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L’italiano istituzionale, alleato di una buona comunicazione pubblica

#MercatoLavoro

19/04/2019

Rita Palumbo

Questa settimana Rita Palumbo ospita nella sua rubrica #MercatoLavoro un intervento di Daniela Vellutino, docente di Italiano istituzionale e di Comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali all’Università di Salerno, autrice del volume “L’italiano istituzionale per la comunicazione pubblica”, edito da Il Mulino.

di Daniela Vellutino

(descrizione) “La lingua italiana può aiutare la trasformazione digitale del nostro Paese e, in particolare, può favorire la comunicazione delle amministrazioni pubbliche. L’Italiano istituzionale è il  modello di lingua per i testi ufficiali delle organizzazioni, per comunicare in modo chiaro, comprensibile, preciso e accessibile al maggior numero di persone e di dispositivi digitali. Nel volume sono descritte le caratteristiche dei linguaggi istituzionali delle PA e sono fornite indicazioni su come progettare testi istituzionali mediali accessibili. È una guida per i professionisti della comunicazione che devono sviluppare abilità di scrittura nel contesto di attività d’informazione e comunicazione del settore pubblico”. 

L’italiano istituzionale è la lingua chiara e comprensibile delle leggi, degli atti amministrativi, delle sentenze, degli avvisi pubblici, dei moduli e delle bollette, delle tasse da pagare, delle notizie dei tanti media delle istituzioni, dai siti web ai social. Una lingua che mette in comunicazione facilmente le istituzioni tra loro e con i cittadini. Una lingua che varia a seconda dei contesti comunicativi e degli scopi dell’istituzione che comunica: passando dall’italiano tecnico dei linguaggi speciali del diritto e dell’amministrazione a quello più semplice dei linguaggi mediali che utilizzano linguaggi comunicativi del giornalismo e della pubblicità. L’italiano istituzionale per la comunicazione pubblica è tutto questo: una lingua scritta e parlata dalle istituzioni che la codifica digitale e mediale sta trasformando, arricchendosi non solo con l’ipertestualità, l’indicizzazione e la crossmedialità ma anche con l’interoperabilità tra sistemi informativi, l’interazione con il pubblico e l’ibridazione dei linguaggi. Un italiano usabile da istituzioni capaci di evolversi e di fare evolvere il web 3.0 in 4.0 e oltre.

La buona padronanza della lingua italiana è una competenza chiave per istituzioni e aziende. È una soft skill per la formazione di comunicatori e di manager per i quali il buon uso della lingua italiana è funzionale a pensare, comunicare e migliorare le performance aziendali. Per molto tempo non solo i linguisti hanno considerato che la lingua parlata e scritta dalle amministrazioni pubbliche, il cosiddetto burocratese, fosse un ostacolo per buona amministrazione. Barriera per la trasparenza amministrativa, per l’accessibilità ai dati pubblici e ai documenti ufficiali. Il segno dei tempi in cui alle PA poco importa la leggibilità e la comprensibilità dei testi. Una PA per cui la reputazione non è un valore da perseguire attraverso relazioni pubbliche. Questi tempi non finiranno se non si punterà sulla formazione linguistica dei comunicatori. È tempo di formare professionisti della comunicazione e manager per i quali l’italiano istituzionale sia il modello di lingua per farsi capire da persone che non sono più solo utenti o contribuenti, ma “co-designer” che partecipano alle decisioni, co-progettando i servizi digitali, ridisegnando in base ai propri bisogni, organizzazioni accessibili a tutti, persone e dispositivi digitali.

Leggi e atti amministrativi scritti male e comunicati peggio sono più difficili da capire e dunque da rispettare. Alle istituzioni serve una lingua chiara per favorire la conoscenza delle disposizioni normative e facilitarne così l’applicazione. Una lingua semplice per favorire l’accesso ai servizi pubblici e per diffondere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale. Una lingua accessibile per favorire i processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati, la conoscenza dell’avvio e del percorso dei procedimenti amministrativi. Una lingua utile a promuovere l’immagine delle amministrazioni, dell’Italia, in Europa e nel mondo, rendendo noti e visibili gli eventi d’importanza locale, regionale, nazionale ed internazionale. Queste sono le principali finalità della legge 150/00 (art. 1) che disciplina le attività d’informazione e comunicazione nelle amministrazioni pubbliche. Una legge che molti vorrebbero cambiare quando, invece, andrebbe semplicemente fatta rispettare. È una norma che delinea chiari principi e finalità. Una norma che ha istituzionalizzato strutture per l’informazione e la comunicazione nelle PA in cui devono operare diversi professionisti con differenti specializzazioni che le evoluzioni tecnologiche trasformano giorno per giorno. La legge 150/00, se applicata e rispettata, creerebbe tanti posti di lavoro per chi si occupa di comunicazione, relazioni pubbliche e giornalismo.

Il mio libro è una guida per i professionisti della comunicazione che devono sviluppare abilità di scrittura nel contesto di attività d’informazione e comunicazione del settore pubblico.  Professionisti capaci di usare, trasmettere e innovare l’italiano istituzionale come modello di lingua per le comunicazioni ufficiali delle istituzioni del nostro Paese.




L’italiano istituzionale per la comunicazione pubblica
Daniela Vellutino
Il Mulino, 2018
pp. 224, € 21,00

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