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La tessitura sociale, il futuro del Terzo Settore

27/05/2021

Toni Muzi Falconi

Il terzo settore come motore capace di mettere insieme pubblico, privato e sociale progettando interventi comuni e progetti misurabili per accrescere valore del capitale sociale del territorio. È quello individuato da Toni Muzi Falconi come futuro del Terzo Settore, nell’ultimo appuntamento del ciclo di webinar organizzato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell'Università Pontificia Salesiana, con il patrocinio di FERPI e UCSI.

Leggendo rapidamente il report uscito in queste ore e commentato dalla brava Claudia Fiaschi del Forum Terzo Settore, non è facile capire l’impatto reciproco, valutabile e misurabile, di questi ormai due anni di crisi sulle attività delle oltre 15 mila associazioni ascoltate.

In una situazione permanente di confusione di numeri, soggetti, analisi di impatto e interpretazioni arriviamo alla celebrazione formale e ufficiale del caos ed è difficile ancora oggi scorgere una interpretazione serena, pacata e propositiva non solo di quel che è successo ma soprattutto di quello che possiamo e dobbiamo fare per migliorare.

Intendiamoci, gli altri due settori (privato/pubblico) non hanno certo brillato per ragionata progettualità, tesi come sono a proteggere e preservare quei pochissimi privilegi maturati e non ancora esauriti in funzione di un prolungato, declino economico, politico e sociale indotto fin dalla fine della Prima Repubblica. Se non ci rendiamo conto che la pandemia ha soltanto prodotto la cristallizzazione del preesistente, continueremo a criminalizzarla come fonte dei nostri problemi.

E questa è una prima certezza: solo resistendo razionalmente a questa sindrome potremo trarre dal PNRR qualche beneficio per i nostri figli e nipoti.

Sarebbe solo ottimismo della volontà affermare che spetta al terzo settore, prima e più ancora degli altri due, dedicare ogni margine residuo di volontà, capacità interpretativa, creatività, valutativa e rendicontativa dimostrando, per primo a sé stesso, di saper costruire valore aggiunto contribuendo a creare quei sistemi di relazione capaci di generare credibilità e fiducia?

Come ha recentemente affermato Giuliano Amato su Vita:

“Il Terzo Settore potrebbe considerare tra le proprie prospettive, e tra le proprie responsabilità, anche quella di concorrere alla provvista del personale politico in una democrazia che, per essere davvero tale, ha l’ineludibile ma ormai inappagato bisogno che quel personale sia munito dell’addestramento di cui esso oggi possiede il monopolio o quasi?”.

In effetti, se siamo d’accordo che la presumibile azione del PNRR è soprattutto un gigantesco stress test collettivo teso a introdurre nella nostra cultura nazionale e a tutti i suoi livelli sociali, economici e politici i metodi della rendicontazione pubblica dei singoli progetti/interventi in funzione di obiettivi condivisi, applicando e sperimentando poche regole e criteri di definizione, creazione di consenso e tappe di percorsi attuativi e valutativi.

Evitando come un’altra pandemia il grande e pericoloso equivoco per cui il risultato finale dello sforzo di ciascun singolo progetto venga valutato in base alla sua comunicazione - che altro non è che lo strumento (molto importante, è vero) utilizzato dai soggetti coinvolti (stakeholder) per affrettare e misurare la qualità dei sistemi di relazione (fiducia, impegno, soddisfazione, reciproca dipendenza) che concorrono a raggiungere, nei tempi previsti in partenza, gli obiettivi predefiniti o concordemente modificati lungo il percorso.

Quindi il futuro del terzo settore come motore capace di mettere insieme pubblico, privato e sociale progettando interventi comuni con soggetti del primo e secondo settore, progetti misurabili capaci di accrescere il valore del capitale sociale del territorio a beneficio di tutti. Tessitura sociale.

 

 

 

 

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