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L'etica della comunicazione

24/12/2010

Tra un professionista ed il suo interlocutore esiste una “asimmetria informativa” dovuta alle conoscenze che caratterizzano il primo. All’interno degli ordini professionali esistono codici di comportamento che però, molto spesso, non parlano in alcun modo di etica dell’informazione e della comunicazione che invece dovrebbero essere fondamentali. Alcune riflessioni del vicepresidente Ferpi, _Giampietro Vecchiato._

di Giampietro Vecchiato
L’etica professionale affronta le questioni morali che sorgono quando un professionista (medico,avvocato, commercialista, ecc.) trasferisce un’informazione a un suo paziente/cliente.
Tra i due vi è infatti quella che gli studiosi chiamano “asimmetria informativa” dovuta alle conoscenze specialistiche che caratterizzano i professionisti.
Tali conoscenze conferiscono a tutti i professionisti autorità e potere. I clienti devono quindi imparare a “fidarsi” del servizio fornito dal professionista.
Per evitare lo sfruttamento dei clienti e preservare l’integrità e la reputazione della professione, gli ordini professionali si sono dotati di codici di pratica o di condotta che consentono alla comunità professionale di delineare standard omogenei di comportamento.
Molto spesso, però, tali codici non parlano né di etica dell’informazione né di etica della comunicazione.
Una comunicazione etica in ambito professionale dovrebbe invece essere una caratteristica fondamentale per ogni persona, soprattutto in presenza di una relazione diretta e personale tra il professionista ed il cliente. Essa racchiude e sintetizza molteplici aspetti: valori personali, valori dell’organizzazione e/o dello studio, competenza, esperienza, abilità di espressione scritta e orale, capacità di ascolto.
Ogni professionista detiene, come abbiamo visto, informazioni, competenze e conoscenze che lo pongono in posizione di temporanea superiorità rispetto al cliente. Anche il “come” si trasferiscono le informazioni è in grado di influenzare in modo determinante il contenuto e quindi la relazione.
Una comunicazione etica si può apprendere e sviluppare nel tempo, con lo studio e con la pratica, sia a livello individuale che di team.
Le linee guida di una comunicazione etica dovrebbero fare riferimento alla verità, all’accuratezza, all’onestà come aspetti essenziali dell’integrità della comunicazione, ma anche all’impegno nel prevenire e nel risolvere conflitti.
Altri aspetti importanti per una comunicazione etica potrebbero essere:

ascoltare quando gli altri parlano (senza giungere a conclusioni affrettate) e impegnarsi nel dialogo;
evitare di interrompere o di avviare dialoghi paralleli (con i colleghi, ad esempio);
rispettare l’opinione degli altri;
esprimersi senza giudicare o valutare le persone;
parlare in prima persona (io ritengo, io penso…..);
cercare di mettersi nei panni degli altri (empatia);
evitare generalizzazioni;
dare tempo ai pazienti/clienti di esprimersi;
favorire la creazione di un clima comunicativo ricco di cura, rispetto e comprensione;
condividere le informazioni nel rispetto della privacy;
assumersi sempre la responsabilità delle conseguenze dei propri atti comunicativi;
dichiarare se non si è in grado di dare una risposta;
utilizzare frasi brevi, semplici, non ambigue;
considerare le conseguenze di una comunicazione scorretta o parziale;
distinguere nettamente i fatti dalle opinioni.

È necessario, dunque, tenere sempre ben presente che l’autenticità e i contenuti etici della comunicazione non sono sempre sufficienti e possono essere “traditi”, nella maggior parte dei casi in modo involontario, con molta facilità. Il nostro comportamento può, infatti, essere fonte “inconsapevole” di incomprensioni, insoddisfazione, ostilità, conflitto.
Solo una comunicazione etica a 360° può assicurare la trasparenza e la reale comprensione tra le persone.

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