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Mappa della consulenza politica italiana

27/04/2011

Chi sono i consulenti politici in Italia? Quale la loro professione? Una ricerca condotta da _Mario Grasso_ cerca di tracciare i confini di una professione spesso ancora poco chiara ma sempre più diffusa. Presentiamo la prima parte dei risultati della survey condotta tra gennaio e febbraio di quest’anno.

di Mario Grasso
Definire i confini della consulenza politica in Italia è un po’ come cercare un ago in un pagliaio. Come scrive* Marco Cacciotto* nel suo libro All’ombra del potere, è una figura controversa: da un lato spesso “mitizzata” dai media (basti pensare a film quali Il candidato, Power, I colori della vittoria o la serie televisiva West Wing), dall’altro accusata di “manipolazione” e di aver provocato lo scadimento del dibattito pubblico.
Innanzitutto, perché non è ancora una professione tout court come in altri contesti nazionali. Come confermato da Giorgia Bulli e Stefania Vivoli in un loro studio sulla consulenza politica in Italia condotto tra il 2003 e il 2006, la ‘via italiana’ alla ricerca di queste nuove competenze avviene infatti, al contrario di altri paesi, negli ambiti più disparati del grande mercato della comunicazione. Troppo spesso, pensando alla consulenza politica italiana, prendiamo come riferimento il modello della consulenza statunitense.
Ci sono anche motivi squisitamente economici (perché il mercato non offre compensi stabili e adeguati), culturali (non sempre i partiti e/o i candidati affidano ai professionisti la propria campagna elettorale), storici (l’Italia si confronta concretamente con la figura del consulente politico soltanto a partire dalla cosiddetta “discesa in campo” di Berlusconi del 1994).
Detto questo, ho il piacere di condividere sinteticamente con voi il frutto della ricerca che ho condotto per la mia tesi di laurea in cui ho provato a fare un nuovo punto della situazione.
Come inquadrare la ricerca
Punto di partenza è stato il confronto con le dimensioni della consulenza politica italiana offerte da Rossana Sampugnaro: residuale vs. strategica, occasionale vs. continuativa, interna vs. esterna, retribuita vs. gratuita e dentro la struttura vs. con struttura autonoma.
La dimensione residuale vs. strategica definisce nel primo caso un uso accessorio dell’expertise del professionista. Il consulente viene chiamato in causa solo per interventi precisi all’interno di una specifica fase della campagna elettorale. Nel secondo caso, le competenze tecniche del consulente diventano fondamentali per programmare la campagna elettorale e comunicativa.
La dimensione occasionale vs. continuativa pone a confronto la “campagna permanente” e l’intervento saltuario limitato allo spazio di una competizione elettorale.
La terza dimensione (interna vs. esterna) considera la disponibilità dell’esperto per un solo soggetto politico oppure per tutti ma a determinate condizioni. La dimensione retribuita vs. gratuita comporta nel primo caso un pagamento per la prestazione offerta oppure nel secondo caso, lavorare in maniera gratuita per poi “accordarsi” su benefici di altro tipo.
Infine, con la dimensione dentro la struttura/con struttura autonoma il consulente offre il proprio servizio all’interno dell’organizzazione che gestisce la campagna oppure con una struttura autonoma come un’agenzia di consulenza o un think tank.
A questa prima classificazione, ho aggiunto pure un riferimento alle categorie di Dennis Johnson: strategist, specialists, vendors. Per lo studioso americano gli strategists sono i consulenti “chiave” che non solo elaborano la strategia complessiva della campagna ma supportano costantemente il candidato nella sua corsa verso la carica. Gli specialists, invece, forniscono servizi indispensabili per la buona riuscita della campagna. Infine, i vendors sono coloro che forniscono prodotti e servizi specifici per la competizione elettorale.
La ricerca
Andiamo al sodo. La ricerca, di tipo quantitativo, ha coinvolto 317 soggetti cui è stato somministrato un questionario online tra gennaio e febbraio 2011. Di questi hanno risposto in 83. Chiaramente, la difficoltà iniziale è stata l’impossibilità di creare un campione scientifico che è stata colmata in qualche modo dalla creazione di un indirizzario formato dai contatti già esistenti in un database e da quelli trovati su Google, Facebook e LinkedIn attraverso determinate parole-chiave.
Il consulente politico italiano
Partiamo da uno dei dati più importanti, ovvero quello legato all’età. L’80% degli intervistati è di genere maschile. Il consulente più anziano è del 1943, il più giovane è del 1989. La frequenza più alta la troviamo tra i nati nel 1979 con 9 presenze. Se dividiamo su tre fasce (18-34, 35-49, 50 in su) le età dichiarate dai partecipanti che non hanno lavorato ad alcuna campagna elettorale prima del 1994, notiamo come questa variabile incida sul 75% degli intervistati. Di questi il 40% appartiene alla prima fascia 18-34 anni, il 29% alla seconda 35-49 anni e i rimanenti 6% alla fascia dai 50 in su. Quindi, potremmo concludere che il mondo della consulenza politica è caratterizzato da una classe piuttosto giovane di professionisti.
