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Previdenza: serve una strategia comune di comunicazione

14/05/2015

Arriva da Napoli l’appello alla costituzione di una task force sull’educazione e comunicazione delle opportunità previdenziali. Se ne è discusso lo scorso 13 maggio nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza 2015 in un incontro promosso da Febaf, La previdenza in Italia tra educazione e comunicazione.

 

In Italia c’è un mercato potenziale di grande interesse per la comunicazione e le relazioni pubbliche: quello della previdenza. Tema di stringente attualità che finora è stato comunicato poco e male. Se ne è discusso mercoledì 13 maggio a Napoli nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza 2015 in un incontro promosso da FebafLa previdenza in Italia tra educazione e comunicazione.

“Nel nostro Paese” – ha esordito Raffaele Capuano, Direttore Generale di Covip, Commisione di Vigilanza sui Fondi Pensione – “c’è una preoccupante disinformazione sul sistema previdenziale, anche quello complementare. Troppi italiani non conoscono sia i loro diritti sia le opportunità offerte dal sistema pubblico-privato”.

Comunicazione, relativamente a questo tema, significa soprattutto relazioni pubbliche. È finita, infatti, (semmai fosse cominciata) la stagione della comunicazione di massa, fatta di campagne pubblicitarie piuttosto che di advertising di prodotti bancari, postali o finanziari. Il problema è come raggiungere le tante e diverse categorie interessate dal problema, da coloro che hanno pensioni prossime alla soglia di povertà (1000 €) ai giovani, dai liberi professionisti ai lavoratori atipici. Sulle opportunità offerte dal sistema previdenziale c’è troppo caos, anche normativo è c’è molta, troppa, demagogia (altro ambito di lavoro per la comunicazione). Sono pochi coloro che hanno una conoscenza concreta del proprio futuro pensionistico. Il sistema previdenziale italiano, infatti, è stato riformato nella direzione della sostenibilità dei conti pubblici ma poco è stato fatto in termini di comunicazione. L’altra grande questione è quella dei giovani, che sembra si preoccupino poco del loro futuro pensionistico. Eppure le stime dicono che un lavoratore junior di oggi e pensionato del futuro – se non integrerà la prestazione pubblica con forme di previdenza complementare – godrà di un tasso di sostituzione (tra pensione e ultimo stipendio) attorno al 50%. Dunque assieme alla comunicazione è necessario puntare sull’educazione dei giovani a questi temi, cominciando dalle scuole dell’obbligo e puntando sull’Università.

Secondo Alberto Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma, “l’università non è percepita, da quei pochi giovani che la frequentano, come la porta d’accesso al mondo del lavoro. I sogni dei ragazzi sono schiacciati sul presente, figurarsi quanto prendano in considerazione gli aspetti economico-finanziari. Da questo punto di vista è una buona notizia l’introduzione dell’insegnamento di Diritto dell’economia per le facoltà giuridiche italiane. E’ cruciale, dunque, il tema dell’educazione economico-finanziaria dei più giovani, un impegno che sta portando avanti la Feduf, la Federazione per l’educazione finanziaria e al risparmio.

“Dobbiamo educare i nostri ragazzi al concetto, fondamentale, di cittadinanza economica”, ha affermato Giovanna Boggio Robutti, Segretario Generale della Feduf. “In ambito economico-finanziario e della previdenza la comunicazione è il tema di maggiore attualità. Gli italiani non si preoccupano o si preoccupano poco del loro futuro economico. Per invertire questa tendenza l’unica alternativa è puntare sui più piccoli e sui ragazzi con programmi di educazione all’economia e al risparmio”.

All’incontro introdotto e moderato da Gianfrancesco Rizzuti, responsabile comunicazione di Febaf, è intervenuto anche Giancarlo Panico, delegato informazione ed editoria di Ferpi. Secondo Panico “quello della comunicazione della previdenza è un mercato potenziale molto interessante per la comunicazione, senza dubbio uno dei segmenti che cresceranno maggiormente nei prossimi anni”.

L’Italia solo di recente, durante il Governo Monti, si è posta il problema di fare informazione sulla questione previdenziale. Se le ultime campagne di comunicazione promosse dall’Inps hanno avuto il merito di accendere i riflettori sul sistema pensionistico, c’è ancora molto da fare per arrivare a quel 36% di italiani che non hanno un’occupazione stabile e, dunque, hanno un incerto futuro previdenziale. “Solo il 57% degli italiani ha un’occupazione stabile e dunque potrà contare su un futuro economicamente più roseo. Mentre il 36% di persone, una fetta importante della popolazione attiva (14-65 anni) non ha un’occupazione stabile o non lavora e, dunque, non ha una certezza pensionistica. Senza parlare degli oltre due milioni di Neet (giovani che non lavorano e non studiano)”.

Chi e come può e deve intervenire per ridurre questo spread? Concludendo l’incontro Gianfrancesco Rizzuti di Febaf ha auspicato “L’attuazione di una strategia unitaria, pubblico-privato. Una strategia di relazioni pubbliche e di lobby “insieme” al decisore pubblico per accrescere la consapevolezza soprattutto dei giovani sull’importanza di pianificare il proprio percorso previdenziale”.

 

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