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Pronti partenza e...

#MercatoLavoro

30/07/2020

Il Paese è di nuovo in movimento, lentamente, stentantatamente ma la maggior parte dei settori hanno riacceso i motori. Perfino quello turistico, seppur duramente colpito dalla pandemia. Attualmente però il Governo non ha ancora dato il via libera al comparto crocieristico, un settore da 120 mila addetti che rischia di finire sull'orlo dell'abisso. L'analisi di Giuliana Alvino, ospite della rubrica #MercatoLavoro di Rita Palumbo.

C’è un omissis nel titolo di questo articolo, volutamente.

Manca la parola VIA quella che il Governo Italiano ancora non pronuncia per il settore delle crociere.

Il Paese è di nuovo in movimento, tutto è ripartito, tranne la Scuola, e chissà se ripartirà a settembre, e gli Atenei, rimasti chiusi fino all’ultimo appello, mentre teatri e cinema trovano la loro sede all’aperto, per fortuna.

Il Paese è di nuovo in movimento, certo un po’ stentatamente e con risultati non soddisfacenti, ancora. Le misure di sicurezza non consentono di riempire negozi, centri commerciali, ristoranti e altri luoghi chiusi. Bisogna mantenere la distanza di sicurezza anche in spiaggia, evitare gli assembramenti, tranne poi che nelle piazze e nelle vie della movida accade di tutto durante il weekend. E la mascherina deve essere sempre indossata su naso e bocca in tutti i luoghi chiusi.

Ma almeno il Paese è ripartito e con esso anche il comparto del turismo e della ristorazione. Aerei, traghetti, aliscafi e navi sono abbastanza pieni, e, anche se c’è un cambio di prenotazione, alla fine si parte.

I dati non sono incoraggianti, certo, ma si sa che la stagione estiva per quest’anno lascerà, in ogni caso, ferite non rimarginabili.

Mancano i turisti stranieri e questo è un brutto colpo da sopportare. Alberto Corti, Responsabile del Settore Turismo di Confcommercio stima che quest’anno ne arriveranno tra il 75 e l’80% in meno rispetto al 2019; gli italiani che andranno in vacanza saranno il 20% in meno e le perdite per il mese di luglio per la Coldiretti sono già di 3 miliardi di euro. Se non arrivano i turisti si lavora meno nei ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie; hotel e pensioni che offrono colazione, mezza e intera pensione ordineranno forniture alimentari più contenute a discapito della distribuzione. Aggiungiamoci poi il danno indiretto, quello, cioè della mancata promozione di prodotti locali e souvenir Made in Italy che tanto contribuiscono a rafforzare il brand Italia nel mondo.  

Vi è un turismo di prossimità, si cerca la vacanza non lontano da casa, un po’ per paura di varcare perfino i confini regionali, un po’ perché la vacanza quest’anno sarà più breve per tanti, quindi non vale la pena allontanarsi troppo.

E mancheranno anche tanti turisti italiani, quelli che hanno richiesto il bonus vacanze per poi rendersi conto che l’80% delle strutture non li accetta.

Soffrono i villaggi, i resort, gli hotel e allo stesso tempo fioccano i voucher per la mancata partenza, per la cancellazione di un volo, per una struttura ricettiva che non riesce a sostenere i costi per la riapertura.

E già! Quest’estate soffrono un po’ tutti i comparti del turismo. Mal comune mezzo gaudio? Gli italiani sanno rimboccarsi le maniche e dare il meglio nei momenti di difficoltà e andrà benino anche questa estate.

E con le crociere a che punto siamo?

Sorprese dalla tempesta perfetta, le navi da crociera non hanno avuto altra chance che mettersi alla cappa e aspettare il momento migliore per dispiegare le vele e prendere il largo.

Il Covid-19 si è abbattuto sulle compagnie da crociera con un effetto domino e le ha costrette a fermarsi nei porti dove era necessario bloccare tutto, a seconda delle disposizioni di emergenza intraprese dai governi di volta in volta.

Le navi da crociera non hanno scelto di restare all’ ancora, sono costrette a sbuffare dai fumaioli senza solcare una linea di rotta.

Perché? Il Governo italiano non prende ancora la decisione per dare il VIA al comparto crocieristico.

