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A che punto siamo con la lobby in Italia?

20/07/2004

Laura Latini intervista Giuseppe Mazzei, autore del volume "Lobby della trasparenza"

A che punto siamo con la lobby in Italia? di Laura LatiniLa lobby nell'immaginario collettivo ha ancora il valore di una parolaccia, gli esperti delle Relazioni Pubbliche si battono da anni per darle un'accezione positiva. Gli studenti di Scienze della Comunicazione studiano a livello teorico quanto avviene oltre oceano, assimilando la sola cultura anglo-americana in materia. Il Prof. Giuseppe Mazzei, responsabile dei rapporti con l'Authority per la Rai, ci descrive la sua "Lobby della trasparenza". In un libro dove a prevalere è la dialettica dei gruppi d'interesse, ci racconta la sua esperienza di giornalista, comunicatore istituzionale, ma anche di filosofo delle scienze morali e sociali, materie nelle quali all'inizio della sua carriera si specializzò. Passando attraverso l'inesistente panorama legislativo italiano e volgendo lo sguardo all'Europa si diventa consapevoli di quanta strada c'è ancora da fare. Il nostro interlocutore soprattutto sottolinea le notevoli capacità dei lobbisti italiani troppo spesso camuffati, nascosti e non fieri e orgogliosi della loro elevata professionalità. L'intervista vuole essere un tentativo per farci spiegare da una voce autorevole che solo l'uguaglianza nelle opportunità garantita dalla legge crea lobby trasparenti che sono linfa per la democrazia.Il disegno di legge n. 2576 che non ha riscosso un gran successo. Prevedeva l'istituzione presso Senato, Camera e Consiglio dei Ministri di un registro pubblico nel quale dovevano essere depositate relazioni periodiche da parte dei lobbysti. Ce ne svela i limiti e perchè non si è trasformato in legge?La proposta di legge 2567 presentata alla Camera dei Deputati dall'on. Pino Pisicchio (Margherita, DL-Ulivo) il 13 settembre 2001, e assegnata il 14 gennaio 2002 alla Commissione Affari costituzionali, si è impantanata troppo presto nelle sabbie mobili di un Parlamento che in materia di lobby non ha proprio voglia di decidere. Nella IX legislatura c'erano state quattro iniziative legislative in materia. Iniziative sporadiche si sono fatte avanti timidamente fino alla scorsa legislatura, quando l'esame di varie proposte sulla regolamentazione delle lobby superò le prime diffidenze e giunse fino all'elaborazione di due testi unificati, dopo vari dibattiti in Commissione nei due rami del Parlamento.La proposta dell'on. Pisicchio è davvero minimalista: si propongono dei registri cui si devono iscrivere coloro che vogliono svolgere una attività di relazione istituzionale che miri a promuovere interessi leciti. Non si va molto a fondo del problema, non si parla di quali requisiti debba avere un soggetto per definirsi lobbista o addetto alle relazioni istituzionali, non si fissano norme di incompatibilità con attività anche precedenti (o future) legate a ruoli nelle istituzioni, non si prevedono sanzioni significative, se non per la mancata iscrizione nei registri o la omessa presentazione delle relazioni periodiche.Mi sembra che questa proposta non vada molto più in là di quanto già previsto da una legge regionale in Toscana.Tra l'altro si continua a commettere l'errore di pensare ad una regolamentazione, seppur blanda, limitata solo a Parlamento, Governo e alti dirigenti della Pubblica Amministrazione, mentre esistono le Autorità indipendenti, una vasta articolazione di enti locali territoriali che sono oggetto di lobbying non meno dei vertici istituzionali. Di recente la società di lobbying "Reti", che fa capo a Claudio Velardi, ha proposto alcune modifiche al regolamento della Camera per tentare di introdurre regole più dettagliate per le lobby. Ma si tratta solo di un primo abbozzo di proposta su cui è prematuro pronunciarsi.Ci racconta cos'è la Consultation European