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Lo sport ci racconta il post-apartheid

25/07/2006

Una fotografia del Sudafrica post-apartheid vista attraverso la lente dello sport che, come fa notare l'Economist, rimane una cartina di tornasole dell'aggregazione razziale.

La nazionale sudafricana di cricket ha un capitano dalla pelle bianca. Tuttavia, dopo un suo infortunio, si è dovuto cercare un sostituto, ed è stato scelto Ashwell Prince. Così, per la prima volta, a capo della squadra è arrivato un giocatore di colore, il che ha provocato un certo subbuglio: il cricket ha un'enorme importanza in questo Paese, e l'arrivo del primo allenatore non bianco è stato preso come un segno di come il Paese stia cambiando.La notizia ha funzionato da scossa per un argomento spinoso da sempre, quello dell'integrazione e del superamento dell'apartheid, che secondo l'opinione di molti, va troppo a rilento -  e il clamore provocato dall'arrivo di Prince ne sarebbe la dimostrazione. Infatti, in un Paese in cui i bianchi sono appena il 9 per cento della popolazione, solo 5 giocatori su 13 sono di colore, e questo dato è già considerato un segnale positivo. Simile è la situazione nel rugby, in cui lo schieramento in campo di 6 giocatori di colore su 15 è stato il traguardo migliore da sempre.Naturalmente, la questione dell'introduzione di "quote razziali" è stata già affrontata e, in passato, adottata. Ma per ora si è scelto di accantonarla. Sembra meglio affrontare il problema dal basso, e invece di piazzare in squadra giocatori non bianchi solo per dare un aria di correttezza politica, si deve lavorare per diffondere meglio la cultura dello sport, per costruire i campi da gioco nelle città e nei piccoli centri, per allenare giovani e bambini. Le ingerenze non piacciono neanche a star dello sport come Kevin Pietersen e Clyde Rathbone, che quando le quote erano legge hanno preferito continuare la loro carriera all'estero, pensando che fossero solo un intralcio alla professionalità delle squadre.Passando dallo sport alla finanza e al mondo degli affari la situazione non cambia di molto: l'esclusione economica e sociale è ancora fra le più alte al mondo, e la politica adottata dal governo per dare più spazio ai non bianchi, la black economic empowerment (Bee), solleva le stesse preoccupazioni che in questi giorni stanno animando il mondo dello sport.Serena Patierno - Totem

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