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Per il successo del PNRR, fondamentale il dialogo tra aziende e amministrazioni

#FerpiSideChat

23/11/2021

Giuseppe de Lucia

Claudia Pollio, External Relations & Regulatory Affairs Director di Linkem , è l'ospite di Giuseppe de Lucia per la rubrica #FerpiSideChat. Al centro dell'intervista lobby, PNRR e sostenibilità.

Claudia, vanti una lunga esperienza in ambito public affairs e comunicazione che si è sviluppata soprattutto in un settore strategico come quello dell’innovazione tecnologica. Come la tua attività si è modificata nel tempo con l’utilizzo delle nuove tecnologie?

Viviamo in un contesto politico, sociale ed economico in profondo cambiamento, in cui le dinamiche dell’informazione e di formazione del consenso sociale sono fortemente influenzate dai mezzi di comunicazione, soprattutto social.
Sempre più frequentemente le pagine Facebook e Instagram dei politici diventano fonti dirette dell’informazione bypassando completamente i media tradizionali. Siamo di fatto tutti in contatto costante e diretto con i protagonisti della politica.
In questo scenario, le aziende non possono più affidarsi esclusivamente agli strumenti di lobbying tradizionali. Le aziende devono mettere in campo le strategie tipiche delle campagne di comunicazione, integrando strumenti di public affairs e di comunicazione per supportare attivamente la promozione degli interessi dell’azienda e la creazione del consenso da parte delle istituzioni, della società civile e dei media.

La transizione ecologica e quella digitale sono pilastri fondamentali per la realizzazione del PNRR. Come la comunicazione e il public affairs possono influenzarne la relativa realizzazione?
 
Siamo in un momento di crescita unico per il Paese sia per l’ingente quantità di risorse disponibili che per il ruolo centrale assegnato alla digitalizzazione e alla sostenibilità. Il Governo ha definito le missioni e assegnato le risorse, ora devono essere presentati i progetti concreti che influenzeranno in modo strutturale lo sviluppo dei mercati negli anni a venire. Le aziende si trovano di fronte a nuove opportunità di accreditamento e di crescita del business che potranno concretizzarsi anche grazie alla capacità di partecipare al dialogo istituzionale e lavorando in partnership le amministrazioni, valorizzando la propria conoscenza di specifici mercati e soluzioni con proposte innovative e di frontiera.  

Le aziende stanno scoprendo che oltre al valore per gli azionisti, è fondamentale  creare valore anche per il territorio e per la comunità. Quale il tuo punto di vista e cosa state facendo in questo ambito?

Linkem ha da sempre un forte legame con i territori in cui opera con più di 830 dipendenti, tutti assunti con contratto a tempo indeterminato. L’intera organizzazione è impegnata nella creazione di valore per i clienti e per i territori grazie alla costante evoluzione della propria infrastruttura in termini di capacità e in ottica di transizione al 5G. Mettiamo insieme i nostri asset e il nostro know-how con i talenti e le idee delle più innovative start up italiane per rispondere a bisogni concreti di pubbliche amministrazioni, cittadini e altre imprese. Stiamo sviluppando servizi per le smart city in vari ambiti, dal turismo alla mobilità sostenibile, alla rilevazione della qualità dell’aria. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo realizzato anche alcuni importanti progetti di formazione specialistica, lavoro e digitalizzazione presso due carceri, quello di Lecce e quello di Rebibbia. Abbiamo creato due laboratori per la rigenerazione di apparati elettronici presso le strutture, dove lavorano 24 tra detenuti e detenute, e abbiamo sviluppato UNiO il progetto che consente ai detenuti di usufruire di postazioni dedicate e progettate ad hoc per i video colloqui con i propri familiari nel rispetto della privacy garantita nei limiti di legge.

In Italia la professione del lobbista è percepita sempre in modo negativo. Cosa manca in Italia per rendere alla professione il giusto riconoscimento?

Come per altri ambiti credo che la maggior parte dei pregiudizi siano alimentati dalla scarsa conoscenza di un argomento. la nostra è una professione complessa che deve essere esercitata in modo trasparente e credo che un quadro di regole certe possa essere utile a tutelare lobbisti e decision maker e facilitare i processi, oltre che a ridurre eventuali ambiguità anche solo percepite. Penso che possa essere sfruttare occasioni come questa intervista per fare chiarezza.

Un consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la nostra professione.

Investire su sé stessi per aumentare le proprie competenze, cercando continue occasioni di miglioramento anche grazie al confronto con colleghi più esperti, e ricordare sempre che la propria reputazione è alla base della costruzione del capitale relazionale e del rapporto fiduciario con gli stakeholder.

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