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Le Rp spartiacque della comunicazione

17/06/2010

L'on line avrà sempre maggiore rilevanza. Lo sostiene Claudio Velardi in un'intervista esclusiva a Ferpi. Velardi è stato uno dei protagonisti del Forum della Comunicazione 2010 dov'è intervenuto in uno dei workshop più attesi e seguiti: _Comunicazione e Potere_ . Intervistato dal giornalista Fabio Angelicchio de La7, ha dibattutto con il parlamentare ed editore Italo Bocchino e il giornalista Peppino Caldarola sul rapporto politica-comunicazione-informazione a partire dalla querelle sul nuovo ddl sulle intercettazioni.

di Valeria Cecilia
Claudio Velardi, amministratore delegato e fondatore di Reti, società specializzata in lobby e public affairs, nell’ambito del Forum della Comunicazione ha curato un incontro sul tema del rapporto tra media e potere. Secondo Velardi, la bilancia del potere, i decisori e i pubblici, si sta spostando, anche se lentamente, grazie alle nuove forme di comunicazione interattive. Ma per il futuro c’è bisogno di selezione e qualità dei contenuti, cui anche la comunicazione pubblica ha il dovere etico di contribuire. Anche se il processo, sostiene, sarà generato automaticamente grazie alla crescita culturale in corso degli utenti.
Negli anni ’70 gli hacker iniziarono a operare le prime intrusioni nei data base chiusi delle grandi organizzazioni americane, sostenendo che “chi detiene le informazioni detiene il potere”. Oggi, dopo 40 anni, nell’esplosione del web 2.0 a che punto siamo? Il potere si è effettivamente distribuito tra i pubblici?
Oggi è innegabile che gli utenti hanno preso a giocare una parte attiva nel flusso informativo. E io sono convinto che i nuovi strumenti di comunicazione stiano stimolando una reale crescita culturale della pubblica opinione, che è più partecipe alle questioni di interesse pubblico. Un esempio su tutti è il fermento di opinione sulla cosiddetta “legge bavaglio”: a prescindere da come la si pensa, la cosa positiva è la partecipazione dell’opinione pubblica. Ma certo, questo spostamento di equilibrio è lento, anche perché il nuovo protagonismo dell’opinione pubblica non è privo di problemi…
Ad esempio?
Il problema nuovo rispetto all’invasione comunicativa è la certezza e la qualità delle informazioni. Gli strumenti di comunicazione e informazione interattiva diffondono in maniera orizzontale una crescita, mentre viene in parte penalizzato l’approfondimento. Lo vedo anche con mio figlio, 22enne, che riesce a informarsi su tante cose, molto di più di quanto potessi fare io alla sua età, ma ovviamente sostiene fino a un certo punto una chiacchierata di approfondimento. Ma in ogni caso il bilancio è più positivo che negativo. Non vorrei mai che si tornasse indietro.
Come si può influenzare o provocare una selezione dei contenuti?
La via non sarà certo istituzionale, burocratica o legale. In parte sarà un processo spontaneo culturale. Io sono molto fiducioso nelle persone e sono sicuro tenderanno sempre più a selezionare i contenuti che girano in rete, privilegiando quanto è credibile e davvero utile. Si va infatti sempre più verso la specializzazione tematica anche dei social network e dei blog. Lo dimostra anche l’arresto della crescita esponenziale di Facebook che è un canale bellissimo per le piacevoli chiacchiere personali ma non certo per fare informazione.
E le relazioni pubbliche hanno un ruolo in questa invasione comunicativa?
Certamente, e lo spartiacque lo fanno l’etica, la professionalità, l’attendibilità, soprattutto per chi fa comunicazione pubblica che ha il compito delicato di diffondere informazioni sulle attività istituzionali.
E voi quanto utilizzate l’on line per il vostro lavoro di lobby?
Praticamente tutte le nostre attività di lobby si svolgono on line, attraverso la nostra presenza sui social network, la creazione di blog, anche se le relazioni personali non sono certo venute meno, perché non sono sostituite dal web.
E la stampa tradizionale che ruolo ha oggi nel dialogo tra i decisori e le organizzazioni?
Viene ritenuta decisiva, ma forse viene sopravvalutata. Si pensa ancora, sbagliando, che un pezzo su un giornale (anche se a volte è chiaramente una “marchetta”) possa cambiare le sorti di un’azienda o di un’organizzazione, mentre non è così. Conta di più un lavoro alle radici, di grassroots, fatto sui networks, attraverso relazioni privilegiate con i decisori… E soprattutto a decidere sono i contenuti, questo non va mai dimenticato.
A novembre ha lanciato Thefrontpage, un blog dedicato alla politica. Con quale aspettative?
E’ nato per volontà mia e di Fabrizio Rondolino, entrambi “malati di politica”. Lo abbiamo pensato come strumento di informazione politica, ma poi abbiamo constatato che gli utenti sono molto interessati a tematiche varie, quali le scienze, la metafisica, la religione. La politica oggi interessa meno, anche questo è un segnale che abbiamo registrato.
Quindi Thefrontpage ha un piano di riserva per il futuro?
Ci faremo portare dalla rete, guidano gli utenti, il potere si è spostato…
Ha comprato l’iPad?
Ce l’ho qui sulla mia scrivania adesso. E’ uno strumento meraviglioso.
Pensa che contribuirà a cambiare ulteriormente la comunicazione? Come?
Intanto c’è un paradosso. L’iPad mi sta dando l’opportunità di riprendere a leggere i giornali cartacei, avevo praticamente smesso, in favore dell’on line. E’ una piacevole riscoperta. Ma l’aspetto fondamentale dell’iPad è che porti con te, ad un peso di 500 grammi, l’intero mondo. Il tuo lavoro e anche il tuo divertimento, che è un aspetto sempre più importante della nostra vita.

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