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Marketing: giovanissimi assoldati per promuovere prodotti

17/02/2009

Oltre trecentomila bambini britannici reclutati come testimonial da grandi marchi internazionali

Mattel, Nintendo, Tizer, Wrigley’s e Coca Cola: sono alcune delle aziende che in Gran Bretagna hanno assunto migliaia di ragazzini come testimonial e ricercatori di mercato, perché pubblicizzino i loro prodotti tra i compagni di scuola. Parola di Ed Mayo, paladino dei consumatori, che nel libro “Consumer Kids”, appena uscito in libreria, rivela le cifre di un fenomeno in costante ascesa.


Grazie a un accordo con 600 scuole, reclutate dall’agenzia di marketing Dubit, 350 mila bambini sono stati chiamati a riempire questionari sui prodotti, ognuno dei quali frutta all’istituto di appartenenza ben due sterline.


I “Dubit informers”, circa 30 mila in tutto il Regno Unito, sono ragazzini assunti dalle aziende per condurre sondaggi settimanali dal computer di casa. Per questa attività serve il consenso dei genitori, e i giovani informatori guadagnano fino a una sterlina per ogni sondaggio. Ma il ruolo più ambito e remunerativo è quello di “ambasciatore della marca”, ossia vero e proprio testimonial di prodotti e brand.


Dubit dichiara di avere sotto contratto settemila giovani, dai 7 ai 19 anni, che grazie alle loro caratteristiche da leader svolgono brillantemente il compito di ambasciatori. I migliori, i più cool, quelli che dettano le tendenze e che sono ammirati dai compagni, vengono pagati per promuovere drink, giocattoli o gadget, e spingere i coetanei all’acquisto. Il compenso per questo tipo di attività arriva fino a quattromila sterline all’anno, cifra notevole soprattutto per dei bambini delle scuole elementari.


Questa attività di promozione è del tutto legale e non viola nessuna norma, ma non manca di suscitare polemiche. ’’È una cosa insidiosa e che fa paura – dice Mayo – abbiamo bisogno di un dibattito su come i ragazzi vengono bombardati dalle aziende. Sono molto più vulnerabili di quanto pensino i loro genitori, anche se i ragazzi di oggi sono i più svegli di sempre’’. I genitori dovrebbero essere adeguatamente informati sulle possibili conseguenze di un’attività che all’apparenza sembra un gioco, ma che in realtà è un vero e proprio lavoro, prima di concedere ai loro figli il permesso di diventare testimonial.


Luana Andreoni – Redazione Cultur-e

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