Commission and Civil Society (Connecs)?La Connecs è stata istituita per rendere più trasparente il dialogo, che a livello europeo esiste da sempre, tra società civile organizzata e istituzioni comunitarie. Sebbene non venga fornita una definizione legale precisa di "Organizzazioni della società civile", il Comitato Economico e Sociale dell'Unione Europea include abitualmente in questa categoria sindacati di lavoratori e imprenditori, organizzazioni di categorie economiche varie, organizzazioni non governative, organizzazioni di base di cittadini anche a livello locale e comunità religiose. Si tratta di un database che sostituisce la precedente Directory dei gruppi di interesse e che offre una lista di organizzazioni a due livelli: profit e non-profit.Il Connecs serve ai portatori di interesse per farsi avanti e proporsi come interlocutori della Commissione e alla Commissione per avere un parere di soggetti da consultare quando necessario.Non è una vera e propria regolamentazione dell'attività del lobbying comunitario (che è molto intenso), ma solo una forma di trasparenza. Il vero problema è quello di stabilire procedure di consultazione certe e che realmente, a pena di nullità, coinvolgano davvero tutti i soggetti interessati che hanno i requisiti per iscriversi nel Connecs. Ma non mi pare che si sia ottenuto questo risultato.Si sente parlare di Henry Plumb. Che idea si è fatto della PRM European Lobbyst?La PRM European Lobby è un'autorevole (anche per la figura del suo presidente Henry Plumb) società di moderno lobbying che molto ha da insegnare alle nostre pur coraggiose prime iniziative simili italiane. Vorrei tanto che il nostro Paese non si facesse colonizzare da anglo-americani anche nel lobbying: la nostra tradizione di abilissimi mediatori e fantasiosi difensori dei nostri interessi dovrebbe pur sfociare in una cultura e pratica di un lobbismo di avanguardia che per ora non vedo all'orizzonte.Non le pare che in Italia stia avanzando un Lobbista impuro, portatore d'esclusivi interessi dei potenti? La non regolarizzazione giuridica porta con sè il rischio che gli interessi legittimi dei piccoli vengano fagocitati? Possiamo sperare in una legge nazionale che definisca la questione?Quel che penso è scritto nel mio libro "Lobby della trasparenza" (Centro di documentazione giornalistica - Roma, piazza di Pietra 2). Le lobby trasparenti sono vitali per la democrazia a condizione che si stabilisca una eguaglianza di opportunità e si recida qualsiasi forma di legame tra lobbismo e finanziamento della politica.Occorre non qualche timida leggina o qualche intervento settoriale. Serve una grande legge che fondi su alcuni punti chiave della nostra Costituzione non solo la legittimità ma anche la utilità sociale delle lobby. Questa legge dovrebbe prevedere una definizione chiara dell'attività lobbistiche e di coloro che sono abilitati a svolgerle presso tutte le istituzioni pubbliche, centrali o periferiche. Servono poi severe norme di incompatibilità e rigorose procedure che obblighino le istituzioni ad avere un atteggiamento negoziale ed egualitario verso i portatori di interessi trasparenti.Non credo che la classe politica si voglia spontaneamente spingere così avanti finchè non ci sarà la pressione esercitata da una moderna cultura del lobbismo che deve uscire allo scoperto e di cui ho tracciato alcuni riferimenti basilari nel mio saggio.Rimango ottimista sulla possibilità che una nuova generazione di lobbisti cresciuti non nei sottoscala della politica ma in moderne scuole di lobbying possa rompere il muro del silenzio di una cultura politica (ma anche accademica) che ancora mantiene un pregiudizio sfavorevole verso le lobby.Bisogna avere il coraggio di dire (e io lo dico in tutte le sedi e salse) chiaro e forte: "sono lobbista e me ne vanto, perchè lobby è bello e fa bene alla democrazia".

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