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A Milano, un confronto sulle nuove politiche di comunicazione dell'Europa

18/07/2006

Ecco una cronaca dell'incontro svoltosi lo scorso 13 luglio, nell'ambito del Road Show FERPI dedicato al Libro Bianco sulla comunicazione europea.

Continua il cammino del ciclo di confronti che, da aprile, Ferpi sta realizzando sul territorio nazionale per rispondere all'invito formulato dalla Commissione europea di partecipare attivamente alla fase di consultazione da lei stessa avviata con l'adozione ufficiale del Libro Bianco sulla comunicazione europea, lo scorso 1 febbraio. Una sostanziale fase di ascolto, reazione concreta alla definitiva presa di coscienza da parte delle Istituzioni di Bruxelles del divario comunicazionale che le separa dalla società civile, causando un conseguente ostacolo al riconoscimento del loro operato, un progressivo calo di fiducia dei cittadini verso l'Europa e un rallentamento del processo di identificazione in un organo sopranazionale e di creazione di una reale sfera pubblica europea. Il primo dei passi che la Commissione - dopo essersi posta internamente nuove direttive strategiche con il piano di azione del luglio 2005 - sta compiendo per arrivare a coinvolgere tutti i suoi stakeholder nel processo decisionale, attraverso un percorso di sistematizzazione della comunicazione fondata su principi comuni ma differenziata, nell'applicazione, in base alle singole identità nazionali.Dunque ascoltare, comunicare, agire.Principi richiamati anche dal titolo dell'incontro che lo scorso 13 luglio Ferpi Lombardia ha organizzato a Milano, con la collaborazione della Rappresentanza a Milano della Commissione europea e dell'Associazione Comunicazione Pubblica, e con il sostegno di Doxa: "L'Europa che comunica: promuovere l'ascolto, favorire l'azione".A confrontarsi sul tema, un panel costituito da rappresentanti del mondo della comunicazione, delle istituzioni e dell'Università, coordinato dal Delegato di Ferpi Lombardia, Filippo de Caterina (nella foto a destra, a fianco di Roberto Santaniello), che ha orchestrato il confronto aprendo i lavori e conducendo la discussione su precise tematiche di interesse.Prima fra tutte l'analisi dello scenario italiano per ciò che riguarda la percezione nazionale dell'Unione Europea, fornito da una recente indagine Doxa i cui risultati sono stati sintetizzati e commentati dal presidente della società di ricerche, Ennio Salamon. Di fronte ad alcuni dati sconfortanti relativi soprattutto alle conseguenze delle riforme legate all'introduzione dell'Euro o a quelle riferite alle politiche agricole, Salamon ha contrapposto un solido atteggiamento ottimistico motivato dal consolidamento del dato relativo alla fiducia degli italiani verso l'Unione, in crescita tra le fasce di popolazione con un più alto livello di istruzione. A dimostrazione del valore che assumeuna corretta e adeguata informazione verso cui si concentrano oggi gli impegni prioritaridell'agenda della Commissione.Un dato positivo, quello della ricerca, che Roberto Santaniello, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, spiega considerando che l'integrazione europea sembra essere inversamente proporzionale al grado di accettazione e soddisfazione delle Istituzioni nazionali. Così l'Italia, che non ricopre i primi posti delle classifiche europee in tema di fiducia verso i propri organi politico-amministrativi, rivela una volontà di integrazione e un consenso maggiori verso l'Europa rispetto ad altri Paesi dell'Unione dove l'efficienza delle istituzioni locali radica nei cittadini adesione e senso di appartenenza. E' quanto compare anche nell'intervista a Santaniello pubblicata sul sito di Comunicazione Italiana, qui disponibile integralmente.Toccando l'argomento della necessità di una identità europea, Nicoletta Parisi, docente di Diritto europeo dell'informazione e della comunicazione all'Università Cattolica di Milano, ha messo a fuoco il problema del mancato dialogo fra istituzioni centrali e società civile denunciando l'assenza di informazione della Commissione sui risultati del suo operato. Bisogna appellarsi alla duplice dimensione del concetto di libertà di espressione (fondamento di democrazia cui la stessa Costituzione europea fa riferimento) che oltre a sostenere il principio della libertà di informarsi, contempla anche il diritto di essere informati. E' questo l'aspetto che - secondo Parisi - la Commissione deve riuscire a valorizzare per erodere quello zoccolo di ignoranza che porta a fraintendere il senso e a svalutare l'utilità dei risultati delle sue stesse politiche.Proprio perché l'Europa non è "una" entità, ma piuttosto un insieme di diversità che vanno individuate e valorizzate, si rende necessario un dialogo simmetrico (attraverso la modalità "con" piuttosto che quella "a") e soprattutto un reale approccio multidirezionale dei