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Manuale operativo di relazioni pubbliche

25/08/2008

Il nuovo Manuale operativo realizzato da Giampietro Vecchiato, Vice Presidente Ferpi, con la collaborazione di Enrico Pinton.

Identificare e saper raccontare – senza considerare la difficile impresa del far comprendere – una metodologia di una professione che vive nel pieno della contemporaneità è un po’ come voler fotografare un oggetto in movimento: l’immagine viene sfocata, dai contorni indistinti e dai contenuti indefiniti.


Senza tenere in considerazione gli eventuali fenomeni degenerativi derivanti dalla descrizione apodittica di una metodologia: l’uccisione di ogni creatività individuale e l’ossequio al più rigido schematismo. Eppoi, ogni semplificazione – per sua stessa natura – distorce la percezione che ne hanno gli altri.


È utile, quindi, questo manuale operativo? A rispondere è lo stesso autore – e la lettura del manuale conferma la sua tesi – affermando come non solo sia utile ma fondamentale: per uscire dal pressapochismo, per dare credibilità e spessore manageriale alla professione, per poterne misurare i risultati… e – aggiungiamo noi – per fare capire che le relazioni pubbliche non sono quelle attività occasionali, estemporanee e amatoriali (come molti considerano) ma uno sforzo continuo, consapevole e programmato (come pochi sanno) per il governo delle relazioni tra l’organizzazione e i suoi pubblici.


Quello che Vecchiato (il primo da sinistra nella foto con E. Invernizzi e T. Muzi Falconi) con la collaborazione di Enrico Pinton è riuscito a costruire una ricca analisi delle principali fasi su cui riflettere per agire con efficacia e che evidenzia – se ce ne fosse ancora bisogno – la complessità di una professione che per uscire dall’ambiguità che l’ha sempre contraddistinta deve cominciare a identificare linguaggi e pratiche condivise.


Un percorso introdotto da un bel saggio di Toni Muzi Falconi che evidenzia il ruolo strategico delle relazioni pubbliche nel contribuire a migliorare la qualità delle decisioni organizzative e ad accelerarne i tempi di attuazione laddove l’ascolto dei pubblici avvenga ben prima della definizione degli obiettivi (come ben evidente nel manuale che dedica quasi la metà delle sue pagine all’ascolto e all’analisi dei pubblici e dello scenario)


Ma lo sforzo (da plaudire) del manuale è quello di essere riuscito ad andare al di là della semplice progettazione e attuazione delle relazioni pubbliche: è riuscito (finalmente) a narrare agli altri – operatori ma non solo – la quotidianità di una professione mai banale.


Le 8 case history, proprio perché molto diverse l’una dall’altra (per attori, pubblici, strumenti, organizzazione, risorse, …), testimoniano la bontà dell’approccio alla base del libro: riuscire a interpretare e riportare situazioni professionali sotto un’unica cornice di riferimento è quanto più di valore possa servire ad un lettore attento.


Se – per dirla à la Vecchiato – accettare la sfida del metodo (e della valutazione) passa per la valorizzazione degli aspetti manageriali (professionalità) ma anche per quelli etici (responsabilità), ecco che il manuale, quindi, è un’utile canovaccio per i tanti comunicatori che vogliono contribuire alla legittimazione delle relazioni pubbliche attraverso l’adozione di comportamenti responsabili e sostenibili ma anche per gli studenti (ormai sempre più) che si affacciano alla professione e che sono sempre più desiderosi di conoscere nel dettaglio la declinazione operativa delle teorie e delle nozioni che vengono apprese.


Ma la lettura di questa pubblicazione, forse, potrebbe essere utile anche i tanti stakeholder delle relazioni pubbliche per renderli consapevoli al ruolo delle relazioni pubbliche nella vita sociale ed economica del nostro Paese.


Fabio Ventoruzzo

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