Ciò spiega come quasi il 50% degli intervistati “post 1994” dal punto di vista dell’attività professionale abbia condotto al massimo 10 campagne elettorali fino ad oggi.
Le elezioni comunali e quelle regionali sembrano essere quelle che vedono impegnati maggiormente i consulenti politici regolarmente retribuiti. Entrambe si attestano al 39% seguite dalle elezioni politiche col 17%.
Le regioni italiane con un mercato di consulenti politici più sviluppato sono la Lombardia e il Lazio. Al Nord, dopo la Lombardia, troviamo il Veneto e il Piemonte. Al Sud da evidenziare le realtà positive della Campania e della Puglia. Fanalino di coda formato da un mix di regioni tra cui Sicilia, Sardegna, Molise e Trentino-Alto Adige con una sola presenza tra gli intervistati. Tra gli intervistati, nessuno lavora in Valle d’Aosta.
Milano è la città con più presenze di sedi lavorative, seguita a breve distanza da Roma. Da notare come alcuni consulenti lavorino tra Milano e Roma. Al terzo posto si piazza Bari.
Tra le più note agenzie di consulenza politica italiane spiccano Running, Proforma e MR Associati. Mentre i consulenti più noti sono Claudio Velardi, Mario Rodriguez e Marco Cacciotto. A seguire anche nomi come Klaus Davi, Nando Pagnoncelli, Paolo Guarino, Renato Mannheimer e Luigi Crespi.
Dal punto di vista economico, è emerso come più del 60% dei consulenti o delle agenzie ricavi dalle campagne elettorali o dai servizi di consulenza alla politica fino a un massimo del 30% sul proprio fatturato.
Dividendo il fatturato in tre fasce (meno del 10%, dall’11 al 50% e più del 50%), si può notare come per il 40% dei consulenti attivi dal 1994 in poi i servizi di consulenza incidano dall’11 al 50% sul fatturato personale o della propria agenzia. Per chiudere l’aspetto prettamente finanziario, il 55% degli intervistati definisce la consulenza politica un’attività redditizia mentre il 45% la definisce poco redditizia. Solo un 5% riesce a definirla una professione molto redditizia.
Sulla continuità lavorativa, l’attività di consulente politico sembra spaccata quasi a metà. Infatti, il 53% dichiara di svolgere un’attività regolare contro il 47% che, al contrario, lavora saltuariamente.
Il ruolo ricoperto più frequentemente all’interno delle campagne elettorali è quello del consulente generale per un singolo candidato o per un partito, ovvero colui che pianifica la campagna e fornisce consigli strategici al candidato o al partito col 43%. A seguire, col 15% troviamo il pollster/esperto di sondaggi politici (focus group, sondaggi) e al 12% il consulente della comunicazione per un partito o un candidato (colui che sceglie gli strumenti, si occupa della pianificazione dei media, del direct marketing e del telemarketing). Poco significativi (5%) i dati relativi alle nuove professioni legate al mondo del web utilizzate in campagna elettorale.
Per il 52% dei partecipanti alla ricerca il consulente politico è uno* specialista in comunicazione e marketing politico* mentre per il 40% è un professionista della campagna impegnato in primo luogo nella fornitura di consigli e servizi a candidati, agli eletti e ad altri soggetti operanti nel settore pubblico. Col 52% gli intervistati hanno decretato il processo di personalizzazione della politica come fattore che ha maggiormente contribuito allo sviluppo iniziale della consulenza politica in Italia.
Al termine di questa prima parte della ricerca, possiamo riassumere sottolineando alcuni aspetti: primo su tutti l’età. Il fatto che la maggioranza degli intervistati non superi i 50 anni di età ed abbia lavorato solamente a partire dal 1994 (in netta contro tendenza rispetto alla ricerca precedente) dimostra come la consulenza politica sia un mestiere “giovane”. Secondo, il fatturato. Rispetto anche alla ricerca precedente, si è notato un incremento dall’10% al 50% relativamente all’incidenza dei servizi di consulenza sul fatturato generale delle agenzie o dei singoli professionisti. Terzo, la poca dedizione al web della politica italiana. Se è vero che soltanto il 5% degli intervistati abbia dichiarato di aver lavorato come esperto del web durante una campagna elettorale dimostra chiaramente che l’Italia ancora deve crescere da questo punto di vista.
Il prossimo articolo definirà il rapporto tra i consulenti e la politica, la formazione e le attività lavorative al di fuori della campagna elettorale. Continuate a seguirci!
Tratto da Pane & Politica

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