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Questione di linguaggio o di contenuto? Cosa sta dietro ai dossier Blair dal punto di vista della pr

04/02/2004

Il commento di Franco Carlini

Cento questioni si accumulano attorno al rapporto Hutton. Le due più importanti ne stanno però fuori: una è la questione delle armi di distruzione di massa, che gli storici tra qualche cinquantina d'anni dimostreranno come venne costruita artificiosamente ma che intanto affligge sia Blair che Bush. La seconda è l'attacco che grazie a lord Hutton viene portato al giornalismo indipendente. Ma di questo non vorrei qui occuparmi. Mi interessano invece i processi di produzione linguistica del dossier Blair del 24 settembre 2002 i quali emergono in maniera netta (e preoccupante) persino nel benevolo rapporto Hutton e con maggiore evidenza dalle trascrizioni delle sedute della commissione. In questo percorso il ruolo di Alastair Campbell come spin doctor nel senso più deteriore del termine viene ampiamente confermato, anche dallo stesso Hutton, sia pure senza volerlo: certo non è un reato, ma resta molto discutibile.Dunque Campbell, per conto di Blair, chiese al Joint Intelligence Committee - una specie di interfaccia tra i servizi di intelligence e il governo di stendere una nuova versione di un rapporto precedente, per documentare la pericolosità di Saddam Hussein. Fin qua nulla di strano, è il suo mestiere di comunicatore. Al chairman John Scarlett veniva specificato con chiarezza, il 9 settembre 2002, che il dossier "deve essere, e deve essere percepito, come il lavoro vostro e del vostro team". Aggiungeva anche che "nulla dovrà essere pubblicato del quale voi non siate soddisfatti al 100 per cento".
Erano promesse da spin perché tra quel giorno e il successivo 17 settembre cambiano molte cose: la stesura non viene ritenuta soddisfacente e un altro memo di Campbell chiede a nome proprio e di Blair di rafforzare il testo. Viene anche suggerito di dare per certi alcuni fatti dubbi (come l'acquisto di Uranio in Africa) perché il tutto risulti "stronger".In questo senso l'accusa del reporter Gilligan che il dossier era stato "sexed up" è alla lettera vera e lo riconosce anche il giudice Hutton. Gilligan sbagliava invece nel sostenere che il governo era consapevole che la storia delle armi dispiegabili in 45 minuti era falsa e che ciò nonostante ne aveva chiesto l'inserimento. In realtà lo staff che scrisse il rapporto finale sapeva che la fonte dell'informazione era una sola e per di più secondaria, e che questa era un tizio in Iraq, il quale aveva riferito agli agenti inglesi di avere sentito quella affermazione da un militare iracheno. Un po' poco per un rapporto alla nazione e al mondo.Comunque secondo lord Hutton e i molti ammiratori di Campbell, il governo può benissimo, per i suoi fini, sorvolare su questi particolari non esattamente insignificanti e superare le obiezioni della sua stessa intelligence (che risultano con chiarezza dalla deposizione resa dal dottor Jones del Defence Intelligence Staff), mentre se lo fa la BBC, allora è una scorrettezza. Un caso clamoroso di doppio standard, tanto più se si pensa che sulla base di simili scorrettezze sono stati mandati 45 mila inglesi in guerra, mentre l'imprecisione di Gilligan sui 45 minuti ebbe eco limitata e al massimo compromise l'onore di Campbell e Blair.La deposizione di Jones è molto interessante perché contiene, senza volerlo, il cuore del problema. Quando egli riferisce che la sua squadra ha fatto delle obiezioni ma che alcune, anche importanti, non vennero prese in considerazione, lord Hutton gli chiede:"Era una questione di linguaggio? O era un problema di quanto seria era una particolare questione?Lord Hutton suggerisce che forse si trattava soltanto di una formulazione linguistica e non di fatti, ma Jones risponde, in maniera del tutto corretta:"Certamente riguardavano il linguaggio, ma il linguaggio è il mezzo con cui comunichiamo un accertamento e perciò erano certamente degli accertamenti, yes".Se si seguono passo passo le e-mail che la squadra di Campbell inviava a Scarlett e i ritocchi linguistici insistentemente richiesti si capisce come essi non siano affatto insignificanti. Campbell voleva un rapporto convalidato dallo JIC, ma lo voleva come serviva a Blair, per essere diffuso al grande pubblico. Questo comportamento non è diverso da quello di un qualsiasi Tanzi che chiedesse ai revisori dei conti di addolcire alcune critiche perché il bilancio annuale risulti migliore. La strada corretta, per i Blair (amministratore delegato), per i Campbell nel ruolo di comunicatore, e per gli Scarlett nel ruolo di analista, è che l'azienda (il governo) esprima il suo punto di vista nella maniera più efficace possibile con parole sue, allegando a parte i materiali di supporto, così come essi sono, con tutti i condizionali che Scarlett aveva lasciato e che Campbell volle trasformare in perentorie certezze.
Insomma, le parole sono fatti e pesano come tali e la comunicazione, nel senso migliore del termine, non è abbellimento, ma consistenza tra i fatti e la loro espressione. Forzarla - anche a fin di bene - non è colpa linguistica, ma fattuale.Franco CarliniI documenti citati:

memorandum di Campbell a Scarlett, 9 settembre 2002http://www.the-hutton-inquiry.org.uk/content/cab/cab_6_0002to0004.pdf
la testimonianza del dottor Jones, 3 settembre 2003:http://www.the-hutton-inquiry.org.uk/content/transcripts/hearing-trans28.htmhttp://www.the-hutton-inquiry.org.uk/content/transcripts/hearing-trans29.htm

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