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