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L'esempio della California non smette di fare scuola

18/01/2011

In una recente intervista a _Il Sole 24 Ore,_ _Marco Massarotto_ racconta la sua esperienza di giovane imprenditore delle digital PR ed invita a gettare uno sguardo oltreoceano, perché “viviamo in una società iperattiva, che trabocca di sfide”, basta avere voglia di coglierle.

di Giorgia Petrini
Marco Massarotto è veneto e vive a Milano da 15 anni. Si occupa di comunicazione e nel 2006 ha aperto la sua agenzia. Oggi ha 39 anni ed è fondatore e amministratore delegato di Hagakure. «Viviamo in una società iperattiva, che trabocca di sfide da cogliere e di possibilità, anche da noi e anche nonostante tutte le rigidità del sistema» sostiene. Ma davvero la California, per noi italiani poeti e pensatori, è lo Stato a cui guardare? Secondo Massarotto sì, basta “averne voglia”.
Cos’è Hagakure e cosa fate?
Hagakure si occupa di digital communication. Analizziamo la web reputation dei clienti (quello che le persone dicono di loro in rete), per fare piani di comunicazione sui social media e per individuare gli “online influencer”, odierni opinionisti del web.
Come e perché è nata Hagakure? Sei soddisfatto o potevi fare di più?
Sono molto soddisfatto e possiamo fare molto di più. In pochi anni Hagakure è cresciuta sino a diventare un’agenzia di quasi 3o persone, ora la sfida è giocare “con i grandi” e alzare il tiro sempre di più.
Quando hai cominciato e come?
Ho cominciato dopo un viaggio fatto nel 2005 negli States. Ho visto il mondo con altri occhi intuendo in anticipo cosa sarebbe arrivato da noi 5 anni dopo.
Col senno di poi faresti le stesse scelte?
Sai come si dice: “chi fa, sbaglia”. Sono sicuro di aver fatto moltissimi errori, forse di alcuni non ne sono neanche pienamente consapevole. Credo però che grazie ai propri errori e alla capacità di riconoscerli si impari e si cresca, quindi se tornassi indietro vorrei sbagliare quanto e più di prima.
Cosa diresti ai nostri giovani di oggi che spesso si sentono persi in un futuro privo di opportunità?
Che vadano a farsi curare. Scherzi a parte, chi pensa che il futuro sia privo di opportunità ha dei grossi problemi a mio modo di vedere, prima di relazione e poi di rapporto con la vita. Viviamo in una società iperattiva, che trabocca di sfide da cogliere e di possibilità, anche da noi e anche nonostante tutte le rigidità del nostro sistema. Se non sanno come fare si facciano un bel viaggio in California e prendano esempio da un Paese che non sta mai fermo e crea sempre qualcosa di nuovo.
E le donne? Secondo te l’Italia è davvero un Paese maschilista come molte di noi sostengono o in realtà, a volerlo davvero, avremmo di che fare a prescindere?
La mia agenzia spopola di donne, con le quali mi trovo benissimo a lavorare. A livello politico e istituzionale sono poco rappresentate, ma non so se dipenda dal maschilismo o da tradizioni dure a morire. Forse dipende anche dal fatto che le donne devono ancora imparare trucchi e mestieri della politica che gli uomini “praticano” da secoli.
Ti senti mai un “disadattato” in un Paese gerontocratico?
Non mi preoccupa l’età di chi ci governa, ma l’incompetenza. Viviamo in un Paese dove non vince mai il merito e dove spesso premiamo chi lavora peggio. Questo si, mi fa sentire un “disadattato”.
Secondo te “farsi da soli” o “inventarsi un mestiere” oggi è possibile?
Sì, è possibile in qualunque mestiere. Questo è il Paese delle botteghe, degli artisti, dei designer di moda. Dovremmo ritrovare la vena creativa del nostro rinascimento, in cui eravamo abituati a creare mondi. Oggi si combatte contro il precariato che di per sé non significa nulla: tutti pretendono un lavoro e delle garanzie, ma nessuno ha voglia di imparare e di fare. Lo statalismo degli ultimi cento anni ha devastato il nostro spirito imprenditoriale e creativo. Colpa del corporativismo fascista prima e dell’assistenzialismo democristiano poi. Sarà dura liberarsi di questo modo di pensare, ci vorrà una generazione, forse due.
Tratto da Il Sole 24 Ore

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