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L’utopia della disputa felice: il confine sottile tra filosofia ed esercizio

18/10/2017

Angela Tassone

Nell'ambito del ciclo #FerpiIncontra, si è svolta lo scorso 16 ottobre la presentazione del libro di Bruno Mastroianni “La Disputa Felice” - Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico”, organizzato da Ferpi Lazio nella splendida location del Centro Studi Americani di Roma.

È uscito il libro di Bruno Mastroianni ed il “c’era una volta…” e quasi tutte le certezze su cui si basa la nostra cultura non esistono più… ti accorgi che, con questa “socialità” elevata all’ennesima potenza, l’obiettivo non è più cercare di comunicare pensando di convincere il tuo interlocutore o portarlo a comprendere le tue tesi, ma analizzare invece tutta la paura che “move l’una e le altre stelle”… la paura nostra e quella degli altri, che oggi viene fuori così facilmente da un post, da un tweet, o da un commento… e ci troviamo tutti i giorni a combattere con la diversità, l’ignoranza, l'odio, sperando di non venirne fagocitati.

E in questa piazza digitale dove tutti sono autorizzati a entrare ed ergersi a detentori della verità, la capacità di sapersi confrontare non è un esercizio solo per i comunicatori, ma al quale non può sottrarsi più nessun individuo.

2Il libro “La Disputa Felice” è stato presentato ieri, all’interno del format “Ferpi incontra”, grazie all’organizzazione di Giuseppe De Lucia, delegato Ferpi Lazio, e dell’intero direttivo regionale, con il contributo di Carmen Sergi, socia Ferpi e componente del comitato scientifico di InspiringPR, al debutto come moderatrice, ma veterana per quanto riguarda le attività culturali della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana.

Il libro di Mastroianni non è un manuale di comunicazione, né un libro di filosofia, è qualcosa che fino ad ora non c’era: un libro utopico che fa luce sull’importanza di esercitare quotidianamente, nella nostra attività di comunicatori e nella nostra quotidianità di uomini, donne immersi nella società contemporanea, la nostra capacità di evitare lo scontro, perché evitando lo scontro cresciamo noi, cresce il nostro interlocutore e lo scambio di comunicazione diventa realmente scambio di conoscenza. Sì, perché questo è l’aspetto più importante: per comprendere il libro non è necessario calarlo nel mestiere del comunicatore, ma semplicemente immergerlo nella vita quotidiana.

“La disputa felice” è adatto a un giovane che sta formando la sua personalità tra i banchi di scuola, ma allo stesso tempo è adatto a un qualsiasi genitore che sta lottando per essere l’educatore migliore del mondo… in entrambi i casi il libro evidenzia quanto tutto ciò che crediamo vero o falso oggi sia estremamente relativo e che serve solo allenare la capacità di accettare che l’altro esiste, come esistono gli odiatori seriali, la massa enorme di osservatori silenziosi, le bolle di isolamento intellettuale, che è inutile cercare di scalfire da fuori, quando l’unica risoluzione può venire dal loro stesso interno.

L’autore ha volutamente evitato parole ormai un po' troppo abusate nel mondo della comunicazione, come “dialogo” e/o “amore”, e ha incentrato il discorso sulle innumerevoli opportunità di successo che si otterrebbero se, uscendo dalla propria zona di comfort, si attuasse il riconoscimento positivo dell'altro come modello per disputare, per arricchirsi e risolvere, felicemente.

3E come ha detto la stessa Carmen Sergi concludendo il giro di interessantissimi interventi, anche dei partecipanti, e lasciando innumerevoli spunti per gestire le diversità di opinione sui Social Network senza litigare, questo scritto troverà sicuramente un posto nelle librerie del cuore di ognuno, tra il manuale per escursionisti principianti, quello di meditazione e crescita personale, e soprattutto quelli di filosofia e sociologia.

La presentazione del libro di Bruno Mastroianni ha dato la possibilità a Carmen Sergi di proporre ufficialmente al Delegato Lazio Giuseppe De Lucia di far nascere nuove iniziative e maggiori occasioni in cui i comunicatori e tutti i soci possano farsi portatori di un messaggio culturale che trascenda gli eventi istituzionali o per soli addetti ai lavori, proprio sulla tematica del riconoscimento e del contrasto dei fenomeni di odio in rete e non solo.

 

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