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Media etnici: da Il Sole 24 Ore un'indagine sui Media per gli stranieri in Italia seguita dal commen

21/03/2006
Da Il Sole 24 ORE di lunedì 20 marzo 2006 segnaliamo:Ecco i media per gli stranieri in ItaliaI dati dell'Osservatorio 2005. Stampa, radio e tv per i nuovi cittadini di Vittoria Luciano 
ROMA - 172 programmi radiofonici, 20 trasmissioni televisive, 29 giornali dedicati agli stranieri in Italia. Questi i numeri dell'Osservatorio media etnici di Etnocommunication, primo ed unico media network in Italia specializzato in comunicazione e marketing multiculturale. Un censimento che ha coinvolto emittenti radio-televisive locali terrestri, carta stampata e media online, alla ricerca di programmazioni e contenuti rivolti alle comunità straniere. Ne è venuta fuori una realtà in continua crescita, con gli immigrati che non vestono più solo i panni dei lavoratori ma anche quelli di attenti ed esigenti consumatori dell'offerta culturale.La radio è, tra tutti, il mezzo che registra l'incremento più evidente nell'offerta di programmi etnici. Etnocommunication ne ha contati 172, trasmessi su 113 emittenti, contro gli 86 programmi e le 46 emittenti individuate nel censimento del 2004. La maggior parte dei programmi censiti è inserita nei palinsesti da anni, a conferma della stabilità della domanda, conseguenza del radicamento degli stranieri nel tessuto sociale italiano. In diretta relazione con la distribuzione territoriale degli stranieri in Italia, la maggior parte dei programmi (89 programmi per 51 emittenti) è trasmessa al Nord, con punte in Veneto e Lombardia. Segue il Centro con 41 programmi (24 emittenti) e infine Sud e Isole (42 programmi su 38 emittenti).I programmi censiti sono prevalentemente settimanali (122) o quotidiani (41). Il contenuto è principalmente a carattere informativo (81 programmi). É però opportuno distinguere i notiziari veri e propri (41), ricchi di notizie provenienti dall'Italia e dai Paesi di emigrazione, rassegne stampa dei principali quotidiani dei Paesi d'origine delle comunità straniere, dai programmi che affiancano ai fatti di cronaca informazioni e notizie di servizio e, ancora, inchieste ed approfondimenti, notizie a carattere sociale, storie di successo ed episodi di intolleranza, testimonianze del vivere in Italia. I programmi che rientrano in questo secondo genere sono 40.I contenitori musicali sono 57 e propongono brani di artisti provenienti prevalentemente dai Paesi dell'America Latina e dell'Africa. Sono invece 24 i programmi di cultura ed intrattenimento dedicati agli stranieri: approfondimenti e dibattiti su ambiente, società, gossip, letteratura, politica e storia delle comunità straniere in Italia. La religione occupa un posto di secondo piano, con solo 10 programmi, generalmente proposti da organizzazioni a religiose o impegnate nel sociale. La maggior parte dei programmi (75) è in lingua italiana. Sono invece 38 le trasmissioni realizzate in una delle lingue delle principali comunità straniere: tra queste prevalgono lo spagnolo, il portoghese e il tagalog (lingua delle comunità filippine), seguite da inglese, rumeno, arabo, bengali e cingalese. Sono infine 35 quelle condotte in più di una lingua, in genere si affiancano all'italiano una o più lingue delle comunità più diffuse nel territorio coperto dall'emittente.Sul versante televisivo si assiste ad una contrazione legata alle difficoltà maggiori che riscontrano nel produrre un programma televisivo, più che ad una mancanza di domanda. Nel precedente Osservatorio erano state censite 26 trasmissioni per immigrati, trasmesse su altrettante emittenti televisive. I dati aggiornati al Febbraio 2006 parlano invece di 20 programmi per 18 emittenti. Ancora una volta è il Nord a contare il numero maggiore di programmi (12), seguito dal Centro (4) e dal Sud (4). Sono 15 i notiziari e i programmi a carattere informativo, all'interno dei quali, oltre alle notizie dall'Italia e dall'Estero, si dà largo spazio a dibattiti e confronti sull'immigrazione che coinvolgono istituzioni, associazioni e comunità straniere del luogo. Seguono le trasmissioni culturali o d'intrattenimento (4), con rubriche su letteratura, storia e società dei Paesi d'origine. Infine solo una trasmissione è interamente dedicata ad approfondimenti sulla religione (1). Prevale la conduzione in lingua italiana (9) o mista (9). Due le trasmissioni interamente in lingua (albanese e polacco). Su 20 programmi, 16 sono a cadenza settimanale, due bisettimanale. I restanti vengono trasmessi sei giorni a settimana.Nel mondo della carta