sistemi di comunicazione che imposti il dibattito su livelli diversi, contenuti diversi, interlocutori diversi. La differenziazione dei pubblici deve essere molto nitida se non si vuole incorrere nel rischio di manipolazione della comunicazione. E' quanto affermato da Alberto Mina, Direttore della Direzione Centrale Relazioni Esterne, Internazionali e Comunicazione della Presidenza della Regione Lombardia, nel corso dell'intervento in cui ha ribadito che le linee guida auspicabili per la strategia di comunicazione che l'Unione vorrà applicare non potranno prescindere da questa segmentazione così come dalla valorizzazione dei corpi intermedi e dalla relazione operativa con i mediatori di interesse.In conclusione, Mina ha messo in luce la questione del divario tra il cittadino e quelle istituzioni che (come l'Europa appunto, ma anche la Regione fino a pochi anni fa) sono ancora percepite  come lontane e astratte. Una distanza generata da uno stato di non-personalizzazione della politica, causa prima di quel mancato riscontro nella vita quotidiana del singolo e di quella identificazione che le propaggini amministrative terminali (come il Comune) al contrario favoriscono.Al quesito posto da Filippo de Caterina se le amministrazioni nazionali giochino un ruolo di facilitazione o di freno alla comunicazione delle riforme europee, Alessandro Alfieri - Responsabile Affari europei e internazionali della Provincia di Milano - ha risposto sostenendo che esse svolgono un ruolo di amplificatore solo se il dialogo tra enti è continuo e paritario. Diversamente costituiscono un ostacolo, come si è verificato in molti casi (per es. in relazione ai problemi conseguenti le riforme legate alla globalizzazione) in cui le amministrazioni nazionali si sono trovate impreparate a dover spiegare/comunicare e applicare decisioni prese a livello centrale, provocando nella cittadinanza una reazione di rigida autoaffermazione delle singole "diversità" a fianco di un convinto rifiuto di identificazione nell'Unione Europea la quale, anche recentemente, ha pagato il prezzo della scarsa azione di ascolto preventivo e dell'esclusione degli stakeholder dai suoi processi decisionali. Per il futuro, Alfieri auspica un maggiore investimento da parte degli organismi superiori nelle specifiche funzionalità dei singoli enti locali perché incentivino la comunicazione sulle tematiche di rispettiva competenza.Elisabeth Och, delegata dell'Associazione Comunicazione Pubblica per il Triveneto, è intervenuta su sollecitazione di De Caterina in merito al ruolo della comunicazione pubblica nel processo avviato dal Libro Bianco. Sintetizzando quattro punti cardine per la comunicazione delle istituzioni di Bruxelles, la relatrice ha affermato che:- la comunicazione europea deve abbandonare il principio di autoreferenzialità a favore di una ricerca di dialogo e di scambio, passando da una comunicazione "a" ad una comunicazione "con" dove l'ascolto diventi l'elemento qualificante di tutto il processo;- l'Europa può diventare un valore condiviso se smette di essere l'unione degli Stati e diventa l'Europa delle Regioni e delle città. In questo senso i comunicatori pubblici locali giocano un ruolo fondamentale nel processo di semplificazione e adattamento delle informazioni alle singole culture locali;- la comunicazione va pianificata. A fronte di questo principio, il Libro Bianco può (e deve) assumere grande importanza;- fino ad oggi l'Europa è stata considerata come un insieme di diversità. Diversità che tuttavia sono state vissute come fonte di disparità e difficoltà e non valorizzate quali risorse portatrici di miglioramento attraverso lo scambio e il confronto delle migliori pratiche. In chiusura, Roberto Santaniello ha preso la parola per rispondere alla richiesta di De Caterina di avere un commento in merito alla percezione ancora diffusa di un'Europa identificata con la burocrazia di Bruxelles a confronto con il recente cambio di approccio strategico manifestato attraverso l'emanazione del Libro Bianco. Nel corso degli anni Ottanta - ha ricordato Santaniello - Bruxelles è stata impegnata a definire i suoi processi interni, adottando scelte precise che davano la priorità - per esempio -  alle politiche economiche, a scapito di una apertura verso l'esterno giunta poi con un ritardo tale per cui ha inevitabilmente generato criticità da parte dell'opinione pubblica.Ma la responsabilità è da condividere con i singoli Stati nazionali che - ha aggiunto Santaniello - non sono stati in grado di applicare un adeguato sistema di comunicazione che garantisse la salvaguardia dal vuoto di percezione che oggi la Commissione europea vuole colmare con azioni concrete, quali la fase di consultazione in atto.Siamo tutti sulla stessa barca - ha concluso il Direttore con un'esortazione collettiva - ora, remiamo insieme!V.P. 

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