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Lucky Luciani

02/12/2010

Solo un paio di anni fa, Luca Luciani, manager di Tim, veniva irriso dal web per una gaffe storica pronunciata durante una convention. Oggi è candidato a CEO dell’anno per i risultati riportati dopo il suo trasferimento in Brasile. La candidatura sembra essere il frutto di una campagna di Rp dell’azienda. _Laura Latini_ ne ripercorre il percorso.

di Laura Latini
La notizia che Luca Luciani, manager Tim Brazil, è candidato a “ceo dell’anno” ai World Communication Awards sembra il frutto di uno strategico piano che finalmente ha collocato le relazioni pubbliche nella testa del gruppo. Le Relazioni Pubbliche da funzione quasi meramente operativa sembrano aver supportato la governance dei processi decisionali per il fortunato manager indicato a giugno di quest’anno a sostituire Bernabè. Dopo la gaffe su Waterloo finita su YouTube, del rampante manager il gruppo lo aveva spedito in Brasile. I successi in esilio in un mercato difficile ma ricco d’opportunità hanno procurato una nuova immagine al famosissimo NapoleTone così ribattezzato da un rabbioso video denigratorio successivo al primo video che venne ritirato da YouTube. La candidatura ad alcuni appare come la consacrazione definitiva dell’avvenuta rinascita ad altri sembra piuttosto il risultato di una strategica campagna di relazioni pubbliche.
L’idea è quella di aver trasformato la sua gaffe con la quale aveva confuso la disfatta di Napoleone a Waterloo, in una delle tante gaffe berlusconiane che rendono umano e terreno il personaggio, le stesse che descrive Beppe Severgnini nel suo ultimo libro La pancia degli italiani. A suo tempo si parlò molto dell’episodio e del video che poi fu ritirato. La decisione dell’azienda fu estrema: venne trasferito in Brasile dove la competizione era molto serrata con una forte perdita di clienti e quote di mercato. Non sembrava affatto scontato che fosse possibile invertire la tendenza. Invece, in neanche due anni Luciani è riuscito a rilanciare il business brasiliano al punto che Tim Brasil è oggi la società che assicura i margini migliori contribuendo in maniera significativa all’equilibrio dei conti dell’intero gruppo Telecom Italia con ricavi in crescita del 6% , dimostrazione forse che il manager a scuola era molto portato per i numeri ma davvero poco per la storia. Per quanto l’interpretazione appaia semplicistica è l’unica che possa giustificare la candidatura al Premio di “ceo dell’anno” per il rilancio di Tim Brasil.
Penso che la vicenda di Luca Luciani meriti qualche considerazione in più, soprattutto per i risvolti che ha avuto nella consapevolezza delle Relazioni Pubbliche sulla governance. Il suo errore è accaduto nell’ambito di una convention aziendale, in un clima che spesso rievoca i contesti militari dove si cerca di stimolare la truppa con un discorso altisonante.
Luciani completamente calato nel ruolo del condottiero ha perso di vista i contenuti e l’immediatezza di Internet non gli ha concesso scuse: Luciani è diventato lo stereotipo del manager strapagato. Ha concesso involontariamente al pubblico la parte più intima di sé e l’ha immolata per la sua azienda. La subcultura di chiusura aziendalista che spesso non permette l’inserimento dei relatori pubblici in ruoli chiave ha fatto il resto. La trasparenza diventa elemento fondante dell’organizzazione proprio perché a Internet nulla sfugge. Aziende, partiti, associazioni e gruppi religiosi qualsiasi organizzazione deve fare i conti con tutti i loro pubblici e non possono più chiudersi nei confronti delle loro decisioni. Il comportamento dei giornali è stato eloquente a suo tempo: la vera notizia fu il fenomeno scatenatosi sul Web.
Il vero successo oggi è l’aver perdonato l’errore. Questo è il miglior antidoto relazionale e il miglior modo per parlare alla pancia dei pubblici.

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