stampata l'Osservatorio di Etnocommunication ha censito 29 testate interamente dedicate alle comunità straniere. Superano complessivamente il milione di lettori al mese, per una tiratura totale di oltre 500.000 copie mensili. Sono 26 le pubblicazioni mensili, 2 quelle settimanali ed una quindicinale. Tutte le pubblicazioni sono in lingua: la più diffusa è lo spagnolo (7 testate), seguono inglese e portoghese (3 testate ciascuna), e quindi cinese, albanese, ucraino e rumeno (2). Le restanti sono scritte in punjabi, francese, polacco, bulgaro, pakistano, russo, tagalog, arabo. Queste testate vengono distribuite su tutto il territorio nazionale, presso le edicole dei quartieri a maggiore concentrazione etnica, nei phone center, nei luoghi di ritrovo degli stranieri e presso le rappresentanze diplomatiche e consolari.I GraficiProgrammi Radio:NordCentroSud E IsoleProgrammi Televisivi
Il commentoMedia etnici: potenti strumenti di Welcome marketingdi Enzo Mario Napolitano Sulla copertina del best seller americano del multicultural marketing, "Shopping for Identity - The Marketing of Ethnicity", spiccano tra le testate rivolte agli immigrati d'America Il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.Milena è una rumena di 45 anni in Italia da oltre dieci anni. Pensa in rumeno e lo parla correttamente. Tutti i giorni legge Il Messaggero, il venerdì non perde l'uscita di Gazeta Romaneasca e alla sera col satellite segue la tv nazionale rumena Pro Tv International. Due aneddoti che dovrebbero risultare sufficienti per convincerci a superare quei pregiudizi largamente diffusi che considerano i media etnici privi di valore culturale e prevalentemente rivolti ad un pubblico dal basso livello intellettuale e dalla scarsa conoscenza della lingua e della cultura italiana, utili esclusivamente nella fase di primo inserimento dei migranti. Pregiudizi ampiamente smentiti dalle ricerche sinora condotte sugli immigrati in Italia (Assirm 2003, Università di Firenze/Swg 2003 e Cnel 2004) che hanno sottolineato come i media dei paesi di origine al pari dei media prodotti in Italia dai migranti, i cosiddetti "media di immigrazione", e dei "media per l'immigrazione", prodotti da italiani ma ad essi rivolti, svolgano una funzione non alternativa ma complementare a quella dei media tradizionali. Anche il "Manifesto europeo dei media multiculturali", promosso nel 2005 dall'azione comunitaria "More Color in the Media", ha loro riconosciuto il ruolo di servizio di interesse pubblico a supporto dei mezzi di comunicazione "mainstream" e di mediazione tra le comunità migranti e la comunità di accoglienza. I media etnici o multiculturali si stanno confermando in Italia, così come è accaduto negli Usa, come gli strumenti più efficaci ed efficienti di accoglienza dei new comers. Sono prodotti welcome: accolgono i migranti e li servono con competenza, empatia e dedizione. In essi i nuovi italiani trovano informazione e servizio ma anche comunità, cultura, e identità. I media multiculturali non sono realtà isolate ma anzi sono parte di un complesso sistema comunicativo che accoglie il migrante in Italia. Un sistema fatto di giornali, riviste, libri, siti internet, radio, televisioni, sms, affissioni e micro-affissioni, eventi, fiere ma anche, e soprattutto, di relazioni interpersonali di rete corta attivate con gli amici e i parenti in Italia e di rete lunga tessute con le comunità d'origine. Tali media sono lo strumento più visibile e colorato del network etnico che contribuisce al successo dell'esperienza migratoria, all'avvio di attività imprenditoriali, al successo scolastico e professionale delle seconde generazioni. Reti etniche simili a quelle che hanno consentito lo sviluppo negli Usa della Silicon Valley in cui le aziende più innovative (Intel, Sun Microsytem e Yahoo!) sono state fondate da migranti. I media etnici sono l'espressione più alta di quella cultura dell'immigrazione che negli Usa viene riconosciuta come l'innovazione radicale (la "killer application") in grado di creare i distretti della creatività economica. Sono pertanto il mezzo ideale per veicolare con efficacia e a basso costo le comunicazioni pubbliche (giuridiche, burocratiche, sanitarie, scolastiche, ecc.) e non solo dedicate alle comunità migranti. Utilizzati nell'ambito di una campagna equilibrata e plurale dedicata agli appartenenti alle etnie minoritarie, i media etnici hanno tutte le potenzialità per interagire positivamente con gli altri media e raggiungere il target a costi e tempi ridotti, con maggior efficacia ed efficienza.

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