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LinkedIn, dalla Rete agli incontri dal vivo

30/06/2008

Far parte di una rete sociale non basta. Così da qualche tempo a Roma e Milano gli iscritti al popolare social network professionale si incontrano con regolarità, per conoscersi di persona e scambiarsi opportunità di collaborazione faccia a faccia.

di Umberto Santucci


Inscriversi a LinkedIn , la rete internazionale di professionisti, manager e quadri, è facile e gratuito. Capire bene come usare le opportunità offerte dalla rete è ben altra cosa. Le domande sono molte. È meglio avere molti o pochi contatti? Strettamente professionali o di vario genere? Che vantaggio c’è ad aderire a gruppi? Ognuno ha i suoi contatti di primo livello, persone che conosce o con cui ha a che fare nella sua attività. Per tenere i contatti con queste persone però non serve passare per una rete pubblica come LinkedIn, basta la propria mailing list. Il vantaggio di LinkedIn è che gli iscritti possono vedere il mio profilo e i miei contatti, io posso vedere il profilo e i contatti di un collega, se cerco una persona LinkedIn mi mostra a quale livello si trova, per cui se è al secondo livello mi dice attraverso chi, della mia rete, posso raggiungerla.


La potenza di LinkedIn è proprio nei diversi livelli di contatto, basata sulla teoria dei mondi piccoli o dei sei gradi di separazione di Milgram, secondo cui qualsiasi elemento di una rete di qualsiasi complessità, può collegarsi con qualsiasi altro elemento della rete servendosi di un numero limitato di collegamenti. Tuttavia, già raggiungere contatti di secondo livello è un grosso problema, perché devo rivolgermi al mio contatto di primo livello, spiegargli per quale ragione desidero raggiungere un suo contatto di primo livello (per me secondo livello), rassicurarlo sul fatto che non intendo disturbare il suo contatto, ma magari offrirgli o proporgli qualcosa di utile. Ma questo è tutt’altro che facile, perché si basa fortemente su un’etichetta di rete che va rispettata per poter agire nella rete in modo gradito agli altri e godere di buona reputazione.


Dunque, se resto solo nell’ambito dei miei contatti di primo livello è inutile, perché li posso raggiungere comunque con una email. Se scrivo a persone che non conosco faccio spam. Se mi servo dei miei contatti di primo livello per farmi presentare ai loro contatti che per me sono di secondo livello faccio la cosa migliore da fare, e uso la vera potenza di LinkedIn. Ma per quale ragione posso farlo? Non certo per vendere miei prodotti o servizi, perché nessuno mi presenterebbe i suoi amici perché io possa importunarli con i miei tentativi di vendita. Posso farlo invece per consigliare qualcosa che può essere utile o interessante per loro, come avviene nella vita reale. Non direi mai a un amico che c’è un altro amico che vende fotocamere digitali. Se so che cerca una fotocamera, gli consiglierò l’amico come persona di cui mi fido, che può aiutarlo a trovare la soluzione migliore. Come fare a realizzare questo tipo di rapporto con LinkedIn? Non è facile, perché non può essere fatto in modo automatico, ma personalizzato. Il mio povero contatto dovrebbe scrivere a ognuno dei suoi contatti spiegando loro per quale ragione ritiene opportuno metterli in contatto con me. È un vero lavoro, che non mi sento di chiedere a nessuno dei miei contatti.


Come fare allora? Una possibilità è iscriversi a gruppi che mettono insieme interessi simili. Io sono iscritto a Complexlab, un gruppo di studiosi della complessità e delle teorie del caos e delle reti, a Comunitàzione, un gruppo di giovani comunicatori, a Managerzen, un gruppo che fa capo alla comunità di management umanistico, e a PPU, il gruppo dei Professional People in Urbe, ovvero dei professionisti iscritti a LinkedIn che vivono e lavorano a Roma e dintorni. All’interno di questi gruppi non posso certo fare spam, però posso scrivere un articolo, partecipare a una discussione, farmi conoscere dai membri del gruppo. In tal modo posso entrare in comunicazione anche con nuovi contatti, che mi accoglieranno con interesse non foss’altro perché condivido con loro i motivi che ci fanno appartenere allo stesso gruppo. Già da tre anni si è costituito a Milano il gruppo MilanIn che Pier Carlo Pozzati ha ideato e presiede, con lo scopo di riunire i linkediniani milanesi, e di farli incontrare fisicamente, oltre che nel web. I soci possono proporre idee di business, incontri, iniziative, per incontrare e conoscere personalmente partner possibili e persone comunque interessate. Ad ogni incontro i partecipanti tornano a casa dopo aver scambiato numerosi biglietti da visita, e creato quindi contatti personali nuovi.


