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Rutigliano: il ruolo culturale delle Rp

21/12/2012

I cambiamenti sociali ed economici, non solo nel nostro Paese, chiedono alla nostra professione un ruolo culturale forte, come emerso anche dal Mandato di Melbourne. Perché, come scrive il presidente, _Patrizia Rutigliano,_ nel tradizionale messaggio augurale, “siamo portatori di una cultura orientata a una sempre maggior apertura verso l’esterno e le relazioni con gli stakeholder, che deve diventare meno best practice e sempre più prassi generalizzata”.

di Patrizia Rutigliano
Cari colleghi,
le prossime settimane offriranno anche a noi – direttamente o indirettamente coinvolti nei cambiamenti in corso nel nostro Paese – la possibilità di riflettere su quello che è il futuro che vogliamo e sulle azioni che dobbiamo mettere in atto per realizzarlo, o almeno per avviarne il percorso. Mi capita spesso in questo periodo di ripetere che non abbiamo più tempo. Molte delle trasformazioni cui abbiamo assistito in passato hanno potuto permettersi elaborazioni più lunghe e scadenze più dilatate. Adesso non è più possibile scegliere: le regole le fa il mercato. E se nel giro di qualche – pochi – anno non saremo riusciti a colmare quel gap reputazionale di cui, inspiegabilmente, alcune realtà e aziende italiane ancora soffrono, malgrado i risultati e la valenza dei business, e se non saremo stati in grado di valorizzare adeguatamente tutti gli asset del nostro Paese, avremo perso la nostra partita, in Europa e nel mondo.
Per quel che ci riguarda e per quel che riguarda la nostra professione, è quindi adesso come non mai il momento di spingere su quel ruolo di stimolo e di acceleratore dei cambiamenti culturali, necessari all’interno delle organizzazioni, che rappresenta il portato più concretamente percepibile delle nostre competenze e delle nostre funzioni. Siamo portatori di una cultura orientata a una sempre maggior apertura verso l’esterno e le relazioni con gli stakeholder, che deve diventare meno best practice e sempre più prassi generalizzata.
Per far questo, abbiamo bisogno noi stessi di far squadra e di compattarci, senza cedere a personalismi o a campanilismi di facciata. E abbiamo bisogno di mettere a fattor comune tutte le esperienze affinché la nostra potenza d’urto sia più immediatamente efficace presso i nostri “clienti”, interni ed esterni. Per quel che riguarda più da vicino la nostra federazione, cogliamo l’occasione delle prossime festività per riflettere serenamente su quelle che sono le nostre esigenze e su come il rinnovato modello associativo che vogliamo darci possa rispondervi sempre più adeguatamente. E’ anche questa una finestra temporale che non possiamo permetterci di bucare.
Buona fine e buon inizio d’anno a tutti

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