Il CLIA (Cruise Lines International Association), l’organizzazione mondiale delle compagnie da crociera, sin dalla dichiarazione di pandemia mondiale ha convocato i rappresentanti dei vettori per concordare linee guida e protocolli da adottare durante l’emergenza, per rimpatriare i passeggeri a bordo delle navi ancora in giro per il mondo, per monitorare eventuali contagiati, anche dopo lo sbarco dei passeggeri, per sanificare gli ambienti, per prepararsi al peggio così come alla ripartenza.

Tutti i vettori hanno aperto tavoli di crisi seguendo giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, la diffusione del virus di paese in paese. Ciò che accadeva in Italia in marzo e aprile si verificava in Francia e in Spagna e in Gran Bretagna qualche settimana dopo e via via, come un’onda anomala, il virus è sbarcato in USA, ai Caraibi e in Brasile. Dall’India e i restanti paesi dell’Estremo Oriente, così come dal continente africano le informazioni erano e sono ancora disastrose.

E intanto tutte le flotte si fermavano a poco a poco.

Le navi da crociera, si sa, vivono di internazionalità; senza passeggeri provenienti dai più disparati Paesi e senza scalare i porti internazionali è difficile pensare ad una crociera come viaggio di scoperta. Era difficile pianificare un itinerario all’ interno dei confini nazionali prima del Covid19, certo. Adesso non lo è più perché anche la crociera è stata ripensata secondo i dettami di questa pandemia.

Tra i diversi vettori c’è chi sospende gli itinerari come la Princess Cruises fino a metà dicembre, proteggendo le commissioni degli agenti di viaggio sulle prenotazioni finora saldate.

Royal Caribbean Cruise Lines, che nel frattempo ha cambiato nome e logo, adesso Royal Caribbean Group, estende la sua policy di cancellazione “Cruise with Confidence” alle partenze fino al mese di aprile 2022. Per chi prenota ex novo offre la possibilità di cancellare il viaggio fino a 48 ore prima ricevendo un bonus valido fino all’aprile 2022, tariffe garantite come al momento della prenotazione, qualsiasi imprevisto occorra.  

C’è chi dice addio ad alcune navi come la spagnola Pullmantur che dismette due tra le sue unità la Monarch e la Sovereign, e forse anche alla Horizon toccherà la stessa sorte mentre è stata avviata la procedura di ristrutturazione economica e finanziaria della compagnia. Qualora la compagnia riuscisse a resistere sul mercato con il marchio Pullmantur, userebbe le navi del gruppo che la ha in proprietà, la Royal Caribbean Group.

MSC Crociere ha già pronte due unità da rimettere in viaggio: MSC Grandiosa che scalerà i porti italiani del mediterraneo orientale e una seconda nave per la parte occidentale.

L’Associazione CLIA spinge per il ritorno all’operatività anticipando i colloqui con i Centers for Disease Control per ripristinare le attività. Adam Goldstein, Presidente di Clia, si è dedicato fino ad ora a tutelare la salute e alle operazioni di rimpatrio dei membri dell'equipaggio ancora a bordo delle navi nelle acque degli Stati Uniti. Adesso è tempo di iniziare un dialogo nell'estensione del No Sail Order che indica "una volontà nello scambio di informazioni e lo sviluppo di approcci al ripristino dell’operatività. "Il fatto che stiamo iniziando a convergere ci rende più ottimisti sul tipo di impegno che stiamo cercando con i Cdc", ha affermato Goldstein.

E di fatto i colloqui intrapresi con i governatori in Europa hanno contribuito a accelerare la ripresa delle operazioni di crociera, seppur limitate, in Germania e Norvegia.

In nord Europa la tedesca TUI Kreuzfahrten è già ripartita da Amburgo per crociere in Norvegia e presto anche Aida Kreuzfahrten partirà dai porti tedeschi.

"L'UE si è impegnata con noi in modo abbastanza intenso attraverso molteplici cicli di discussione per lavorare verso un orientamento che consenta ai governi nazionali di adottare procedure adeguate, che, in combinazione con i nostri protocolli, crediamo sia ciò che ha consentito la Germania e la Norvegia di ricominciare", ha detto Goldstein.
La CLIA  ritiene che un numero maggiore di Paesi europei a breve potrebbe iniziare le operazioni di crociera. "Affinché il mercato nordamericano si rigeneri, due cose devono accadere: l'industria delle crociere ha bisogno dell'approvazione dei Cdc per riprendere le operazioni dentro e fuori gli Stati Uniti e i porti di scalo devono accettare le navi", ha commentato Goldstein. "Questo lavoro critico richiederà tempo, ma è nell'interesse di tutti adottare un approccio reciprocamente convergente".

