Giorgia Grandoni, Consigliera Nazionale
Quando un algoritmo predice come il tuo pubblico elabora un messaggio, la domanda non è solo "funziona?" ma "con quali conseguenze e a che prezzo?
Il 26 marzo 2026 Meta ha reso pubblico TRIBE v2, un modello di intelligenza artificiale addestrato a predire come il cervello umano elabora qualsiasi stimolo visivo, sonoro o linguistico.
Il tool è open source, scaricabile da chiunque, applicabile in pochi passaggi. Il neuromarketing è già nei programmi universitari e nelle pratiche delle agenzie: la domanda che questo articolo prova ad affrontare non riguarda se utilizzarlo, ma cosa cambia per le relazioni pubbliche quando strumenti un tempo riservati a laboratori specializzati diventano accessibili a livello industriale.
Attraverso il concetto di cognitive load, la letteratura più recente sulla neurodivergenza e il framework del tessitore sociale elaborato da Toni Muzi Falconi, l'articolo completo, che trovate anche in calce, analizza le opportunità concrete e i rischi strutturali di uno strumento senza precedenti: da un lato la possibilità di progettare comunicazione più efficace e accessibile, dall'altro il rischio che l'ottimizzazione neurologica dei messaggi eroda proprio quelle competenze relazionali che sono al cuore del nostro mestiere.
Una riflessione specifica riguarda infine l'organizzazione che ha prodotto e rilasciato lo strumento. Ragionare su TRIBE v2 significa anche ragionare su Meta oggi e su quali interessi muovono la sua generosità open source.
Le domande che TRIBE v2 porta con sé riguardano chi vogliamo essere come professioniste e professionisti, cosa siamo disposti a delegare e cosa invece deve restare profondamente umano. In un ecosistema in cui gli strumenti cambiano con una velocità che la formazione professionale fatica ad assorbire, la risposta più utile non è l'entusiasmo né il rifiuto, ma la consapevolezza critica con cui decidiamo come usarli.