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L'equilibrio emotivo nella gestione delle relazioni

10/02/2011

Alla base di molti comportamenti, tanto nell'ambito personale quanto in quello professionale, l'equilibrio emotivo aiuta a risolvere i problemi, ad essere più produttivi, a migliorare il rapporto con gli altri a risolvere i problemi con maggiore velocità ed efficienza, aspetti indispensabili anche ai relatori pubblici. Ne parla _Claudio Maffei_ nel suo nuovo libro _Stai come vuoi,_ di cui anticipiamo le pagine introduttive.

di Claudio Maffei
“La più grande scoperta della nostra generazione consiste nella facoltà che ha l’individuo di trasformare la propria vita cambiando i pensieri. Perché i nostri pensieri determinano il nostro destino”. (William James).
I problemi che si incontrano quotidianamente hanno spesso origine dentro di noi: stati d’animo non gestiti adeguatamente creano paure e ostacoli. Perciò la risorsa più efficace che abbiamo a disposizione è il nostro equilibrio emotivo.
La parola “equilibrio” contiene “libra”, cioè “bilancia”. Questa definizione mi fa pensare ad una bilancia con i piatti pari, sullo stesso livello. Quando ci si trova in questa condizione, si ha la piena padronanza di sé, ci si trova in un particolare stato di grazia, nel quale è possibile prendere le decisioni più efficaci.
L’idea alla base di questo libro è: Stai come vuoi. Se provi soddisfazione per come ti stanno andando le cose, indipendentemente dal giudizio che gli altri possono esprimere, se ti senti quasi sempre in pace con te stesso, vuol dire che hai già trovato il “tuo” equilibrio e non hai bisogno d’altro. Insomma, stai bene così come stai.
Quando invece questo equilibrio si rompe, avverti una sensazione di disagio o di inadeguatezza, non sai come affrontare le sfide che ti si presentano ogni giorno, ti senti vittima degli accadimenti: per sentirti bene, hai bisogno di riallineare i piatti della tua bilancia interiore.
La bella notizia è che l’equilibrio dipende da noi: noi siamo liberi di decidere come vogliamo stare.
Ogni capitolo di questo libro ha come titolo una parola chiave. Ciascuna di esse rappresenta una tappa all’interno di un percorso alla “ricerca dell’equilibrio perduto”. L’obiettivo è acquisire maggiore consapevolezza, quindi si potrà passare direttamente all’azione. Non c’è nulla di meglio che agire per avere successo ed essere finalmente in grado di gestire i propri stati d’animo.
Puoi stare come vuoi tu, piuttosto che come vogliono gli altri, o come sembra ti sia imposto dalle tue vicende personali.
I temi che affronteremo hanno a che fare con la libertà. Siamo liberi, o crediamo di esserlo, ma spesso non ci rendiamo conto delle “catene” che noi stessi ci costruiamo quando non siamo in grado di controllare le nostre stesse emozioni.
“Emozione” viene dal latino “ex-movere”, che significa uscire, “spostarsi da”. Si tratta perciò di qualcosa che, uscendo da noi, si manifesta sotto forma di reazione affettiva intensa e di breve durata, determinata da uno stimolo interno o esterno. L’emozione è diversa dall’umore che, invece, dura di più e non ha uno stimolo ben identificato. Alcuni poeti tendono a mantenere, ad esempio, un umore malinconico, che li aiuta a trovare l’ispirazione. Ciò non significa necessariamente che siano esposti al pericolo che deriva da forti sentimenti improvvisi.
Viceversa, le emozioni sono potenti motori che ci spingono, nell’immediato, ad adottare comportamenti più o meno efficaci. Sono forze e, in quanto tali, sono nostre preziose alleate in determinate circostanze, quando opportunamente gestite. Al contrario, se sono fuori controllo, possono avere effetti devastanti.
Perché ci emozioniamo? E’ scritto nei nostri geni. Se non ci emozionassimo, non saremmo nemmeno capaci di innamorarci. L’innamoramento e l’amore sono fondamentali per la vita stessa. Ecco perché, senza emozioni, non potremmo nemmeno definirci esseri umani.
Perfino la paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Vi è mai capitato di sfiorare un TIR in autostrada? A me è accaduto: ero alla guida da molto tempo, e mi trovavo in uno stato quasi ipnotico, ma quell’attimo fuggente me lo ricordo bene. Chi l’ha sperimentato sa che, in un solo istante, si riesce a recuperare il controllo di tutti i sensi. La scarica di adrenalina permette al sangue di circolare meglio, agli occhi di migliorare istantaneamente la propria visione, ai riflessi di risvegliarsi. Soprattutto si trovano i mezzi, in un batter d’occhio, per potersi mettere in salvo.
Le emozioni sono anche un fatto culturale. Diverse culture danno origine ad emozioni diverse. Nel sud dell’Italia, così come in Grecia o in altri paesi mediterranei, fino a qualche tempo fa, nei funerali, si vedevano le prefiche. Vere e proprie professioniste della lamentazione, queste donne, vestite di nero, con un velo in testa, si recavano, dietro pagamento di un compenso, presso la casa del defunto, con il solo compito di piangere ostentatamente, secondo un preciso rituale. Il loro obiettivo era sottolineare il dolore e forse incoraggiare i presenti ad esprimere la propria emozione in modo “adeguato”.
Cambiando latitudine, a New Orleans, la musica cambia, completamente. Qui, ancora oggi, nei quartieri ad alta maggioranza creola e di colore, si celebra il rito dei funerali con le “band” che suonano musica jazz, a significare che, una volta elaborato il lutto, la vita continua ed è soprattutto gioia. Se, nell’Europa meridionale, si voleva sottolineare la disperazione dovuta al distacco, a New Orleans si enfatizza la fede nella continuità della vita spirituale oltre la morte.