Da quest’anno la stessa cosa è avvenuta a Roma, per iniziativa di Carmen Lo Duca e altri suoi amici e colleghi, con incontri mensili, il primo dei quali è avvenuto il 14 gennaio in un nuovo caffè romano molto trendy, con un intervento dello stesso Pozzati che ci ha raccontato di Milanin e i suoi 3.600 soci, e di Fabio Scognamiglio che ci ha raccontato del suo interessante lavoro di marketing finance manager in una multinazionale, e dell’uso che fa dei suoi 1.000 contatti LinkedIn di primo livello. Il tutto è stato preceduto da una cena in piedi e da buone libagioni che hanno favorito la conoscenza fisica dei numerosi partecipanti. Gli incontri sono proseguiti con una mia presentazione del problem solving strategico, la presentazione di una società di outsourcing, altre serate documentate nel sito di PPU. In ogni serata abbiamo potuto rivedere amici e colleghi, ma soprattutto conoscere il protagonista e nuove persone, nel clima informale del finger food e di buone bevande alcoliche e non, e sempre in locali belli e chic.


Il computer e il web, se da una parte ci mettono in contatto virtuale con chiunque, dall’altra acuiscono il bisogno di incontrarsi in modo personale, fisico e multisensoriale, all’insegna del piacere di vedersi, conoscersi, parlare, ascoltare, mangiare e bere. Se al buffet o intorno a un tavolo ci sono alcune persone nuove e si instaura una buona conversazione, il contatto è attivato: ci si scambiano i biglietti da visita e all’indomani ci si invita a far parte della rete di primo livello.


In una delle serate PPU Marco Lungo, direttore generale di LatteMiele Network, ha detto che già nei rapporti normali, ma ancor più nei social network, è importante essere credibili. Se ci presentiamo in un certo modo, chi ci contatta deve avere la sensazione che siamo proprio così, che non ci stiamo spacciando per ciò che non siamo, e che quindi può fidarsi nell’interagire con noi. Per ottenere fiducia è importante curare bene il proprio profilo, metterci la propria faccia per farci vedere come siamo, spiegare bene che cosa facciamo, non tanto per esibirci, ma mettendoci nei panni di chi visiterà il nostro profilo, e pensando di proporgli qualcosa che possa interessarlo.


Se poi ogni tanto ci si incontra di persona, ognuno può verificare se quel profilo rappresenta veramente la persona in carne ed ossa che si trova davanti. Anche la rete personale deve essere credibile, deve dare l’idea di contatti che ho scelto e ho invitato perché li conosco e li stimo. Ovviamente, se un aderente al gruppo PPU si trova a Milano e vuole partecipare a un incontro di MilanIn, può farlo. Basta che si registri in tempo, dato che gli incontri si tengono in sedi che contengono qualche centinaio di persone e gli iscritti superano il migliaio.


Penso che se questi gruppi di incontri locali faccia a faccia si diffonderanno a complemento delle reti virtuali, queste esprimeranno tutta la loro potenza, e ci aiuteranno a vincere la difficoltà che specialmente nelle grandi città tutti noi troviamo nel fare nuove conoscenze e nuovi incontri professionali e personali. Mi auguro perciò che si diffondano anche in altre città, per affiancare alle reti virtuali reti fisiche, professionali ma anche divertenti, in una visione del web che integra i rapporti personali faccia a faccia, invece di sostituirli.


tratto da Apogeonline.com

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