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Open Government e comunicazione pubblica: costruire un metodo per ridurre le distanze

30/06/2026

Giorgio Pezza, Commissione Open Government e Rapporti con la PA

Costruire una cultura della comunicazione pubblica fondata su fiducia, metodo e relazioni, per rafforzare il dialogo tra istituzioni, cittadini e organizzazioni.

 

Quando si parla di Open Government, il dibattito si concentra spesso su trasparenza, partecipazione, accesso ai dati o innovazione digitale. Sono dimensioni essenziali, ma rischiano di restare strumenti se non vengono inserite in una riflessione più ampia sulla qualità delle relazioni tra istituzioni, cittadini, imprese e comunità.

 

È da questa convinzione che vorrei partire nel coordinare la Commissione FERPI “Open Government e Rapporti con la PA”. Più che definire un programma di iniziative, credo sia utile provare a costruire un metodo di lavoro su tre direttrici.

 

La prima riguarda un tema che, negli ultimi anni, sta emergendo con sempre maggiore forza anche nella ricerca scientifica: ridurre le distanze ideologiche tra comunicazione pubblica e comunicazione d’impresa. Non significa confondere due mondi che hanno finalità profondamente diverse. Il settore pubblico produce valore pubblico, quello privato valore economico. Ma entrambi si confrontano con categorie comuni, prima fra tutte proprio l’etica del “valore”, che poi genera fiducia, reputazione, responsabilità, ascolto e identità organizzativa.

 

La letteratura scientifica sul public branding e sul public marketing parla esattamente di sviluppo di strumenti coerenti con la missione delle istituzioni, capaci di rafforzarne legittimazione, credibilità e creazione di valore pubblico.

 

Credo che FERPI possa offrire un contributo originale proprio su questo terreno. Serve un lavoro metodologico che aiuti a declinare concretamente cosa significhi parlare di marketing pubblico. Non la promozione dell’ente, ma progettazione di relazioni e capacità di governo della fiducia per favorire il consolidamento della credibilità invece che la ricerca di consenso. In altre parole, definire le leve attraverso cui un “brand pubblico” possa esprimere la propria identità nella coerenza tra ciò che un’istituzione dice, ciò che fa e il valore che riesce a generare per la collettività.

 

Anche i più recenti studi dell’OCSE sulla fiducia nelle istituzioni (Government at a Glance 2025) confermano che affidabilità, integrità, capacità di risposta e apertura sono fattori decisivi per rafforzare il rapporto tra amministrazioni e cittadini.

 

La seconda direttrice riguarda la costruzione di un “Manifesto della Comunicazione Pubblica”, mettendo a sistema tutto il lavoro fatto da FERPI negli ultimi decenni sul tema e rilanciarlo verso il futuro. Mi piacerebbe fosse un documento essenziale, lontano dagli enunciati di principio e vicino alla pratica professionale. Un decalogo della concretezza che affronti temi come terzietà dalla comunicazione politica, pianificazione, linguaggio, ascolto, misurazione dell’impatto, valutazione dei risultati e responsabilità organizzativa.

 

Infine, sono convinto che FERPI debba rafforzare il proprio ruolo di interlocutore delle istituzioni. Penso a un confronto stabile con il Dipartimento della Funzione Pubblica e alla possibilità di contribuire ai tavoli di lavoro dedicati all’evoluzione della comunicazione pubblica. Ma penso anche a una commissione che sia prima di tutto un laboratorio aperto ai soci: workshop, position paper, confronti con il mondo accademico e sperimentazioni condivise, affinché il patrimonio professionale della federazione possa tradursi in proposte utili per il sistema pubblico.

 

 

L’obiettivo, in fondo, è semplice ma ambizioso: contribuire a far evolvere la comunicazione pubblica da funzione prevalentemente esecutiva a leva di governo delle organizzazioni. Perché la fiducia non nasce dalla comunicazione ma dalla qualità dell’azione pubblica. E la comunicazione ha il compito di renderla comprensibile, verificabile e condivisa.

 

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