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McLuhan rivisitato per i relatori pubblici, in chiave virtuale e relazionale

18/04/2006

Qualche stimolante lettura sulle potenzialità relazionali della Rete, proposti da Fabio Ventoruzzo.

È da tempo che dalle pagine di questo sito viene costantemente monitorato il fenomeno 'blog' per tematizzare la crescente democratizzazione del sistema info-comunicativo circostante, quello che McLuhan definì villaggio globale.Il bloggismo è una di quelle issue da cui noi,  relatori pubblici consapevoli, non possiamo prescindere per legittimare del nostro agire.Numerose nel passato sono state le occasioni perse dalla nostra comunità professionale nell'affrontare nuovi scenari. È successo (in parte) per le relazioni pubbliche a supporto del marketing negli anni '80 quando società di promozione/sponsorizzazioni si insediarono in quel mercato. È successo anche nel dare supporto alla governance delle organizzazioni alla fine degli anni '90, quando le società di consulenza di management supplirono ai nostri ritardi.La questione blog, e più in generale le nuove potenzialità partecipative/inclusive della Rete, rappresentano una di quelle sfide che la nostra comunità professionale deve affrontare per contribuire alla coerenza distintiva della missione della nostra professione: il governo delle relazioni.La settimana scorsa Toni Muzi Falconi si soffermava sulle straordinarie capacità e potenzialità relazionali di un webinar e della Rete.Già due anni fa, al simposio internazionale di Bled dedicato alle nuove tecnologie, Internet venne definito uno straordinario ambiente di relazione prima ancora che un mezzo di comunicazione e che come tale andava quindi presidiato in maniera integrata dai comunicatori.(Scarica qui il documento: Integrating Real and Virtual Environmentsin Stakeholder Relationship Management).La settimana scorsa, sulle pagine di Nova de Il Sole 24 Ore, l'ottimo Luca De Biase ha ribadito come la rete sia un 'sistema che alimenta e rafforza la comunicazione orizzontale', la relazione per dirla in una parola. Una relazione diretta (ma virtuale) che evidenzia la capacità di influenzare le opinioni degli altri poiché ritenuta fonte credibile, molto di più di quanto non possa essere un giornale, come emerge anche dall'ultimo Trust Barometer della Edelman.Leggetevi la lucida riflessione di De Biase, intitolata tra l'altro in maniera azzeccata 'Il pubblico è il messaggio'.Sempre la settimana scorsa, la nostra amica e collega Nadia Nonis ci ha inviato un contributo che vi invito a scaricare e leggere: 'L'e-village dei social network'. Una interessante panoramica anche in chiave evolutiva del fenomeno internet dei social network: una ragnatela di connessioni tra persone che permette di sviluppare nuove relazioni a scopi più disparati (un prodotto, un hobby, una pratica professionale...).Ecco alcune ottime letture che possono darci la consapevolezza di un nuovo ambiente con cui dobbiamo confrontarci.Facciamo solo un piccolo esempio. Devo lanciare la notizia di un evento che come tale fatica ad avere visibilità sui tradizionali media. Immediata scatta la pressione del nostro cliente afflitto dalla sindrome da piombo-dipendenza. Come agire in maniera responsabile cercando di evitare lo spamming indiscriminato di messaggi push in un ambiente già sovraccarico di informazioni?Tenendo costantemente monitorati i blog, i forum di discussione e le comunità attorno a quella determinata issue oggetto del mio evento, posso costruire una serie di relazioni con alcuni stakeholder attivi. Che a loro volta diffonderanno la notizia dell'evento ai loro conoscenti. E questi ai loro conoscenti...essendo loro fonte più credibile di qualunque altra. Per tanti anni abbiamo sentito parlare di viral o guerrilla marketing...forse è il caso di far proprie quelle tecniche, estremizzate dalle caratteristiche della rete (hic et nunc) e cominciare a sviluppare tecniche virali di relazioni pubbliche, ricordando che fu proprio il nostro collega George Creel - chiamato a dirigere il Committe on Public Information americano nel periodo bellico - a inventare quasi novant'anni fa (1917) i famosi four-minute-men. Due in ogni caso le avvertenze all'uso:

non abbandonare la tradizionale comunicazione persuasiva verso i destinatari finali della comunicazione: è l'integrazione che agevola l'efficacia della comunicazione e non la semplice migrazione da un ambiente reale ad uno virtuale.
non dimenticare di far crescere nella comunità dei nostri stakeholder (principalmente i nostri clienti/datori di lavoro) la cultura della rete, contribuendo così ad un sostanziale abbandono della visibilità-a-tutti-i-costi a scapito di una efficiente ed efficace politica relazionale.
Cerchiamo di utilizzare Internet non solo come vetrina per esporre contenuti già presenti o già trasmessi. Potenziamo le nostre competenze, arricchendo le nostre pratiche anche con un consapevole uso della rete e delle sue straordinarie potenzialità relazionali.faven
 
 
 
 

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