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Le relazioni pubbliche nel 2005 secondo un'analisi della Prsa

18/01/2005

Da un interessante articolo di PR Tactics ecco una sintesi con alcune riflessioni anche in prospettiva nazionale.

Sul sito dei nostri colleghi della Prsa è uscito in questi giorni un articolo di PR Tactics (giornale di informazione sulla pratica delle rp, edito dalla stessa Prsa) che -partendo dalla considerazioni di alcuni professionisti statunitensi- cerca di analizzare lo stato attuale e di prevedere quali saranno le tendenze nelle relazioni pubbliche per l'anno appena cominciato.Proviamo a farne una sintesi (compito veramente difficile date le solleticanti stimolazioni), anche se il consiglio è di lasciare da parte la pigrizia ‘da inglese' e leggere il documento originale.L'articolo è omnicomprensivo perché ipotizza un duplice livello d'analisi:°verticale, che prende in considerazione i diversi contesti operativi delle rp;°orizzontale: osserva le diverse aree operative in cui operano le rp.Prendiamo spunto dall'analisi verticale delle prospettive per provare a costruire, per punti, un minimo percorso ragionato:Terzo settore (associazioni e non profit):a) c'è consapevolezza che -data la naturale debole organizzazione strutturale- il relatore pubblico (che tra l'altro è un professionista che fa un po' di tutto ed ha una buona competenza su tutto) si siede spesso al tavolo della coalizione dominante;b) la grande sfida del nuovo anno consiste nel fare passare -con efficacia- i messaggi attraverso dei canali di comunicazione sempre più rumorosi. È la famigerata -quanto pervasiva- questione dell'info-communicative overload (inquinamento da comunicazione). E per le organizzazioni di questo settore –sovente alle prese con scarsezza cronica di fondi- questa rappresenta una sfida permanente cui far fronte con una grande capacità di sviluppare sistemi di relazione che bypassino anche la tradizionale intermediazione dei media.Corporate (intesa nell'accezione americana di impresa privata): qui si registrano tre prospettive da tenere in considerazione legate al ‘filo rosso' della ricerca di accountability:a) prima fra tutte la necessaria attenzione verso tutti gli strumenti di misurazione e valutazione dell'efficacia delle campagne di relazioni pubbliche;b) l'evidenza precedente favorisce, nella coalizione dominante, la consapevolezza che il contributo delle attività di rp al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità organizzative risulta agevolato in presenza di attività maggiormente rendicontabili;c) se quanto affermato nei punti precedenti è verosimile, tutto ciò impone alla professione una sfida (generale) osservata in duplice prospettiva:°esterna: le rp sono chiamate a (ri)costruire quella fiducia che pare ora essere un concetto svilito;°interna: la sfida consiste nel riuscire a dimostrare alla coalizione dominante il valore che le relazioni pubbliche -e la comunicazione in generale- riescono a portare all'azienda.Consulenza (piuttosto curiosa l'accezione di counselors academy!):a) da notare il ‘j'accuse' sulla pervasività -eccessiva, forse- dell'attività di relazioni con i media e di publicity sul totale delle attività di comunicazione riferite a questi professionisti. Da qui la necessità di dover implementare anche tutte quelle attività del communication mix, che non necessariamente comportano un'uscita sui media.b) una capillare copertura media non è sempre l'unico modo per riuscire a costruire la reputazione di un'organizzazione o per riuscire a raggiungere gli interlocutori desiderati. Si deve prestare attenzione a tutte le forme di comunicazione/relazione, senza puntare sempre e solo sullo stesso cavallo, che non è sempre vincente.Educazionea)la considerazione che emerge in tutta la sua linearità è la mancanza di educatori: i professionisti non possiedono i titoli necessari per ottenere la cattedra.b)si avverte una mancanza di corrispondenza tra ciò che gli educatori vorrebbero fosse l'apporto della comunità professionale e il contributo effettivo dei professionisti.Da questa velocissima analisi paiono evidenti almeno un paio di prospettive che i professionisti si troveranno ad affrontare:1)si impone in maniera evidente il ruolo delle rp nella gestione della reputazione/fiducia delle organizzazioni, in un ambiente in cui gli scandali finanziari hanno lasciato un'eredità pesante. E più in generale questa sfida impone agli operatori stessi una riflessione su quali sono i risultati finali (outgrowth) di un'attività di relazioni pubbliche e sui rispettivi strumenti per valutarli.2) si assiste alla rivendicazione di un ruolo strategico delle relazioni pubbliche in diverse sue dimensioni:°di analisi: è la funzione di boundary spanning, quella che mira all'analisi delle variabili interne ed esterne, sociali, economiche, tecnologiche, ambientali le cui dinamiche influenzano il raggiungimento degli obiettivi.°riflettiva: fa riflettere l'organizzazione sulle proprie dinamiche relazionali, ma anche sulle valorizzazione della comunicazione come °educativa: diffonde le competenze comunicative e assiste tutte le componenti dell'organizzazione trasmettano all'esterno/interno messaggi coerenti.Quale il rapporto con la situazione italiana?Stupisce il quasi parallelismo con il nostro mercato. Anche qui stiamo assistendo ad una sfiducia generalizzata nei confronti delle organizzazioni (soprattutto quelle pubbliche e quelle private, con riflessi borsistici). È il discorso sulla legittimità sociale delle organizzazioni -la loro licenza ad operare- che dipende dalla capacità di soddisfare le aspettative dei suoi pubblici influenti dando luogo a processi inclusivi nella fase di definizione degli obiettivi. E che altro non sono che i diversi profili che compongono il ruolo strategico delle relazioni pubbliche.(fv) 

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