Sappiamo anche che, in alcuni paesi, si ritiene positivo dimostrare apertamente i propri sentimenti, mentre altrove la stessa cosa è considerata disdicevole. Ciò che abbiamo appena descritto, per esempio, è addirittura improponibile nel Regno Unito, dove la compostezza è gradita.
Non esistono emozioni positive e negative in assoluto. La valenza che esse assumono varia secondo gli effetti che queste hanno nel breve o nel lungo periodo. Nell’immediato, infatti, si riscontra un improvviso miglioramento delle capacità mentali, fisiche e organizzative (il cosiddetto “eustress”, o stress buono). Viceversa, una esposizione prolungata alla condizione stressante può avere effetti deleteri per la salute.
Le emozioni assumono un diverso valore anche secondo il contesto in cui si manifestano, come abbiamo osservato poco fa a proposito delle differenze culturali. Soprattutto assumono il significato che vogliamo loro attribuire.
Per esempio, molte persone hanno paura di parlare in pubblico. Da una ricerca effettuata recentemente negli Stati Uniti, è emerso che questa vera e propria fobia interessa il 60% circa della popolazione e viene al terzo posto, dopo la paura di morire e quella di essere colpiti da malattia invalidante. Eppure, chi è abituato a parlare in pubblico, non solo lo considera un fatto del tutto naturale, ma spesso si diverte pure a farlo. Basti pensare agli attori di teatro, che soffrono quando in sala ci sono solo poche persone e si caricano di energia positiva, al contrario, quando si trovano davanti ad una platea gremita. La loro paura di entrare in scena è vissuta in modo estremamente positivo: la scarica di adrenalina li aiuta a dare il meglio di sé.
La paura è una delle emozioni primarie, strettamente legata alla sopravvivenza. Ai nostri progenitori era utilissima per mettersi in salvo di fronte al pericolo di essere aggrediti dalla tigre coi denti a sciabola. D’altra parte, anche se nessun animale feroce sta minacciando la nostra incolumità, lo stesso meccanismo emotivo può scattare improvvisamente, anche in situazioni tranquille, come quando ci viene richiesto di esprimere un nostro parere nel corso di una riunione. E’ in questo contesto che la stessa emozione diventa improduttiva.
Per questo si parla spesso della necessità di acquisire un maggiore autocontrollo. D’altra parte, il 75% di ulcere, gastriti, coliti, psoriasi ed altri malanni di varia natura e intensità ha origini psicosomatiche.
Nel corso degli anni ho imparato moltissimo dai neurologi e dalle neuroscienze. Vedo il corpo umano come un insieme biochimico, dove le emozioni rappresentano delle vere e proprie forze. Se tentiamo di ingabbiarle, queste forze finiscono con lo scatenarsi sull’organismo, andando a colpire i punti più deboli, causando danni, a volte di grave entità. Per questa ragione, le emozioni non devono essere represse, ma accettate come un fatto naturale e opportunamente gestite.
A questo proposito, ho letto recentemente una storia particolarmente simpatica, che vi voglio riproporre e che parla di un porcospino timido.
C’era una volta un piccolo porcospino, rimasto orfano. Cresceva da solo, così nessuno poteva insegnargli le regole della convivenza. Ogni volta che qualcuno gli si avvicinava, lui non sapeva far altro che mostrare i propri aculei. Gli aculei fanno male, quindi, con l’andare del tempo, nessuno più gli si avvicinava e il porcospino pensava che nessuno gli volesse bene. Un giorno, uno strano animale rimase accanto a lui. Allora il porcospino gli disse: ”Sei l’unico a non scappare da me. Non capisco come mai.” La tartaruga gli rispose: “Gli altri animali si tengono lontani perché li pungi coi tuoi aculei e gli fai male”. Il porcospino fu sorpreso: Non poteva immaginare che lui, povera creatura indifesa, fosse in grado di procurare dolore agli altri. La saggia tartaruga allora cominciò ad insegnargli a trattenere gli aculei e il porcospino si dimostrò un bravo allievo. In poco tempo imparò a contenersi. Così, piano piano, gli altri animali cominciarono ad avvicinarsi e a diventare amici. Un giorno, mentre il porcospino stava giocando con loro, si sentì una risata tremenda che fece scappare tutti lontano. Il porcospino non conosceva la iena e rimase. La iena si avvicinò minacciosa verso il porcospino e, quando la sentì vicina, il piccolo animale, istintivamente, attivò i suoi aculei e punse la iena, che si mise in fuga. Il porcospino ci rimase male perché questa volta non era riuscito a controllarsi, ma, dopo un po’, tornarono gli altri animaletti e gli corsero incontro ringraziandolo perché aveva difeso il territorio dall’attacco della iena. Così, il porcospino imparò che ci sono occasioni in cui è un bene essere attrezzati per difendere opportunamente se stessi e i propri amici….
In questo libro, impareremo a decidere il comportamento più adatto, in funzione dell’evento che lo ha determinato. Conosceremo gli strumenti che ci saranno di aiuto per essere finalmente liberi di scegliere ciò che davvero vogliamo. Decideremo quando è bene usare le nostre emozioni, così come sono, e quando, invece, è meglio incanalarne in un’altra direzione o ridurne l’intensità.

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