Ma ancora niente è deciso e questa incapacità nelle decisioni rischia di affossare il mercato in modo significativo. Da Miami, capitale mondiale del business crocieristico, arrivano notizie drammatiche. Decine di ammiraglie ancora all’ancora, licenziamenti, vendita di alcune navi, rottamazione per altre unità, posticipo delle consegne delle nuove navi ordinate e fermo delle attività di tutto il comparto marittimo e portuale: rimorchiatori, rifornitori di catering e di combustibile, manutentori ordinari e straordinari fermi e cantieri navali senza nuove commesse. Sarebbe ora che il governo italiano autorizzasse MSC Crociere e Costa Crociere a riprendere l’attività circoscritta al Mediterraneo scalando solo porti italiani lungo i 7.914km di costa, isole comprese.

Perché le Compagnie si sono preparate in questi lunghi mesi, hanno formato il personale di bordo alle nuove disposizioni igienico-sanitarie, hanno sanificato ponti, saloni, corridoi, piscine, cabine, cucine, tutti i locali presenti su un hotel galleggiante quali sono le navi moderne con una capacità dai 2.500 a 5.000 ospiti.

MSC Crociere è pronta a ripartire, attende il via libera del governo e fissa anche la data del 16 agosto per sollecitare le parti governative ad una dichiarazione definitiva e ridare avvio a un settore che contribuisce al 3% del PIL italiano e muove un fatturato di 45 miliardi di euro occupando oltre 120.000 lavoratori.

Il comparto crocieristico ha lavorato in questi mesi allo sviluppo di un protocollo per garantire la salute dei crocieristi e degli equipaggi, un protocollo già approvato dal Comitato Tecnico Scientifico che recepisce le normative europee degli Ue Healthy Gateways, un protocollo implementato insieme al team di esperti internazionali messi a disposizione dalle due più note compagnie in Italia.

MSC e Costa resistono affrontando enormi costi aziendali e zero entrate. I due gruppi garantiscono tutti i contratti di lavoro a tempo indeterminato attivi al momento dell’insorgenza della pandemia, hanno chiesto ai collaboratori di lavorare in remoto da casa e hanno fatto appello alla parziale cassa integrazione. Il blocco totale dell’industria crocieristica coinvolge anche i terminal portuali, i fornitori di bordo, le agenzie di viaggio, i vettori incaricati dei trasferimenti a terra, gli operatori delle escursioni.

Le compagnie hanno spiegato al Premier Conte che riprendere l’attività a metà agosto coniuga sicurezza, salute e lavoro. La sola MSC Crociere imbarcherebbe oltre mille marittimi italiani a bordo delle due navi che la compagnia ha progettato di far partire in agosto. Quindi la riapertura garantirebbe immediata occupazione per dipendenti che oggi sono di fatto senza lavoro, con relativo beneficio per le loro famiglie e la comunità. Del resto negli anni, proprio per la loro stessa natura, le navi da crociera sono sempre state all'avanguardia nel prevenire la diffusione dei virus a bordo. E in questi mesi MSC ha messo a punto un proprio protocollo che va oltre le linee guida nazionali e internazionali e si preoccupa di proteggere gli equipaggi e i passeggeri, dal momento della prenotazione fino al ritorno nelle proprie abitazioni. Il modello è pensato anche per la realizzazione di escursioni “protette”, per garantire la sicurezza dei passeggeri e delle comunità locali interessate dalla visita dei turisti. Il Covid ha ribaltato il pianeta. Continuare – con buona dose di disinformazione – a demonizzare o a temere un settore fonte di produttività, redditi e lavoro non sembra una scelta opportuna per tentare di risollevare l’economia italiana.

L’arrivo delle navi e dei turisti nei porti italiani attiverebbe un volano per l’economia di fornitura correlata, che va dal lavoro portuale agli approvvigionamenti di cibo e altre materie prime dal territorio, fino all’indotto legato al turismo.  Se il Governo Italiano non accelera le procedure l’intero settore da 120 mila addetti sarà sull'orlo dell'abisso.

Il più recente  DCPM ha fissato al 31 luglio l’ultima data per decidere il destino delle crociere.

Manca poco per sentire di nuovo le sirene che annunciano la partenza delle navi dai porti delle nostre città. 

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