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“L’uso politico dell’immagine nella propaganda fascista: il caso di Primo Carnera”

06/11/2008

All’Università di Udine, sede di Gorizia, l’utilizzo a scopo propagandistico del divismo in epoca fascista nell’incontro targato UniFerpi con Sergio Vicini, autore del libro “Le stelle del Duce”.

Lo scorso giovedì 30 ottobre ha avuto luogo presso la sede dell’ Università di Udine a Gorizia l’incontro, targato UniFerpi, “L’uso politico dell’immagine – il caso di Primo Carnera”. Oltre a Sergio Vicini, autore del libro “Le stelle del Duce” e relatore principale, l’evento ha avuto come ospiti d’eccezione Alberto Francescut, corrispondente della Gazzetta dello Sport e coautore del libro “Con i pugni e con il cuore – Primo Carnera oltre le corde del ring”, ed il peso massimo goriziano Paolo Vidoz, in qualità di testimonial proveniente dal mondo del pugilato, oltre al giornalista e scrittore Stefano Caso.


Al centro del dibattito, moderato dalla Professoressa Kodilja, i meccanismi attraverso cui il Regime fascista fondava il proprio consenso, con riferimento all’utilizzo in termini propagandistici del fenomeno del divismo, ovvero l’adorazione di massa dei personaggi più famosi, sorto in Italia negli anni Trenta.


Il caso specifico su cui si è dibattuto nell’incontro goriziano è stato quello relativo all’ “Alpe che cammina”, il grande pugile Primo Carnera, utilizzato da Mussolini, così come altre stelle del cinema e dello sport di allora, come simbolo vivente della presunta superiorità della razza italica e della grandezza del Fascismo. Un utilizzo che, per stelle di prima grandezza come lui, non era mai diretto o grossolano, bensì condotto per mezzo di accostamenti ed allusioni più o meno velate, in quanto, come afferma Sergio Vicini, “la vera propaganda è efficace quando non sembra tale.”


Come è emerso dal dibattito, l’appoggio offerto da Carnera al Regime non era dovuto ad un’adesione incondizionata del pugile agli ideali fascisti: “non ci sono elementi che testimonino l’iscrizione di Carnera al partito, o che attestino un suo schieramento in tal senso”, spiega Alberto Francescut. Il motivo è da ricercare piuttosto nell’orgoglio, per lui “figlio del popolo”, che veniva “dal nulla”, di ottenere un riconoscimento dal capo del proprio Governo in persona, a prescindere dal fatto che si trattasse di Mussolini; un atteggiamento sicuramente anche un po’ ingenuo.


In ogni caso, il Duce ritenne che il pugile di Sequals (PN) potesse diventare un ottimo strumento di propaganda, utile a dimostrare come il nuovo clima generato dal Fascismo avesse reso grandi gli italiani. Il Regime sfruttò magistralmente l’immagine vincente del campione friulano facendo leva sulle sue caratteristiche eccezionali (le dimensioni, in un epoca in cui l’altezza media degli Italiani era di 158 cm, la sua proverbiale fame, interpretata anche in senso figurato, il suo stesso nome, evocativo di una fisicità e robustezza non comuni) ed esaltando alcune peculiarità a lui proprie come, su tutte, la sua bontà d’animo; perché Primo Carnera era sì un grande pugile (“un esempio per tutti coloro che praticano questo sport”, per riprendere le parole di Paolo Vidoz), ma soprattutto un grande uomo.


Nel corso dell’incontro, Sergio Vicini ha offerto alcune rivelazioni esclusive sul rapporto che legava Carnera al Regime, ricavate dall’analisi da lui personalmente condotta sui documenti originali dell’archivio del Duce. Utilizzare l’immagine di personaggi pubblici a sostegno del Fascismo era infatti un’arma a doppio taglio: se da un lato, nel caso specifico, si poteva creare un parallelismo tra Carnera che stendeva gli avversari sul ring e Mussolini che stendeva i suoi avversari politici, il gioco si sarebbe potuto rivelare controproducente nel momento in cui Carnera (o chi per lui) avesse assunto posizioni non del tutto in linea con l’ortodossia mussoliniana. Proprio per evitare questo, il Regime raccoglieva elementi che in qualche modo potessero screditare la figura della “stella”, da utilizzare a mo’ di ricatto nel momento opportuno; le approfondite ricerche condotte da Vicini negli archivi del Duce hanno dimostrato che nel caso del pugile veniva tirata in ballo una sua presunta omosessualità e una presunta relazione con il principe Umberto.


Al giorno d’oggi, il fenomeno dell’utilizzo del divismo con scopi di promozione (non si può più ovviamente parlare di propaganda) è pressoché scomparso, anche perché, come afferma l’autore di “Le stelle del Duce”, ”ci sono troppi divi, per cui la loro influenza sull’opinione pubblica risulterebbe in parte “diluita”, a meno che non si tratti di campagne continue e martellanti”. Tuttavia, continua lo stesso Vicini, “Una figura pubblica vincente risulta sempre utile, anche per un regime democratico. Per questo nessun Presidente del Consiglio si fa mancare la fotografia con la Nazionale campione del mondo o con gli atleti olimpionici. E’ un modo per associare la propria immagine a quella di qualcuno che è un vincente”.


Il successo dell’evento è testimoniato dall’ interesse suscitato nei media, presenti in maniera numerosa all’incontro, e dalla notevole affluenza di pubblico.


Marco Rizzo
Gruppo organizzativo UniFerpi Gorizia

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