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La radio? L’italiano la ascolta sul telefonino

23/12/2008

Il 22% usa il proprio cellulare per ascoltare la radio: il dato emerge dal Rapporto Iem della Fondazione Rosselli.

Il telefono, la tua radio. Parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, si scopre che le abitudini degli italiani si evolvono col passare dei tempi. Nel 2008, oltre un italiano su cinque (22%) usa il proprio cellulare per ascoltare la radio.


A dirlo è il Rapporto Iem della Fondazione Rosselli, diffuso in occasione del Summit sull’industria della comunicazione. Secondo la ricerca, ci distinguiamo nettamente dai nostri ‘cugini’ europei: a fruire del mezzo radiofonico via telefonino è il 13% dei francesi, il 14% dei tedeschi e il 18% dei britannici.


Che la radio fosse nel nostro dna era già noto ai tempi di Guglielmo Marconi, l’uomo che nel 1895 (a soli ventun’anni) riuscì a trasmettere un segnale in codice Morse a circa due chilometri di distanza dalla villa di famiglia a Pontecchio (Bologna). Marconi continuò a perfezionare la sua invenzione, che fu ribattezzata il “telegrafo senza fili”, non esitando ad uscire anche dai confini italiani: il 12 dicembre 1901 lo scienziato riuscì a trasmettere il primo segnale radiotelegrafico transoceanico, da Poldhu in Cornovaglia (Regno Unito) a St. John’s in Terranova (Canada).


Tornando ai giorni nostri, si nota come – rispetto alle altre nazioni prese in esame – in Italia la radio in mobilità soffra meno il distacco dall’Mp3. Dal rapporto sull’industria della comunicazione nel nostro Paese, emerge infatti che le canzoni in formato digitale vengono ascoltate sul cellulare dal 27% degli italiani, soltanto il 5% in più rispetto alla radio. La forbice è al 6% nel Regno Unito, al 9% in Francia e addirittura al 13% in Germania.


L’Italia si caratterizza poi per l’influenza positiva che internet ha avuto sulla fruizione della radio. Nel rapporto, sempre in base ai dati, il 20% degli intervistati ha dichiarato di ascoltare di più la radio tradizionale da dopo l’avvento del web, contro il 16% che la ascolta di meno. Il trend è inverso negli altri Paesi: il 22% dei tedeschi, il 21% degli inglesi e un francese su tre hanno diminuito la fruizione, a fronte di un 14-15% che l’ha aumentata.


Alessandro Dattilo – Redazione Cultur-e

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