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Madri e fumatori nei luoghi di lavoro

19/07/2005

Due report di Knowledge Wharton ne indagano i comportamenti, tracciando un quadro su discriminazioni e produttività

Molti genitori amano vantarsi dei loro figli e ne annotano l'esistenza nei loro c.v. Se sono donne probabilmente non dovrebbero.Secondo la ricerca di Shelley Correll e Stephen Benard, sociologi della Cornell University, presentata a un recente congresso del Centro per le Risorse Umane di Wharton, le madri risultano meno idonee come candidate al lavoro contro padri ugualmente qualificati e contro uomini e donne senza figli. A dirla in breve: la paternità aiuta, la maternità no. Il motivo principale? Mera discriminazione contro le madri.I due sociologi hanno verificato la loro ipotesi con un esperimento, preparando dei curricula e degli appunti su ipotetici aspiranti a un lavoro di vendita a livello executive. I curricula contenevano identiche qualifiche ma erano state aggiunte caratteristiche per distinguere i candidati: il nome di battesimo e se fossero genitori o sposati. In alcuni era specificato che l'aspirante al lavoro era inserito in un'associazione genitori insegnanti, in altri che partecipava a una associazione di quartiere. Per valutare i potenziali impiegati sono stati scelti gli studenti del college che hanno ricevuto due curricula a testa (due uomini o due donne, uno genitore e l'altro no). Oltre a ciò, è stato loro chiesto di proporre uno stipendio d'inizio e di quantificare il numero di ritardi al lavoro concessi a ogni candidato prima di venire penalizzato. In tutti i risultati, eccetto uno, le madri si sono piazzate più in basso di chiunque e sul numero di arrivi in ritardo concessi hanno pareggiato con gli uomini senza figli (ritenuti, forse, eccessivamente nottambuli). In più, sono state selezionate come meno competenti e meno da promuovere e a loro è stato offerto un più basso stipendio di partenza. Le donne senza figli sono state classificate come le più qualificate in molte valutazioni, ricevendo i più alti punteggi per impegno, competenza e probabilità di promozione, ma nemmeno a loro è stato offerto il più alto stipendio di partenza. Che è andato ai padri, classificati anche come i migliori candidati a una promozione. Gli uomini senza figli hanno battuto le madri su molte valutazioni, ma sono stati battuti dalle donne senza figli in tutti i casi tranne uno. Concludendo: esiste una "sanzione di maternità" e lo status di genitore penalizza solo le candidate donne dando prova dell'esistenza di una forte discriminazione.La seconda ricerca presentata al congresso ha offerto interessanti osservazioni su un altro gruppo presente nei luoghi di lavoro: i fumatori. Secondo gli studiosi di economia Nachum Sicherman e Lalith Munasinghe, rispettivamente della Columbia University e del Barnard College, i fumatori sono pagati mediamente meno degli altri lavoratori. Nella loro ricerca sostengono che i fumatori investano meno nella loro qualificazione e di conseguenza imparino meno rispetto ai non fumatori. Conclusione che può sembrare sorprendente ad alcuni: dopotutto, a parte l'occasionale pausa sigaretta, i fumatori non sembrano differenti dagli altri lavoratori. Ma per i due studiosi i fumatori differiscono dagli altri lavoratori in punti chiave. Chi fuma, infatti, sembra valutare il piacere presente più dei costi futuri che questo comporta, accettando, per un po'di nicotina, il rischio a lungo termine di malattie come il cancro o l'enfisema. In termini da economista chi fuma ha un più alto tasso di sconto che lo rende meno disponibile a fare investimenti, persino in un campo tanto importante come quello della propria salute. Quindi chi impara di più, e meglio, ha meno probabilità di fumare perché comprende adeguatamente gli effetti negativi del fumo. E' perciò possibile che esista una correlazione negativa tra fumo e tasso di crescita degli stipendi.
Per verificare le loro ipotesi i due economisti hanno progettato un modello statistico usando stipendi e dati demografici e coprendo il periodo dal 1979 al 1994. Sono arrivati infine a concludere che il loro orientamento spiega i minori stipendi dei fumatori, ma non le differenze nell'apprendimento, alla base del quale i tratti psicologici e della personalità sono più importanti della semplice capacità di apprendere e non bastano comunque a spiegare le differenze dei risultati delle singole persone nel mercato del lavoro.
Le due ricerche sembrano dissimili, ma entrambe provano a indagare un vero problema nell'economia delle risorse umane: alcune persone fanno più denaro delle altre e, persino dopo un controllo su fattori come educazione ed esperienza, non è chiaro perché. Spesso succede che vengano date giustificazioni per i singoli lavoratori, ma, a livello di dati aggregati, la disparità rimane un puzzle ancora da risolvere.
n.c. 

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