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Lobby/2 - «Risultati migliori con leggi più snelle»

08/01/2008

Intervista a Giuseppe Mazzei, responsabile relazioni istituzionali Allianz-RAS

di Davide Colombo
In America l'attività del lobbista è regolamentata da decenni. Anzi, la legge professionale sta per essere riformata per la quarta volta. Mentre a Bruxelles, dove lavorano circa 1.400 lobbisti, ci si accredita davanti alla Commissione europea con l'iscrizione a un registro volontario. E in Italia? «Siamo ancora all'anno zero» spiega Giuseppe Mazzei, responsabile relazioni istituzionali del gruppo Allianz-RAS e presidente dell'associazione "Il Chiostro", fondata qualche mese fa per rappresentare informa ufficiale i professionisti che operano nella Capitale. Il disegno di legge del Governo è un obiettivo minimo per Mazzei: «Riconoscere un'identità a questi professionisti, che sono diversi da chi fa relazioni esterne, individuare una serie di decisori pubblici presso i quali l'accesso da parte del lobbista è definito come un diritto, e, ancora, istituire un registro presso il Cnel con un codice deontologico, sono tutti segnali importanti, di modernizzazione: è un piccolo tassello di quella riforma di cui tanto si parla e che dovrebbe servire per far funzionare meglio la macchina legislativa». Il problema è che, fuori dal Governo, ci sono tanti nemici della trasparenza. «Va da sé che il contesto istituzionale resti estremamente complesso - dice Mazzei - e al di là della regolamentazione della professione, è chiaro che un lobbista serio si muoverebbe con molta più agilità e serietà se non si dovesse mai più misurare con sessioni di bilancio che durano 90 giorni o leggi finanziarie da migliaia di commi». Un paio di esempi per capirci? «Seguire un provvedimento fiscale, per esempio come cambiare l'Iva intragruppo in Finanziaria, è molto più complicato rispetto a una misura contenuta nel terzo ddl sulle liberalizzazioni all'esame del Senato ».Nel primo caso il lobbista deve lavorare nella mischia, in un affastellarsi di provvedimenti eterogenei che si inseguono nei vari passaggi parlamentari «senza sapere quale sarà, alla fine, la decisione del Governo con i maxiemendamenti». Mentre nel caso delle liberalizzazioni le misure vengono seguite quasi sul nascere: «Negli staff dei ministri c'è più disponibilità all'ascolto, si comprende che legiferare al buio, senza calcolare gli effetti che una misura può produrre su interi settori industriali, è la cosa peggiore». Lobbying trasparente e buona legislazione vanno dunque di pari passo? «Se si guarda a quello che avviene in altre grandi democrazie, la risposta viene da sé».
tratto da Il Sole 24 Ore di Domenica 6 gennaio 2008

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